Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.

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