La mia zingara

Fece buio all’ improvviso,
subito dopo un lampo.
Era Maggio, forse Giugno.
La stanza era in penombra e l’ odore dell’ Olona entrava dalle finestre.
Solo lei era lì, appesa alla parete.
E io.
Guardava i miei dodici anni senza dire nulla,
non un giudizio nè un’ approvazione.
Così le raccontavo di quanto mi piacesse stare lì,
dalla zia materna.
Di quanto mi piacesse scendere nel parchetto sotto casa,
dove c’ era la pista delle biglie
o andare qualche isolato più in là, da nonna.
A volte spingermi in esplorazione fino a trovare la darsena.

Ma lei non ci credeva.

La notte ascoltavamo l’ acqua dell’ Olona scorrere
e guardavamo i lampi blu elettrici che il filobus lanciava riflettersi nei vetri.
E il suo viso si illuminava di quei lampi,
pareva cambiare espressione.
A volte piangeva.
Con me.

Oggi sta in un’ altra casa e ancora non mi crede.
Così lei torna a trovarmi.
In sogno.
Per ricordarmi cosa mi sarebbe piaciuto veramente.
Per ricordarmi che era il buio la luce nella quale splendeva.

Forse è una specie di castigo.

Forse consolazione.

Forse il suo ostinato volermi bene.

Forse la sua preghiera.

Esmeralda.jpg

ANGHELOS – Piero Marras

Angeli che cantate al chiarore della luna
figli di donne morte di parto, madri senza fortuna
fateci entrare in quella stanza
dove gli anni ritornano lentamente
Anime dei grandi dimenticati
voci dei compagni sventurati
fate che la gente non sia in guerra
e si senta solo suono di pace in terra.
C’è una stella dietro questo cielo
che prova grande vergogna a farsi vedere
questa piccola stella nelle notti di gelo
esce allo scoperto luminosa e ci fa giorno.
Angeli che cantate al chiarore della luna
fiori di questo cielo color prugna
fate che ritorni il tempo in cui
questa terra era una voce sola.
C’è una stella dietro questo cielo
che prova grande vergogna a farsi vedere
questa piccola stella nelle notti di gelo
esce allo scoperto luminosa e ci fa giorno.
Angeli che cantate al chiarore della luna
figli di donne morte di parto, madri senza fortuna
fateci cantare a voce spiegata
che la voce arrivi subito in cielo e sia la più alta.
***********

Morire. Questo a un uomo non si fa.

Chiedendo venia alla Szymborska…

Morire – questo a un uomo non si fa.
Perché cosa può fare un uomo
in un appartamento dove un gatto ha lasciato un vuoto?
Guardare cercando gli angoli delle pareti.
Cercare sui mobili dove sonnecchiava.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
La sera nessuno salta dalla cuccia al letto quando ti sente arrivare.

Si sentono miagolii in strada,
ma non sono quelli.
Il posto del piattino
è vuoto.

Qualcosa qui non comincia
alla solita ora.
Nessun miagolio in cerca di cibo.
Qui c’era qualcuno, c’era,
poi d’un tratto è scomparso

e si ostina a non esserci.

foto mia (Fiocco)

fiocco2

Evoluzioni

Gas!

L’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, facile con quel rapporto di potenza – peso.
Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, lentamente.
Poi, con un brusco movimento del pollice sulla leva l’ aereo si impennò puntando dritto al cielo.
L’ altra leva, per gli alettoni, a destra per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.
Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era uno spettacolo.
Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo, di olio di ricino, di bianco.

Prima che stalli devi portarlo in posizione orizzontale, capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata.
Pochi metri, tanto per aquistare velocità e tornare a risalire verso il cielo con più potenza.
Arrivò quasi a sparire, era un puntino alla vista, nel cielo, prima dello stallo.
Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in equilibrio, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere con la gravità.
Decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal quale l’ aereo non ne esce, neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ era da preoccuparsi, l’ aveva fatto altre volte, al momento giusto e con un colpo d’ acceleratore l’ aereo ripunta dritto a terra, avanza tempo e spazio per portarlo in orizzontale, in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’ atterraggio…

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che lui le raccontava, immaginava l’ azzurro e il giallo, il rosso brillante delle ali sopra gli alberi in fondo alla pista, e poi la discesa nel verde.

Lui ne era sicuro, di quando in quando gli sembrava di scorgere un sorriso , (e il sorriso di mamma era davvero bello)  così ricominciava…

Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

ANGOLI DI PENSIERO

CARLO MOLINARI

Inchiostronerodenso

Nel cuore delle veglie della luna - Joyce

Irene Rapelli

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