Oltre le mura di Gerico

Immagina i muri
prova, è facile,
ingrigiti e pieni di graffiti
tra una noncurata vegetazione.

Immagina che non ci siano cancelli
non è difficile,
sono aperti da anni ormai,
se ne sono andati tutti.

Immagina una chiesetta,
col suo sagrato
circondato da alberi
e tra gli alberi una madonnina di spalle.

Ora immagina un bimbo
ribelle e fuggitivo,
vagabondo ed esploratore.
Troppo vagabondo e troppo esploratore.
Lui fuggiva anche da quelle mura
e un pertugio tra gli alberi lo trovava sempre.
E c’ era una una panca tra quegli alberi,
proprio sotto gli occhi della madonnina,
tra le roselline selvatiche.

Immagina ora un pomeriggio in pace,
uno dei pochi,
si stava bene su quella panca nel verde,
si scordavano i muri, per un po’ tutto era normale.
Questo è più difficile.

Ma sopratutto, che parte delle mura stai immaginando?

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La mia zingara

Fece buio all’ improvviso,
subito dopo un lampo.
Era Maggio, forse Giugno.
La stanza era in penombra e l’ odore dell’ Olona entrava dalle finestre.
Solo lei era lì, appesa alla parete.
E io.
Guardava i miei dodici anni senza dire nulla,
non un giudizio nè un’ approvazione.
Così le raccontavo di quanto mi piacesse stare lì,
dalla zia materna.
Di quanto mi piacesse scendere nel parchetto sotto casa,
dove c’ era la pista delle biglie
o andare qualche isolato più in là, da nonna.
A volte spingermi in esplorazione fino a trovare la darsena.

Ma lei non ci credeva.

La notte ascoltavamo l’ acqua dell’ Olona scorrere
e guardavamo i lampi blu elettrici che il filobus lanciava riflettersi nei vetri.
E il suo viso si illuminava di quei lampi,
pareva cambiare espressione.
A volte piangeva.
Con me.

Oggi sta in un’ altra casa e ancora non mi crede.
Così lei torna a trovarmi.
In sogno.
Per ricordarmi cosa mi sarebbe piaciuto veramente.
Per ricordarmi che era il buio la luce nella quale splendeva.

Forse è una specie di castigo.

Forse consolazione.

Forse il suo ostinato volermi bene.

Forse la sua preghiera.

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ANGHELOS – Piero Marras

Angeli che cantate al chiarore della luna
figli di donne morte di parto, madri senza fortuna
fateci entrare in quella stanza
dove gli anni ritornano lentamente
Anime dei grandi dimenticati
voci dei compagni sventurati
fate che la gente non sia in guerra
e si senta solo suono di pace in terra.
C’è una stella dietro questo cielo
che prova grande vergogna a farsi vedere
questa piccola stella nelle notti di gelo
esce allo scoperto luminosa e ci fa giorno.
Angeli che cantate al chiarore della luna
fiori di questo cielo color prugna
fate che ritorni il tempo in cui
questa terra era una voce sola.
C’è una stella dietro questo cielo
che prova grande vergogna a farsi vedere
questa piccola stella nelle notti di gelo
esce allo scoperto luminosa e ci fa giorno.
Angeli che cantate al chiarore della luna
figli di donne morte di parto, madri senza fortuna
fateci cantare a voce spiegata
che la voce arrivi subito in cielo e sia la più alta.
***********

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La specie si odia. E mi permetto di aggiungere: "A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì; altre volte di coppie sì, ma non d'amore, e è il caso un po' più ordinario". R. Musil, 'L'uomo senza qualità', Ed. Einaudi, 1996, p. 1386. Ah, a proposito di 'relazioni': SE APRI IL TUO CUORE SI TRATTA DI AMICIZIA. SE APRI LE GAMBE SI TRATTA DI SESSO. SE APRI ENTRAMBI E' AMORE

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