I giardini di Abele

 

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Hanno un mondo che avete storpiato ingannato tradito massacrato
Hanno un piccolo fiore dentro
Che c’è da chiedersi com’è nato
E cercano di amare.

Domani come ieri.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/I-giardini-di-Abele-Sergio-Zavoli-nel-manicomio-di-Gorizia-f059e43d-e324-40a7-8ae7-81cad653bdb8.html

 

Sotto la gonna

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=53242

Non importa di che colore fosse la gonna
lei la aprì all’ improvviso.
Sotto, un enorme cannone che la sparò in cielo
e c’ erano cammelli, elefanti e giocolieri tutto intorno.
E un mangia fuoco sputava fiamme sul pubblico,
seduto ai bordi della gonna.
Nell’ aria volteggiavano acrobati e note
insieme al profumo di lei.

Lei, la proprietaria della gonna,
era immensa, alta fino al cielo
con gli occhi chiusi ondeggiava la testa tra le nuvole
inzuppava le mani nel sesso,
come biscotti nella tazza del tè.
Fuori dalla gonna intanto un carrettino vendeva i gelati
da tempo immemorabile,
con gran rumore attirava la gente.

Ma sotto la gonna, sotto c’era il suo mondo
lei ci scivolava leggera
sprofondava nel suo cielo
sempre più rosso
fino a diventare un lampo.
Non era più neanche lei.

sotto lagonna.jpg

 

 

 

 

 

De André & PFM

 

Un grande Mussida alla chitarra

 

 

 

volta la carta e paga il riscatto

paga il riscatto con le borse degli occhi

piene di foto di sogni interrotti

Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria

chiama i ricordi col loro nome

volta la carta e finisce in gloria

 

 

«Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico, i “figli della luna”; quelle persone che noi continuiamo a chiamare gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Ecco, mi fa piacere cantare questa canzone, che per altro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza più bisogno di vergognarsene»

(Fabrizio De André durante il concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano il 19/12/1992)

Una lacrima sul viso

Qui, nel relax del vapore caldo di quest’ acqua
appoggio le dita sugli occhi e premo,
così, tanto per restare un po’ al buio
e immaginare di sfuggire alle beghe di questo mondo.
Roba da uomini duri eh..

E subito il buio si riempie di puntini colorati
come i chiodini dei giochi d’ infanzia
o come cristalli, che danzano, in movimento casuale.
Oh, non c’ è nessuna magia
non so la spiegazione scientifica
ma non c’ è nessuna magia.

Come tanti pixel si uniscono a fare un albero,
una casetta,
un sole in cielo che si fa subito un viso.
E c’è una lacrima sotto l’occhio
o credo che ci sia perchè me l’ hanno fatta notare
mi piace pensare che non sia un’ imperfezione dello sviluppo fotografico.
Premo ancora,
la lacrima s’ espande, si fa rossa,
piena di puntini in corsa,
la prima competizione per la vita.
Dura pochissimo, un lampo e torna subito il buio,
sono nella lacrima ora,
è l’ acqua dove sto,
dove stavo,
al caldo e al buio,
in silenzioso ascolto di un battito di cuore.

Lo so che è registrato in memoria
ma non ricordo l’ indirizzo
e poi ho questo fischio a tremila hertz
che confonde il silenzio e i battiti.
E poi l’ acqua s’ è fatta fredda,
sollevo un po’ le dita,
del buio resta solo un alone giallo,
al centro
che si allarga piano
mentre torna la vista.

Poi tornano anche le nuvole alla finestra.

m

Canzone per Alda

Forse è iniziato per caso
era così buono, e dolce
e poi se il mondo fuori era freddo e buio da far paura
lui sapeva far tornare il sole, e l’ allegria
e lei si sentiva bellissima.

Quando se ne andava però tornava notte nel suo mondo.
All’ inizio stava via poco
bastava andarlo a prendere e lui tornava.
Con lui al fianco lei era al sicuro
e non c’ era niente altro a cui pensare.

Ma un giorno iniziò a piovere
e lei non sapeva quando avrebbe smesso
non lo sapeva però le bastava stringerlo più forte,
ogni volta più forte.

Ora la bottiglia è vuota
lui non c’è più.
Lei neanche.

Spero che lì dov’è, almeno, non piova.

L’ odore della carta

Getta quel libro, è odore della carta.
Il libro appena preso nelle mani, quel libro di cui stiamo imparando il funzionamento,
attraverso cui stiamo prendendo coscienza dei processi della macchina alfabetica,
quel libro deve essere gettato via,
perché non è altro che “odore della carta”.
(Mario Benedetti)

 

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=53212

Ho un libro nelle borse della bici.
Mai finito.
Sta lì per le soste sulle rive di qualche lago
o per una panchina in mezzo al bosco
attorno allo stagno degli alberi bisbiglianti.
L’ intenzione almeno è quella
ma quando sono alla riva mi perdo nel brillare delle onde
nel profumo dell’ albero sotto a cui sto
nell’ odore dell’ acqua, dell’ aria o del legno della panchina.
La voce del lago riempie l’ aria.
E lo stesso al bosco,
nei giorni di sole l’ aria sa di resina e eriche calde
gli alberi bisbigliano piano per non disturbare il concerto dei suoni del bosco.
Non c’è lo stesso concerto ogni giorno, non ti puoi annoiare.
Non così dopo un temporale
che ti sorprende all’ improvviso.
Gli alberi allora bisbigliano forte e la musica cambia
L’ aria si fa elettrica
sa di muschio, e di funghi,
di attesa che gli uccelli tornino a cantare.

Il libro intanto s’ è inzuppato un po’
l’ odore della carta bagnata è forte ma si asciugherà.
Lì dentro ci sono altri profumi e brillii, altri orizzonti
non miei ma altrettanto belli.
Anche se gli occhi è solo carta che vedono, e inchiostro,
e i sensi sono i miei profumi, brillii e orizzonti che sentono.

Così oggi prendo la bici.
Vado verso non so
a non finire il libro.

piede

(sempre osservato da qualcuno)

mammazianonna

Della morte e i suoi inganni

Pochi gli incontri con lei,
da giovane neanche ci fai caso,
passa quasi inosservata.
Poi un giorno ti ferma a un angolo e si presenta,
ti presenta un parente, o un amico,
Giorgio, o Roberto o Adriano.

Te li mostra tenendoli tra le braccia,
freddi e bianchi, come se se li fosse presi lei.
e tu li guardi, e li tocchi..
è vero sono proprio freddi e bianchi
e allora li scuoti, e li pizzichi,
li chiami ma loro niente,
nessuna risposta.
Roberto avrebbe detto oh, che cazzo fai pizzichi?
Giorgio m’ avrebbe anche mandato affanculo..
e gli avrei detto che non sarebbe poi stato tanto male, con sua sorella..
e qui di sicuro m’ avrebbe dato un pugno.

Qualunque cosa Lei abbia tra le braccia, non sono loro.
Loro non ci sono più in quei corpi.
Lei non ha niente di loro tra le braccia.

Quello che piangi è proprio questo,
non sapere dove sono.