I nuovi Lilith

“Imagine there’s no countries
And no religion, too”

Forse non è una visione utopistica del futuro ma del passato
-Imagine Lilith living life in peace-

Quando Lilith uscì dalle acque aprì gli occhi alla luce
la terra era asciutta, accogliente e colorata
piena di alberi su cui andò a rintanarsi.
Stava distesa sui rami, a scaldarsi il sangue al sole
stava distesa e si bastava
il mondo così si riempì di Lilith
mentre gli alberi riempivano d’ ossigeno l’aria.

Un’aria così leggera, profumata e invitante che alcune misero ali per navigarla
poi braccia per scendere a terra tra l’erba
e gambe, con tutto quello che c’è ancora oggi tra le gambe.

Non era più lei, pur essendo sempre lei
ma qualcosa di più forte, per spostarsi
esseri più intelligenti, forse
di sicuro più stronzi.

E se la mangiarono.

Per questo è indimenticabile
è dentro tutti noi
letteralmente.

Guardando agli alberi sognamo i sogni che sognava.

E ci manca, costretti sempre alla ricerca del sesso.

Quotidiana spera

Non venire come sogno
ma come cosa vera
non come miracolo
ma quotidiana spera.


Questo perchè stanotte ho sognato di lei
come fa il vento quando passa tra i fianchi delle valli.

Questo perchè la valle in sogno diceva spettinami
spettinami i fianchi e l’erba e il bosco
e in fondo, mostrava due desideri già aperti e splendenti.

Ma tu non venire come sogno
ma come cosa vera
non come miracolo
ma quotidiana spera.


Questo perchè ne ho un altro qui
non è un sogno e forse
se gli canto una canzone in rosa
si aprirà.

20200627_161639

Sulla via del respiro

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=59199

 

Capita anche questo.
Esco, per fare un giro
alla ventura, a prendere un po’ d’aria
a respirare un po’
e trovo una via consortile del Respiro..

! Come fai a non seguirla
a non arrivare alla piazza della bagnante ignuda
luccicante
che si rinfresca di spruzzi al sole.

Ma è solo una tappa, un saluto
la strada prosegue
e scende a curve, e tornanti
incalzante
finchè si adagia di fianco a un’altra via.

Una via calma e lenta
piena d’alberi, dentro e fuori
e che ne imita il colore.
Gli abitanti ti vedono e si mettono in posa, per un saluto
ma il più monello si stanca subito
si volta e ti mostra il popò
affondando il becco nell’acqua
che forse ha fame.

Sono rimasto li un tempo che non so.
Risalendo poi un’altra strada diceva di un bosco
con in cima una chiesetta
e una cappella dei miracoli
con dentro angeli violinisti
suonatori di piatti e tamburi
organisti
e un bimbo in bocca a un lupo
Lei sopra
E non c’era paura per il bimbo.
E il mio miracolo l’avevo già avuto.

Sull’ultima rampa ripida

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=59188

A me capita ancora
proprio sull’ultima rampa ripida
prima del grande prato dei narcisi
di rompere la catena.
E resto lì, coi freni tirati, sul crinale tra due prati ripidi.
Per fortuna porto sempre giunti
e un cacciaspine e pinze
e un sasso lo trovi ovunque.
Certo che non è facile, sull’ultima rampa,
rimediare e ripartire.

Ma tutto questo è un ricordo
come la moto
come il tempo
in cui si potevano percorrere i crinali.
Oggi devi salire a piedi
se vuoi vedere i prati.

Eppure a me capita ancora
proprio sull’ultima rampa ripida
di restare con i freni tirati
e non ho giunti o cacciaspine nelle tasche
ma quello che c’è basta sempre,
per ripartire.

Insoddisfatto sempre

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=59167

Ma io mi fermo ancora davanti ai sogni
è vero anche che son girovago da sempre
e non so domani da dove ti scriverò.
E’ perchè son sempre in cerca
di un luogo dove i laghi fioriscono
un luogo dove i cavalli corrono in libertà
ma non è amore quello di cui ti scrivo
se no ti scriverei sempre da lì.

E invece vado in giro sotto i cieli
che ci dev’essere pure un luogo
forse dopo l’avviso del navigatore
del passaggio di frontiera
un luogo dove non vorrei arrivare mai
un luogo che poi a casa manca come non mai.

E è proprio da casa
che io mi fermo ancora davanti ai sogni
e al tuo sesso, alla tua bocca
che colorano il grigio delle strade di questa città.
E ci disegno alberi come lampioni
per illuminare il sesso,
il sesso e la tua bocca
e anche qualche nuvola a velare il rosso
del sangue che trabocca.

Ma neanche questo è amore, quello di cui ti scrivo
se no ti scriverei sempre da qui
e qui saresti sempre tu
col sesso e la tua bocca
e invece manchi come non mai.

Ma è vero anche che son girovago da sempre.

Gioielli rubati 97: Ivanna Pedretti – Mariangela Ruggiu – Catia Dinoni – Franco Bonvini – Giuseppe La Mura – Mariella Tafuto – Maria Allo – Daniela Cerrato.

..dal Cercatore di gioielli.

almerighi

Amore folle

Desidero essere solo delirio per te.
Qualcosa che febbri lunghe
trasportino nelle tue cellule,
malattia venerea che arda dentro e
si dilegui nelle tue celesti vene.
Ma la verità è che vorrei
deflagrare dagli atrii del tuo cuore,
affinché
il mio peso deserto
ti seppellisca.

di Ivanna Pedretti, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2020/06/08/amore-folle/

*

la notte passa silenziosa
lasciando un segno sui portoni chiusi
la vita cresce come sui muri le ortiche

la vita esce dalle fessure come un umido soffio
che nutre il muschio a nord, e una felce
che sembra avanzata da un altro presepe

dietro il portone, occhi di sonno
in attesa, vegliando le ore, aspettando
i sogni che portino ancora presagi

la notte ha le mani segnate, le chiude
e congiunge due mondi a metà

nel grande letto si conta fino a uno soltanto

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdlC-R-R&eid=ARADtXME6MibcMnq7jtwxlO9SX4lCwTm3MQ7kQlelMZwfMqrL6V9Mx6WodXMJX2S9bzAtx_gk9vXd0Nk&hc_ref=ARSfmr6cbRRX8vbtYgQCpiY2Ro4FVHPwAw1YMljOb-Q7tcNr2Nzu1Ro0bpJ2LJcwrV8

*

FLUSSO

Cos’altro se non confluire
con l’impronta…

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Senza certezza alcuna

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=59151

 

Non c’è certezza d’altre vite
ma vorrei nascere al lago, in un giorno di sole.
Perchè lo so che c’era il sole
anche se era una fredda giornata dicembrina.
Era la primavera di una lunga estate.

Vorrei nascere al lago per andarci a pesca
e seminare alborelle sulle rive, buone per i vermi
e imparare l’attesa.
Salirei poi per le strade del centro, che vanno alle mura
in esplorazione
per scoprire che non ho ancora visto tutto.
Poi lì imparerei a sognare, sui suoni di un canto indimenticabile,
a salire sulle stelle, scese nel lago.
Quando me ne dovrò andare qualcuno mi regalerà una chitarra,
non perchè diventassi famoso
ma perche era un desiderio
e perchè iniziassi a cantarlo,
e a cantarla nelle notti che manca.
Non c’è nessuna certezza
ma una volta diventato grande,
se mai lo diventerò,
ne scriverei
prima che finisca l’estate appena iniziata.
Sì, vorrei nascere al lago
per trovare di nuovo tutto quello avuto fin qui.