Eppure anche oggi vorrei parlar d’ amore

Se t’ amassi.

Se t’ amassi
e andassi a cercare cos’ è questo Amore
probabilmente non lo saprei mai.
C’è chi dice che è un colore,
Rosso a giorni, o blu in altri o nero.
Chi dice che ha un gusto, dolce o piccante.
Chi lo sente sotto le dita, accarezzandolo.
Chi giura d’ averlo visto brillare,
nudo e splendido.. nella cecità più buia e silenziosa.
Chi ne sente il profumo.
Chi dice che è un suono,
una musica lieve
o un battere di metal estremo
o ancora un assordante martello pneumatico che batte, e ribatte,
gonfiando i corpi cavernosi.

E così non lo saprei mai.

Quello che so oggi è che io diventerei te, e tu me.
Anche qui, ora,
mentre friggo le zucchine scottandomi un pò le dita
o perchè no, in bagno,
prima di schiarirsi le idee,
che poi son proprio quelle che ti fregano.

Che tu lo sappia o no
delle zucchine, e di tutto il resto
non è strettamente necessario
nè indispensabile all’ Amore.

Sogna

Facciamo così
tu ti alzi sulle incerte gambe e corri
io apro le braccia e ti prendo.
Ma non sarà sempre così
ogni volta un po’ più lontano,
questo è il gioco del mondo
qualche caduta è da mettere in conto,
ma niente paura,
ti rialzo.
Così quando sarò troppo lontano correrai da solo,
sicuro sulle gambe forti.

E sogna,
sogna sempre braccia sicure come approdo.
Poi,
con le tue gambe forti,
porta il sogno di me al lago quando vuoi,
quello dove ti portavo a sentire il suono delle onde sulla riva
o la breva sussurrare tra le foglie degli alberi
così che tu possa riconoscere passando, un luogo
ogni foglia d’albero ha la sua voce,
e lì ritrovare quel rifugio.

Due piccole piume

Non di questo mondo

Ero allo struscio in un pomeriggio di festa e andavo verso la stazione.
La sconosciuta invece veniva dalla stazione.
Era uno schianto, avvolta in un vestitino attillato a mezza coscia che faticava a contenerla,
tutti se n’ erano accorti, e si fermavano, e si voltavano a guardarla ma lei proseguiva fiera e consapevole.
Aveva un’ aria familiare così le andai incontro a braccia aperte dicendo finalmente sei arrivata! T’ aspettavo con ansia.
Così, tanto per provarci.

Ma lei aprì le braccia, e mi abbracciò stretto, i seni erano due cerchi contro il mio petto e sussurrò
“Ho dei compiti da svolgere ma torna proprio qui più tardi, avrò finito”.
Mi venne il dubbio che davvero la conoscessi e che forse era per quello che stavo andando alla stazione,
oppure era una gran paracula e stava al gioco per prendermi in giro.
Girai un po’ per il paese, ma il paese…

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On the road again

Il sabato era giorno di festa
c’era il mercato lungo le mura.
Delle bancarelle ricordo quelle dei giochi
e poi c’ erano anche i chioschetti delle caramelle..
ci si andava per la spesa
o per un abitino nuovo
che la sera tornava papà
c’ era sempre qualcosa anche per me.

Sta chi tacà, la diseva.
Stammi vicino.

Così, appena posso, prendo la bici e ci torno,
lungo le mura,
adesso che so la strada..

Sun chi, ga disi,
son qui,
al chioschetto per un panino
e un tè al limone
son qui in bellavista
e non mi nascondo più.
Ma è tardi.
E forse sto invecchiando
che mi ritrovo a ripetere son qui come una filastrocca
e a volte credo pure che i fioretti servano
e tutta quest’ aria fa lacrimare gli occhi ai vecchi.
Nessuno arriva sempre più presto,
così riprendo la bici e torno a casa
finchè so la strada.