Offuscamento del codice

Sta in un codice il ricordo di quando non ero
ma così offuscato che la decompilazione è improbabile
anche andando alla sorgente ogni giorno.
Sta in uno strano giardino la sorgente
un giardino d’ottobre dove l’ ottobre non conta
un giardino pieno di sole e acqua di lago
e cigni, tanti da uscire sull’ erba sotto alberi fioriti
la gioia brilla sull’acqua e danza in fiammelle di luce
io ero una fiammella
e un uomo e una donna si amano.
La sera non fa mai scuro
e c’è sempre un vento leggero tra i capelli.


Ma questo sta scritto in un altro codice
facilmente rilevabile
insieme a quello che sono
e sempre c’è un vento leggero tra i capelli.

Lo splendore del buio

“Non è quello che vedi, ma quello che non vedi”

È sul sentiero più bello, quello che imbocchi così, perchè lì vicino c’era posteggio.
E’ proprio alla fine di quel sentiero, dopo aver attraversato i boschi
tra luci e ombre, scorci d’azzurro e di sole
e dopo aver pensato più volte di tornare indietro.
È proprio lì, dove il sentiero si ferma a un cancello
che sulla destra appare,
come un inguine di roccia immerso nelle nebbie
e l’acqua cola lungo i fianchi
fino alla pozza ai suoi piedi.
E ci sono spazi immensi di buio,
tra il gomito di un ramo e il fianco della montagna
o sotto gli archi di un ponte indorato dal sole
ma di più è al punto d’incontro tra le nebbie
quella vaporosa, che sale lungo i fianchi
e quella dorata, che scende dall’ alto e dai monti.
Lì c’è un foro di buio, invitante,
coperto da una grata finissima.

-perchè molti provando a entrare hanno perso il senno-

Dentro è il mistero
fuori l’acqua sgorga a tratti, intermittente,
come spasmi dell’anima della montagna che gode.

Ma dentro è lo splendore del mistero.
Se entri in quel pozzo di buio vedi la montagna stessa specchiarsi nel lago.

Con i suoi stessi occhi vedi, appoggiato al suo corpo.

Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.

Per questo son qui

È per questo che sono qui,
perchè da bambino facevo l’indiano,
costruivo teepee sulle cime più alte e più belle della fantasia.
Poi correvo veloce
come fa il vento quando risale i pendii
accendevo fuochi e lanciavo segnali di fumo.
È per questo che sono qui
sulla cima del monte più bello che so
a cercare segnali di fumo lasciati per me
che c’è qualcuno che sa cosa mi piace
e lo nasconde tra le cose
tipo un’ombra sul monte di fronte
senza albero generante
un fiore con la corolla al cielo
o un ciclamino, quando il percorso si fa duro
(e fate i buoni, non pensate male sul duro)
un ciclamino che ti dà la sua fragile forza rocciosa.

E forse è proprio questo nocciolo che ho davanti
il nocciolo di tutta la questione
quello dove andavano a rimbalzare le frecce
quelle famose, che ancora rimbalzano
forse è nella boscaglia alle spalle
dove sta la piccola indiana che ha paura dei ragni
-ma tu non averne paura-.
Forse per questo son qui
a vedere gli idrovolanti dall’alto
e il nocciolo e la boscaglia
e a cercare la piccola indiana
che a me Sandokan e i pirati cazzuti non sono mai piaciuti
ma le perle di Labuan sì.

E forse è proprio qui come me la mia perla
a cercare tra i noccioli e le boscaglie piccoli segnali di fumo.
Con noi sempre un Angelo intimorente.

Qualcosa che non so

E’ qualcosa di prima dell’infanzia che ricordo
qualcosa che altri hanno visto
forse in un lontano e caldo Agosto, come questo
cercando ombre e frescure.
Altri che ora sono io.

E’ così che ho preso quella strada
che scendeva stretta tra gli alberi
tutta curve e ombre, partendo dalla statale a lago,
ricordando qualcosa che non so.
E’ così che ho sceso tutte quelle scale in pietra
con occhi e gambe d’altri innamorati.

E più scendevo più pesava l’ ombra
sulle cose che non si vedono
senza fatica scendevo e riposava il cuore
in forma d’acqua, brillante
e calme onde.

L’ultima scala ha una grata in ferro
va verso frontiere sconosciute, che non so
dove qualcuno mi sogna.

Chiusa. Non è ora di partire per altri lidi, ma di tornare.

(foto mia)

Laghi e altre meraviglie

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=58713

 

Quant’era bello il mio lago ieri

bello bellissimo

tanto da sembrare un quadro

e forse proprio questo era

un quadro in una stanza vuota.

Poca gente attorno

a tratti nessuno

così a chi lo dico

guarda questo è il mio lago.

E così nessuno vede i suoi sogni

danzare sull’acqua tra le onde.

Non così quest’altro lago di oggi

sperso e nascosto in mezzo al bosco

qui non viene mai nessuno

solo qualche viandante che passa

o un ragazzino a pesca d’illusioni

con la canna di ramo di quercia.

Tutto è rimasto com’era

alle spalle il solito capanno

nel folto del bosco qualcuno si dà gioia

come fosse la prima volta.

E in fondo è proprio così

che come fosse è come è se ci credi

qui gli anni non sono passati

li ricordi soltanto al ritorno

per un po’ di fatica in più a pedalare.

Qui i ranocchi saltano nell’acqua

veloci come le tue dita

due betulle si alzano al cielo

sinuose come il tuo corpo.

Una tartaruga traccia cerchi nell’acqua

e onde

ed ecco ancora i tuoi sogni.

Perchè tu sei come me

nascosta nel folto del bosco

nello spazio tra i rami ti dai gioia.

Perchè tu sei come me

sapessi quante ne ho fatte

cancellate e rifatte

che guarda sembro così ridicolo.

Così oggi ho fatto anche questa

e sapessi amore quante ancora ne farò.

Perchè tu sei qui.

E riempi il silenzio.