Io crescevo

Il lago splendeva come fa oggi nelle giornate di sole
l’acqua luccicava e aveva un buon odore
se il sole mancava, lei aveva un buon odore
io crescevo e non sapevo di lasciare segni sulle rive per me.
Forse è questo che mi porta al lago
non sapere che sto crescendo, o dimenticare
gustare i buoni odori e il suo corpo
un riflesso che brilla sulle ondine uguale a un altro già visto
segni sulle rive visti con altro sguardo.
Ma è tutta acqua già trascorsa, e io intanto sono cresciuto
quello che è stato è tutto in me.
Quello che sarà anche.

Orlo

________Seduto all’ orlo dello sprofondo
_________nel punto più in vista di questo mondo
__________con cento scatole per la meraviglia
___________e non ne bastano duecento se le rassomiglia.

Ci fosse un orlo di questo mondo
dove il tempo e tutte le cose finiscono
un posto dove sedersi a riposare
un anno, cento o mille che cosa vuoi che sia
sarebbe dentro ai suoi occhi di lupa della notte.

Da lì cadrebbe la luce
come avesse peso leggero
e sotto è tutto un lago di luce
segui le curve delle rive
ogni curva un seno, un ripostiglio
una scatola dove hai messo o preso qualcosa.

Il lago sgorga dai suoi occhi
ci vuoi andare ad abitare
in quel buio profondo di occhi di lupa.

________Per i suoi seni scatole trecento
_________per la sua schiena sui quattrocento
__________per lo sprofondo appena oltre l’orlo non ne bastano cinquecento o mille.

Splendenza

Splendente di rugiada è il campo la mattina
splendente il lago al sole obliquo della sera
altra splendenza scivola tra i seni di una donna
quello che conta è essere stato lì
anche se la rugiada evapora e il sole cala dietro i monti
la donna si riveste e se ne va.
Splendenza resta dentro gli occhi che han guardato
riemerge prepotente nella mancanza
non si tratta solo del luccicare o dello scivolare
è qualcosa d’inconosciuto e magico che non so capire.

Ritratto di fantasia

Ci sono giorni in cui la nebbia sembra salire dal lago
e le montagne sfumano, e le case, e le coste
ma non sono questi.
Questi iniziano con un chiarore leggero che entra dalle fessure degli infissi
e piano piano svaniscono le ombre notturne ai muri
la luce ci disegna altre figure attorno
come a vestire di nuovo quelle vecchie ombre.
So che fuori è guerra, e che le case svaniscono nelle nebbie e crollano
come non fossero cose sicure
qui invece la luce inganna e inventa e piano avanzano i colori.
Potrebbe sembrare sogno e sogno non è.
Sono pensieri lucidi che la luce segue, curva dopo curva
come fa la mano che appare dove non c’è
e che il sole salendo muove piano sul corpo che non c’è
l’ho detto, potrebbe sembrare sogno ma sogno non è.
Sono mani leggere di luce che danzano
sotto il pizzo delle tende
l’aria complice le muove un po’
al ritmo che io gli do.

Gioielli Rubati 188: Franco Bonvini – Lucia Piombo – Catia Dinoni – Løst Teller – Antonio Bianchetti – Laura Corraducci – Mauro Contini – Francesca Tuscano.

almerighi

Un posto buono

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Chi l’avrebbe detto che avremmo portato ancora quella croce
mentre gli angeli cadono dal cielo con le bombe
vagano spaventati tra le macerie
e non trovano rifugio nè pace su questa terra.
L’amore brucia come carne viva tra le loro mani
le madri, chiamate come non mai, non san rispondere
mancano le parole i gesti e i posti buoni
l’acqua del lago non disseta ma è solo un posto dove si potrebbe affogare.
Però c’è lei che mi cura ancora i mali di questo vivere
tra pareti insonorizzate
dovrebbero servire per non fare uscire il suono
ma oggi serviranno a non far entrare per un momento solo nessun rumore.
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di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2022/03/05/un-posto-buono/
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*
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Guarda un po’ che ti dice …
.
Guarda un po’ che ti dice questo cielo
quest’azzurro azzurro.
Quest’azzurro sfacciato- che ne sa lui delle cattiverie del tempo?

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14 Nato al lago by Franco Bonvini

MasticadoresItalia // Editore: J re crivello

20180529_221855

Sono nato al lago
all’ inizio di un lago che subito svolta dietro i monti
così che non se ne vede la fine.
Stavo a guardare gli idrovolanti alzarsi
e sparire oltre i monti,
confini della vista.
Era l’ unica uscita da prendere
e così un giorno l’ ho presa
e oltre la curva altro lago
e altre curve
e poi ancora,
fino alla fine.

Lo conosco tutto ormai
a memoria
eppure riparto sempre dall’ inizio di quel lago
prendo quell’ uscita e ripercorro ogni curva
e anfratto
ancora in cerca di qualcosa
di non visto
e inimmaginabile
che appaia oltre le curve.

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