Epifanio e i sogni

Capelli di neve

Ancora così bella,
con la corolla bianca e gli occhi da bambina.
Ti parla di un passato inventato,
del soldatino innamorato,
non ricorda che poi se n’è andato
non ricorda che ora ha un amore diverso.
Ti parla del figlio mai avuto
o delle scarpette di cristallo al ballo.
Sogna.
Sempre.

Mentre l’ anima sta nascosta, invisibile.
Forse al confine tra due mondi
forse alla casa sull’ Olona
o quella sui navigli,
forse a quella sul lago.
Sì, è lì che dev’essere, a quella sul lago
tra gli alberi nascosti dalla nebbia
nel prato velato di neve.
Ha freddo.
E l’ aspetta.
(per Mary, in un freddo agosto del 2018)

mariuccia

Teresa Wilms Montt

“E’ il mio diario. Sono io, la donna dannatamente ignuda,
io, la grande fra tutto ciò che è piccolo,
io, la bimba di fronte all’infinito…”

Teresa-Wilms-Montt-

Sono Teresa Wilms Montt
e anche se sono nata cento anni prima di te,
la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.
Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.
E’ difficile essere donne in questo mondo.
Tu lo sai meglio di tutti.
Ho vissuto intensamente ogni respiro e ogni istante della mia vita.
Ho distillato una donna.
Hanno cercato di reprimermi ma non ci sono riusciti con me.
Quando mi hanno voltato le spalle, io ci ho messo la faccia.
Quando mi hanno lasciato sola, ho dato compagnia
Quando hanno voluto uccidermi, ho dato vita.
Quando hanno voluto rinchiudermi, ho cercato la libertà.
Quando mi amavano senza amore, ho dato ancora più amore.
Quando hanno cercato di zittirmi, ho urlato.
Quando mi hanno picchiato, ho risposto.
Sono stata crocefissa, morta e sepolta,
dalla mia famiglia e la società.
Sono nata cento anni prima di te
comunque ti vedo uguale a me.
Sono Teresa Wilms Montt,
e non sono adatta per le signorine.

 

Wislawa Szymborska

 

“senti come batte forte
dentro me il tuo cuore”

 

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

(Elogio dei sogni.. Wislawa Szymborska)

bacio

 

Io faccio finta

E così un mucchio di terra diventa una montagna da scalare.

E se casco faccio una valanga

Ma se apro le braccia

posso scenderne volando.

Con una pila divento speleologo

costruisco tunnel sotto il tavolino

e ci entro.

Due alberi, un pò d’ erba e una casetta nell’ angolo

diventano un bosco incantato.

Una foresta da esplorare.

A casa poi, sotto la tenda,

posso anche farti un caffè.

Che non si vede.

Io faccio finta,

ma tu credici davvero.

Chi non ha mai seminato un’ alborella?

Puoi seminare quello che vuoi, un sorriso, una speranza, perfino un desiderio. Se li curi e se li meriti ne raccogli molti di più.
Io da piccolo seminavo alborelle, nel tardo pomeriggio, quando iniziava a calare il sole e il lago indorava ed era l’ ora di rientrare.
Dopo aver arrotolato su un rocchetto il filo attaccato al ramo da pesca e nascosto il tutto in qualche cespuglio ne seminavo una sul prato, tra il lago e il monumento ai caduti.
Non è che ne volessi molte di più, anzi, i frutti erano tutt’ altro.
Ed erano dolci, più precisamente un cartoccino di caramelle comprate con le dieci lire date da mamma per i cagnotti che invece avrei trovato l’ indomani sulle rive del lago.
Poi si rientrava succhiandole, non senza passare dallo zoo, a guardare le scimmie dal culo rosso e dai gesti osceni, così, tanto per una risata.
E ancora oggi se vado al lago davanti al monumento c’è il prato delle alborelle sotto l’ asfalto.
E appena fuori dai giardini uno zoo invisibile.
E’ vero, oggi ci passo fumando una sigaretta ma ri-vedo le stesse scimmie dal culo rosso.
Così tanto per una risata.