Anima nel vento

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La notte,
dopo che il giorno s’è spento
lentamente nella sera,
lei esce da questa stanza,
silenziosa.
Non serve rincorrerla
ti mostra tutto quello che vede.

Eterea e impalbabile come il pensiero,
scivola sul vento della notte,
vola attraverso boschi e laghi
o sopra le luci della città,
entrando in altre stanze
mentre in questa un’ altra presenza vola.

Io la conosco,
l’ anima mia.
Si stacca come fuggendo da questo mondo
come se andasse a un furtivo appuntamento,
con altre anime in volo.
Tornerà al mattino,
senza dare spiegazioni,
riconsegnandomi a questo mondo.

Ogni giorno,
finchè un giorno,
stanca,
si scorderà di tornare
e resteremo là, nel vento.

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Dopo i sogni
apro gli occhi al giorno
Sole nascente

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Una piccola cosa

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=51926

E’ una cosa piccola, l’ anima,
credi che che abiti il corpo.

Invece è là fuori,
in qualche luogo.
Forse nella mente di una ragazza
che fece oplà un giorno
oplà e un bacio
oplà, un bacio, un salto e un girotondo.
E tutti giù per terra.

A volte è al bosco,
in cerca di una radura,
di un’ angolo d’ azzurro
da cui aprire le ali al volo,
e salire verso la colma dei narcisi.

Ma quando sta dietro ai vetri dei tuoi occhi osserva il mondo
osserva gli alberi curvarsi al vento
e il cielo, e le nuvole baciarsi.
E’ lei che te lo fa notare.
Non so come fa
ma è da questi occhi che si guarda apparire in angolo di cielo
volare radente tra gli alberi
e salire veloce ai narcisi.

E’ una cosa piccola, l’ anima,
solitaria e sempre un po’ bambina.
Non le importa del tempo
o di quanti anni hai dietro quei vetri
come quegli alberi
che si baciano
lucidi di pioggia
e che non sanno la loro età.
Puoi averne tredici o diciannove
quaranta o sessantasei.

Si nasconde tra le righe l’ anima
ma se qualcuno crede di vederla,
lì tra le righe,
tu dì che non è vero,
e non sbaglierai perchè è la verità.
Sarà già altrove
per un altro giro.

E’ una cosa minuscola, l’ anima.
E’una piccola scintilla d’ infinito vagante.

Lei guarderà tutto questo fiorire e sarà felice

Eppure era vero.
Dopo la chiamata
la corsa in auto, sotto un cielo scuro
(forse si son sbagliati)
e quella per le scale
(vedrai che si son sbagliati)
la camera era vuota
e lì non c’era.

Il poco calore rimasto
convertito in gelo.
Solo un’ infermiera
a indicare la via,
di là,
attraversando i dormienti
e poi giù fino ai sotterranei.

Ma neanche lì c’era
sotto il lenzuolo bianco
solo un corpo nudo.
Le ho toccato la fronte
non c’ era traccia dell’ antico calore.

Poi, il giorno dopo,
l’ han chiusa in scatola
con un attrezzo ronzante insopportabile.
Sentirlo le fu risparmiato.
Ma torneranno ancora le foglie sugli alberi,
dopo che il vento che fa i capelli bianchi le avrà strappate
d’ un colpo, piegando gli alberi a terra
che per rialzarsi le avranno lasciate cadere.

Forse non domani ma torneranno,
giovani e verdi spunteranno improvvise,
e gli uccellini torneranno a farci il nido
e a cantare.
Daranno ombra al sottobosco
dove nasceranno i bucaneve
e poi le gialle primule
e tutti gli altri fiori.

Anche gli alberi fioriranno
e le api inizieranno il loro lavoro
per addolcire il sonno ai bimbi.
Il cielo sarà ancora azzurro.
E lei dall’ quell’ azzurro guarderà tutto questo rifiorire e sarà felice.

La piazza in riva al lago

Sembra una normale piazza
come ce ne sono tante in molte città.
Sulla sinistra, guardando verso il lago,
una fila di portici e caseggiati antichi.
Sulla destra il Duomo.
Al centro passeggiano i piccioni,
che nei pomeriggi di sole
puoi rincorrerli, buttargli il riso,
e vederli svolazzare a destra e a sinistra.

Oggi è molto cambiata
ma è diventata magica.
Seduto su una delle sue panchine guardo un bimbo,
che rincorre i piccioni,
e a sinistra, sotto i portici, ce n’è un’ altro,
armato di spago e calamita che pesca monetine nelle grate davanti alla Standa.
Da destra ne arriva un altro,
pedalando veloce sulla sua biciclettina,
poi alza le gambe e si lancia nel lago esondato fino ai portici.
Poco più avanti c’è un ragazzo che entra al Mantovani,
a cercare nuovi pezzi per un plastico.
E arriva anche un furgone della lavanderia,
si ferma a scaricare proprio davanti al negozio, in un ristorante,
poi fa scendere il figlio e entrano insieme nello stesso negozio.
Li guardo da sotto i portici,
lo vedo uscire quel figlio, cresciuto, e con un figlio suo che tiene in mano un aeroplanino.

Ma la magia più grande è che proprio in fondo,
sulla riva del lago,
ci siamo davvero..
Tutti e tre.

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L’ odore dell’ Olona

Non si sente più a Milano.
Non si sente più come una volta quell’ odore
affacciato al balconcino della stanzetta
condivisa con la zingara che mi guardava dormire dalla sua parete.
Da quel balconcino potevi guardare l’ acqua scorrere lenta per ore,
seguendo un legnetto
dall’ apparire allo sparire.
Oggi, al suo posto c’ è un grande parcheggio,
e traffico,
solo i lampi azzurri delle filovie non sono cambiati.
L’ azzurro dove appariva e spariva la zingara
consolatrice delle notti.

Poi un giorno, girovagando fuori città trovi un ponticello sull’ alzaia,
nei boschi, sopra l’ Olona.
E un pò lo senti.
E la zingara è ancora lì a guardarti,
dall’ azzurro che intravedi tra le nuvole.
E ti accorgi che non scrive di te quel cantante famoso
quello che sembrava sapesse tutto della tua vita.
E neanche tutti quei poeti e scrittori e registi in cui ti ritrovavi.
Che ne sanno loro della tua zingara.
Lei è ancora lì.