Parole

Ah, le parole,
prendine alcune gialle, dorate e piene di semi
sistemale su un foglio, bene in ordine
e un pò di quelle rosse, ardenti
insieme sono una miscela esplosiva.
Non scordare quelle azzurre, acquose a volte, e leggere
tra di loro ci stanno anche le bianche
soffici e vaporose come pizzi di nuvola.
Puoi metterne qualcuna nera, che svolazza qua e là, quasi obbligatorie sotto il pizzo bianco
come pure quelle color nostalgia, diverse per ognuno.
E quelle dolorose? Solo un pizzico
continua e mettine più che puoi, finchè colano dal foglio
potrebbe uscirne un arcobaleno, o una poesia, o forse solo una canzone
se non fosse per il verde speranza
si vede troppo che non c’è.
Ma metto sempre un po’ di rosa ciclamino raccolto lungo la via
il foglio è blu notte e il rosa ci sta bene.

Lupa di luce e ombra

Sai quelle pozze di luce che fa il sole a terra passando tra le foglie al bosco?
La penombra intorno come un velo magico e scuro che confonde le cose
questo m’ha mostrato dalle sue segrete stanze
questo sono le sue segrete stanze
boschi incantati della mia fantasia.
In quel segreto velo la lupa della mia fantasia danza
dettagli di lei appaiono e scorrono nelle pozze di luce
sembra sospesa, le zampe affondate nel velo magico e scuro
come anche il seno, per gravità terrena
per sesso un ciclamino rosa chiaro.
Poi si fa chiaro il velo scuro in sogno
prato di margherite
nascosto tra gli alberi l’ho vista infiammarsi di sogni la mia lupa
stendersi nel bianco e accendersi piano piano sospirando.
Qua però mi sveglio sempre
forse arriva un cacciatore che la fa fuggire
forse vuol dire che la devo risognare.

La ragazza

La ragazza è venuta da me
in una notte lontana
la ragazza è venuta da me e si è adagiata negli occhi.
La ragazza è venuta qui
e somigliava all’ infanzia
furono giochi e canti, e sembrava felice.
Le ho detto spogliati e guardati
non è quella la tua poesia?
La ragazza adesso è scritta nel sangue
negli incroci di vene sulle mani.
Certo si può descriverne le curve dei i seni
e dei fianchi,
le gambe lunghe affusolate
e quel sedere che porta in giro
certo che lo posso descrivere, anche senza guardare.
La ragazza stava ritta e altera
quasi arrogante allo sguardo
posso chiudere gli occhi e ripassare a memoria tutte le curve,
e accarezzarle ancora, e ancora , e ancora
perchè era la poesia.
La ragazza ora dorme, in qualche luogo là fuori
è da che lì si espande ovunque
ovunque c’è da sognare
ma è quieta qui al centro del cuore.

…come in una mia vecchia canzone…

Appena sotto il seno

Con la testa sul grembo,
è così che cancellavi i dolori improvvisi
alla testa, ai denti
alle orecchie per il cambio di pressione
scendendo le curve della Serravalle
sui sedili di una seicento in festa.
Carezzandomi i capelli.

E’ così che ancora ritorni
ad accarezzarmi i capelli
a ogni dolore improvviso.

Incerto

È sempre tutto così incerto
anche se di certo sembrerebbe che la vita ti frega quando sei felice
un giorno vai al mare
fai i preparativi e già li vedi i giorni belli
la gioia e le risa dei bimbi
e non sai cos’hai visto perchè quei giorni non arrivano.
Di incerto c’è il vederli ancora.

Dove non son mai stato

Ci sono posti che pare di riconoscere
come quella vecchia casa all’ angolo
proprio all’ incrocio con le rotaie
e con alberi nudi attorno
che hanno dita nel profondo azzurro.
Lo steccato in cemento ferroviario,
l’ intonaco scrostato
le persiane secche e screpolate dal sole
tutto sembra dire che lì sei stato bene
e che c’era qualcun’ altro lì.
Qualcuno che ti aspettava alla finestra,
ti guardava attendere fermo al passaggio a livello
e poi attraversare i binari fino a quella casa,
non ti chiedeva come mai ci hai messo tanto
e la stanza era un rifuglio, una tana.
Lì qualcun’ altro stava bene aspettando nuda nel rifugio.
Ma non sai perchè, non ricordi l’ interno della casa
gli alberi guardati dalla finestra,
il rumore dei treni, la notte nella stanza semibuia,
o quello delle auto all’ incrocio
nè i visi e le voci.
Lì è un posto dove eri stato, ma non in questa vita.

Malinconie improvvise 2

Non è tanto per le cose o i tempi andati
svegliarsi la mattina arzillo e correre fino a stancarsi verso sera
invece di svegliarsi già stanco.
Nè per i viaggi, i balli, i concerti o il lago.
Neanche per il cortile assolato della caserma la mattina.
Ecco, solo un pò per l’alzabandiera mattutina.
Come dice quel mio mico nell’intercalare dei discorsi
“eh bagai, a l’è dura aveghel mol”.