Desideri

Sapessi scolpire, ti scolpirei
in marmo o pietra, esagerando le forme.
Sapessi dipingere, ti disegnerei, ti farei quasi vera
Se fossi vera ti farei e basta.
Se fossi un vero poeta ti scriverei parole sul corpo.
Ma so solo chiudere gli occhi
e immaginarti di marmo vivo
farsi d’ oro, aprire le braccia e correre al sole,
immaginarti fatta di gocce d’ acqua brillanti.
Disegnarti una cornice dorata
e pettinarti i capelli con movimenti lenti
nelle tue stanze figura danzante controluce.
Vera più del vero.
So desiderare.
Questo sì.
E ti desidero.

design

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E’ stata qui

Forse non è così che funziona
e la mia è solo una città come un’ altra
coi suoi monumenti,
e strade come in tutte le città.
E il mio è solo un lago come un altro
con sentieri che salgono ai boschi,
con rive dove fermarsi a riposare ascoltando l’ acqua.
E questa stanzetta in penombra è solo una stanza in disordine
e piena di fumo
con i soliti quadri alle pareti.

Forse non è così che funziona
forse non vogliono dire niente
tutte quelle bellezze artistiche e i paesaggi.

Ma lei è stata qui, almeno per un po’
non importa quanto
secondi minuti o anni
e ha visto tutto questo
e l’ ha cambiato tutto questo
facendone il mio mondo
dove è ancora qui
ha solo cambiato di stato e di forma.
Solo per me.

Nocciolo

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=54725

 

Sono quello che ho intorno,
non chiamatemi poeta
o musico o altro.

Se vado così spesso alle rive di un lago
è perchè lì sono acqua che va
sono la Breva che increspa la superficie
o l’ acqua calma e scura, e profonda.

Sono i sentieri che salgono a Brunate
col muschio tra i ciottoli,
e alla colma non so più che anno è
o quanti ne ho io
sono il bimbo in eterna fuga,
col motorino troppo grande.

Sono il bimbo con l’ arco e le frecce,
a caccia di ragni,
che, attenta!,
qui ce ne sono molti.
Sono il ragazzo che guarda le nuvole dall’ alto..
con le mani sporche di grasso di catena.
Sono il vecchio che adesso ascolta un suono di armonica lungo il sentiero
e sente i fili d’erba suonare tra i narcisi.
E alla colma c’è sempre mamma che prepara il pic-nic,
e sorride,
perchè le rubo il plaid
per un rifugio sotto il nocciolo.

In realtà non ricordo che albero fosse,
ma una copertina e due seggioline ne facevano un rifugio
insieme alle foglie rigogliose,
un posto dove tornare sudato dopo le corse ai narcisi
sul grande prato
o dopo un giro nel bosco, in cerca di muschio e ciclamini
o se iniziava a gocciolare.

Ma sì, era proprio un nocciolo
se ne sente ancora il profumo
nei giorni favorevoli.

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Venere delle mille pose

Quella statua,

quella che dal suo piedistallo mostra seni marmorei

quella che hai fotografato mille volte

girando attorno

per mille uniche pose.

Quella che hai desiderato si muovesse

e sollevasse un po’ i seni, verso il cielo

reclinando il capo.

L’ hai filmata, 25, 30, o anche 60 pose al secondo

tutte uniche e inamovibili.

Poi un giorno, forse una notte, lo fa

scende sinuosa dal suo piedestallo e lo fa,

tutto quello che avevi già sognato.

La mattina dopo ti svegli.

E aspetti sera.

Con gli occhi di tutti

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=54673

 

È proprio dove finisce il lago che inizia il sentiero per i monti

e tu lo imbocchi,

che non ti basta e il lago vuoi vederlo brillare dall’ alto.

E il sentiero si dirama, nei boschi

e segui orme e segni, una macchia di colore, un’ albero già visto,

fino a dove uno spazio tra gli alberi mostra il lago.

Brilla davvero da lì

e allora ti accorgi che non sei solo

hai gli occhi di tutti quelli passati di lì,

dell’ eremita che lo guardava da quella finestra

e dei viandanti saliti per lo stesso motivo

viandare.

E il lago è ancora più bello con gli occhi di tutti.

Poi prosegui oltre,

come fai a scegliere un posto dove restare?

Ci sono mille altri posti dove tornare.