Meravigliosa incantatrice

M’incantano i pezzi della sua vita che ogni tanto arrivano fino a qui
l’intima fiamma che brucia eterna dentro lei sotto quel che vedo
solo l’ombra di quella fiamma scotta più del sole e mi tiene sveglio
mentre io vorrei dormirle al seno, e al ventre, e come falena bruciare un po’ di più.

All’àncora

A volte mi ritrovo al centro di una piazza
la solita, quella davanti al lago senza tempo
fermo, le case attorno avvolte e svanite nella luce
la gente sfumata verso il lago
come spinta da un vento che non è vento ma tempo che passa
e io mi aggrappo e mi àncoro a qualcosa che è solo dentro me
e ancora resiste.

Colpi d’onda

Conoscevo un ragazzo un tempo
che non avrebbe esitato nenche  un  momento
per venire a cercarti, e trovarti e poi scoparti
fosse solo per vedere l’effetto che fa
certo non è la cosa più importante
ma è curiosità di quell’età.
Conoscevo quel ragazzo
ora invecchiato a furia di sognare
se chiude gli occhi adesso lo sente l’effetto che fa
e ancora non è la cosa più importante
come sapere l’effetto che ti fa.
E non è arco d’arcobaleno in cielo ma inarcata schiena
non di lago curve ma di donna
non bosco scuro e folto il nero nella valle
nè vela sul lago oltre il bosco ma labbra da baciare
non di vento quei sospiri
non di onde umide del lago della sera il suono.
Questo sente dietro al buio, con le mani sui tuoi fianchi
colpi d’onda sulle rive.

La mia rossa

L’ ho incontrata in giro per Milano,
era il ’69 e si presentava bene
bella, giovane, rossa e con tutte le curve al posto giusto.
Sapevo che era un pò cattivella e graffiante quando voleva
ma è così che la volevo.
Sapeva anche esser dolce se la trattavi con dolcezza
E era un piacere accarezzarla.
Il tempo però è inclemente,
anche se le curve son sempre lì
i suoi segni si vedono.
I primi leggeri, bastava un pò di crema a farli sparire
poi sempre più profondi
ma le davano un’ aria “vissuta” e il temperamento era sempre uguale.
Forse appena un pò più cattiva con l’ esperienza
E sempre bella.
In fondo anche per me il tempo è passato e anch’io ho i miei segni
ma lei è sempre la migliore.
Non cambierei la mia ragazza del ’69 con nessun’ altra.

once upon a time

l’era del wi fi

Akua dulza

Basta poco
nelle sere di pesca al lago,
perchè questo sparisca.
Una nuvola che copre la luna
e l’ acqua si fa invisibile agli occhi
resta solo il suono delle onde su questa riva
e la luce di una casetta sull’ altra.
Poi anche quella si spegne
colta dal sonno.
E’ allora che l’ anima si sperde nel buio
senza più confini.
Nel mormorio dell’ acqua dolce che la culla.

Sulla foranea

Nel sogno sto sulla foranea
l’acqua s’infrange sulle mura spinta dal un vento del nord
e la scavalca, mi inzuppa
mentre al largo vele bianche e nere tentano il rientro
poi il cielo si fa scuro e il vento freddo e contrario
e soffia forte, e non è carezza o bacio
e lampi cadono nell’acqua giocando al tirasegno con le vele
e l’acqua è schiuma, e spuma e forza, e io balocco.
A questo punto dovrei svegliarmi, ma invece no.
Forse sono davvero lì nel sogno
su quella diga dove sono stato tante volte senza più tornarci davvero
e mamma è su al faro che guarda il lago dall’alto
guarda le sue vele al vento e muta apre la bocca come a respirare
forse parla al vento, forse è il vento
mamma, che ha sempre saputo essere molto convincente con le parole buone.
Ma il cielo ancora ogni sera si fa scuro
e io sto sempre lì, sulla foranea,
poche vele ancora al largo.

L’indicibile lei

Lei è qualcosa che sta lì per me
e splende
e così forte è la voglia di toccarla
che riporta alla mente antichi detti
“guardare e non toccare”.

_(anche se mamma aggiungeva sempre “è una cosa da morire”
_ che Mamma era come me,
_ davanti a una torta appena fatta, con sopra panna e ciliegine, diceva
_ guardare e non toccare
_ poi prendeva una ciliegina affondando le dita nella panna
_ e faceva un cenno, come dire che aspetti?
_ E ci leccavamo le dita.)

E’ qualcosa che passa tra i rami spogli e le poche foglie
insieme alla luce
qualcosa che disegna ricami a terra, nel sottobosco
e se allunghi la mano la tua ombra nasconde i ricami.
Non è solo il nome dicibile della Luce
ma credo che sia femmina,
come poche, forse nessuna
da leccarsi le dita.
Viene dall’io più profondo.

Piccolo bosco dimenticato

Tra la siepe e le mura c’era una volta un pezzo di terreno incolto
un piccolo bosco nascosto dimenticato dall’asfalto e dai rumori
quasi non si vedeva l’ ingresso nella siepe
ma in un punto le foglie cedevano, e si aprivano
e dentro gli alberi erano così folti che potevi dimenticare il cielo
e farne uno nuovo ogni giorno.
Entrarci era sogno
perchè c’era il sogno in quei giorni
dentro potevi essere dimenticato o dimenticarti
diventare un pirata o un indiano
costruire capanne di liane di sambuco
base di partenza per esplorazioni e caccia di tesori.
E gli alberi ti riconoscevano e ti coprivano
complici chiamavano a raccolta gli uccelli più esotici
per un canto indimenticabile
solo la voce che sapeva il tuo nome dimenticato poteva chiamarti
allo scurire della luce.

C’è oggi lungo le mura una panchina in bellavista sull’ asfalto
dove si siedono con me indiani e indianine, pirati e principesse
a seconda del sogno del giorno
perchè lì c’è ancora il sogno.
L’albero che gli fa ombra mi conosce
e chiama a raccolta gli uccelli più esotici
e puoi ancora dimenticarti ascoltandoli.
E’ sempre lo scurire della luce a chiamare
che non ho orologio
ma solo lo scurire della luce
i passanti non sanno il mio nome.

Una piccola splendida cosa

E’ una piccola cosa.
E’ una cosa piccola l’anima,
tu credi che abiti nel tuo corpo
e invece è fuori, in ogni luogo.
Forse anche nella mente della ragazza
che fece oplà un giorno
oplà e un bacio
oplà, un bacio, e un salto
e poi una giravolta
e poi tutti giù per terra.
Ora la ragazza è al bosco, con la mia anima
cercando radure e fresco e un’ angolo d’azzurro tra i rami
per aprire le ali al volo
salire su fino al prato dei narcisi e oltre.

Solo a volte sta dietro ai vetri dei miei occhi l’anima
e da lì osserva il mondo
osserva gli alberi, che si curvano al vento
e il cielo, e le nuvole che si baciano
e non so come succeda
ma è sempre dai miei occhi che si guarda aprire le ali al volo in angolo di cielo
volare radente tra gli alberi
scendere al lago
e risalire veloce ai narcisi e oltre
ma è dai suoi che mi vedo tra gli alberi scendere al lago
per poi risalire veloce fino ai prati dei narcisi e oltre.

E’ una piccola cosa, l’anima,
solitaria e sempre un po’ bambina
non le importa del tempo o degli anni
come quegli alberi che si baciano
lucidi di pioggia
e non sanno la loro età.

Si nasconde tra le righe di una poesia
o nelle rughe tra i seni o del viso
ma se qualcuno crede di vederla lì tra le righe,
tu dì che non è vero e non sbaglierai.
perchè è già altrove
per un altro giro
un altro oplà e un altro bacio.

E’una cosa minuscola, l’anima.
E’una piccola scintilla d’infinito vagante.