So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perchè un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo lo sfondo.

Devi solo credere che esista,
e che di nuovo si farà trovare
facendosi subito introvabile
per poter così rifiorire.

Perchè non è in quel mondo l’introvabile
né in questo.

È nel credere, con fede.

Autunm Dream

Se ne sta distesa a cavallo delle stagioni la ragazza
tiene i capelli ancora nel caldo biondo dell’estate
i piedi già svaniti nei corti e scuri giorni
in mezzo a rossi accesi e foglie d’oro sui seni gonfi.

Se ne sta distesa come una dea dell’abbondanza la ragazza
le curve, i seni, i fianchi come cesti di frutta matura e piena
l’ombra che avanza splende e risalta tutto il corpo
come un contrasto, una definizione naturale.

E più scurisce più avanza il caldo buono
quello che ha in fondo all’inguine
l’inguine che si fa rifugio.

Sarà che a me il buio ha sempre fatto un po’ da rifugio
che lì forse non mi vedono
forse stasera non verrà.

Venisse almeno la ragazza in questo scuro che avanza anche qui
qui dove lei è idea, il sogno, la dea
la sicura via per entrare in questo splendido autunno.

Di marmo vivo inamovibile

Ci sono statue che dicono sian di marmo vivo,
per le ombreggiature,
per le dita affondate nel marmo come fosse morbida carne,
per le velature, che sembra ci si possa soffiare.
Ma hai voglia a soffiare
e allora c’e chi gli ha scheggiato un ginocchio
che non si è mosso
e chi ha continuato fino a farne un usignolo
Muto
e con qualche altro colpetto
farne ghiaia da vialetto.

Ma la notte torna prepotente il canto
oltre il velo che non riesci a soffiar via.

Lo splendore del buio

“Non è quello che vedi, ma quello che non vedi”

È sul sentiero più bello, quello che imbocchi così, perchè lì vicino c’era posteggio.
E’ proprio alla fine di quel sentiero, dopo aver attraversato i boschi
tra luci e ombre, scorci d’azzurro e di sole
e dopo aver pensato più volte di tornare indietro.
È proprio lì, dove il sentiero si ferma a un cancello
che sulla destra appare,
come un inguine di roccia immerso nelle nebbie
e l’acqua cola lungo i fianchi
fino alla pozza ai suoi piedi.
E ci sono spazi immensi di buio,
tra il gomito di un ramo e il fianco della montagna
o sotto gli archi di un ponte indorato dal sole
ma di più è al punto d’incontro tra le nebbie
quella vaporosa, che sale lungo i fianchi
e quella dorata, che scende dall’ alto e dai monti.
Lì c’è un foro di buio, invitante,
coperto da una grata finissima.

-perchè molti provando a entrare hanno perso il senno-

Dentro è il mistero
fuori l’acqua sgorga a tratti, intermittente,
come spasmi dell’anima della montagna che gode.

Ma dentro è lo splendore del mistero.
Se entri in quel pozzo di buio vedi la montagna stessa specchiarsi nel lago.

Con i suoi stessi occhi vedi, appoggiato al suo corpo.

Signorina Fantasia

Saremo ancora sorpresi
lo so
dalla vita che corre sempre più veloce
in quest’età dove un anno ne vale almeno dieci,
troveremo un posto magico, appena oltre il ponte,
e lampi di luce per attraversare le notti.
Filtrerà la luce dall’ alto attraverso le foglie
a illuminare questa vita che scorre.

Come l’ acqua scorre
e come l’acqua lucida le pietre e la pelle
e poi in questa vita c’è lei, lei che ha reso le notti più belle
lei che come l’acqua scorre, limpida nelle mie fantasie più belle.

Lei che ancora sorprende, filtrando dall’ alto attraverso le foglie
portando in dono proprio quelle mie fantasie più belle.

Sospiri

Potrei portarti dentro i sogni miei
e farti vedere te, come non ti sei vista mai
ma ho come l’impressione che invece sei
sei proprio la sostanza di tutti i sogni miei.
Come se avessi sogni già sognati tante vite fa
che tornano con te anche in questa età.
Così stanotte sognerò
sognerò di sentirti sospirare
al tocco delle tue mani morbide sentirti sospirare
sognerò di ricoprirti il corpo
con dolce miele d’api buono da mangiare
sarai così lucida e brillante.

E lì sarai Vera
perchè non c’è posa che io possa sognare
né cosa che non sia accaduta già.

Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.

Con le stesse mutandine rosa

Ma questa non è mica la canzone di battisti
dov’erano tormento vivo per i soliti clarinettisti
questa vuol essere una canzone molto più gioiosa
e non importa neanche che il colore sia il rosa.
Che poi il nero non è certo meno femminile
ma il bianco è più visibile e trasparente come l’ acqua al fontanile
e vuoi mettere l’ azzurro di una passante sconosciuta
che si siede alla panchina con le gambe spalancate
il giallo poi dell’ inchinata mostra il nido
e ferma il sangue anche alle ferite più profonde.

Ma in fondo poi, e l’ho gia detto, non importa tanto il colore
importa che ci sia una certa gioia nel voler essere mia.

Ma per questo dovresti tirarle via.

Qualcosa che non so

E’ qualcosa di prima dell’infanzia che ricordo
qualcosa che altri hanno visto
forse in un lontano e caldo Agosto, come questo
cercando ombre e frescure.
Altri che ora sono io.

E’ così che ho preso quella strada
che scendeva stretta tra gli alberi
tutta curve e ombre, partendo dalla statale a lago,
ricordando qualcosa che non so.
E’ così che ho sceso tutte quelle scale in pietra
con occhi e gambe d’altri innamorati.

E più scendevo più pesava l’ ombra
sulle cose che non si vedono
senza fatica scendevo e riposava il cuore
in forma d’acqua, brillante
e calme onde.

L’ultima scala ha una grata in ferro
va verso frontiere sconosciute, che non so
dove qualcuno mi sogna.

Chiusa. Non è ora di partire per altri lidi, ma di tornare.

(foto mia)

Bimbi piumati

Tu guardi al cielo,
come a un foglio azzurro e pieno di macchie bianche
e magari puoi anche scriverci sopra una poesia
che dica della bellezza.
O farci un disegno
che dica del volo di quelle minuscole rondini
che hai notato nell’ angolo più a destra
e che giocano, e si rincorrono.
Guarda!
Dici al bimbo che osserva lo stesso cielo.

Ma lui non ti sente
non ti ascolta
lui le ha già messo le piume
e vola, come rondine
immerso nell’ azzurro immenso dietro le nuvole.
Lui è rondine e nuvola e cielo.
Ha negli occhi il sole.
E niente lo può tirare giù.

Lui è la bellezza.