Tutta di rosa avvolta

Così la guardo, tutta di rosa avvolta
e mentre guardo il sogno si fa sempre più reale.
Potrebbe chiamarsi Desideria, o Dama rosa
attrice dei porno più audaci
oppure Rosaspina, ballerina casta di fiabe antiche.
Amante degli specchi
dolcissimi quadri delle mie fantasie
volteggia tra le tende
come una bambina
poi ne esce come fiera
armata di straziante bellezza
con coda di lupa o d’unicorno.
C’è solo lei per qualche attimo
quando si stende sopra i letti bianchi
aperta come un regalo
o ancora da scartare, da intimi rosati e nastri rosa
dolce compagna e amante in sogno
certo anche lei non è di questo mondo.
S’erge, dominatrice splendida come una poesia
nel sogno è come vera
guerriera mi uccide di bellezza e poi se ne va
ma è solo una piccola morte che male non fa.

La casa ai bordi del tempo

Sta come appoggiata al bosco, la vecchia casa dalle finestre chiuse
proprio in fondo al grande prato, dove nei pomeriggi di sole giocavano i bimbi.
Sta, come in attesa, avvolta nelle nebbie che si addensano vicino agli alberi
vecchia colonia estiva ricorda le risa, e i giochi
solo qualche vecchio passa, guarda, e prova a giocare ancora su quel prato
e non gli importa di sudare, la casa ride un po’, come il vecchio
esce anche un po’ di sole, prima di tornare ognuno alle proprie nebbie.

Un piccolo quadrato di cielo

MasticadoresItalia // Editore: J re crivello

By franco Bonvini

La torre d’ingresso alla città vecchia è a cielo aperto
seduto sui gradoni interni della base si vede il cielo
da lì ci piove dentro il sole o l’acqua e il vento
e il tempo andato che si affaccia in quel quadrato non è mai spavento.
E’ un piccolo rifugio, certo non dalle intemperie
forse solo dal tempo che ancora passerà.
Poi verso sera s’alza un suono, una vibrazione o un desiderio
passano luna e nuvole in quel quadrato blu
come se fosse schermo e come se ci fossi tu
perchè le cose restano anche dove non sono più
e crescono, e invecchiano, e forse quelle nuvole sono i capelli bianchi che ora avresti tu
e quel suono la tua voce che non ricordo più.

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Un piccolo quadrato di cielo

La torre d’ingresso alla città vecchia è a cielo aperto
seduto sui gradoni interni della base si vede il cielo
da lì ci piove dentro il sole o l’acqua e il vento
e il tempo andato che si affaccia in quel quadrato non è mai spavento.
E’ un piccolo rifugio, certo non dalle intemperie
forse solo dal tempo che ancora passerà.
Poi verso sera s’alza un suono, una vibrazione o un desiderio
passano luna e nuvole in quel quadrato blu
come se fosse schermo e come se ci fossi tu
perchè le cose restano anche dove non sono più
e crescono, e invecchiano, e forse quelle nuvole sono i capelli bianchi che ora avresti tu
e quel suono la tua voce che non ricordo più.