John Donne, Morte, non essere troppo orgogliosa

Morte, non essere troppo orgogliosa,
se anche qualcuno ti chiama terribile e possente
Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere
in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me.
Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini,
deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te,
con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi,
tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima.
Schiava del caso e del destino, di re e disperati,
Tu che dimori con guerra e con veleno, con ogni infermità,
l’oppio e l’incanto ci fanno dormire ugualmente,
e molto meglio del colpo che ci sferri.
Perché tanta superbia? Perché tanta superbia?
Trascorso un breve sonno, eternamente,
resteremo svegli, e la morte non sarà più,
sarai Tu a morire.
(Johnn Donne)

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I sogni risorgono

C’è stato un tempo in cui i sogni sono morti,
insieme ai desideri.
Così un altro desiderio si è insinuato per prenderne il posto.
Ho persino pregato perchè si esaudisse.
Poi è venuto un angelo
per dirmi che non sarebbe stato esaudito.
E i sogni sono risorti
vestiti di nuova luce.

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Il vecchio fico

E’ un vecchio fico selvatico
sulle sponde del villoresi
nessuno ne raccoglie i frutti
troppo asciutti
e troppo poco dolci ormai.
Così i rami son tanto carichi da arrivare a pelo d’ acqua,
sembra stanco,
tanto stanco da non riuscire ad alzare le braccia al cielo.
Tutti lo vedono passando,
qualcuno nota anche le paperelle sotto le fronde
che si cibano dei suoi frutti,
Pochi si accorgono che sorride offrendo i frutti.

Auditorium Seregno 27 – 10 – 2018 Altra Generazione

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Questo è solo l’ ingresso eh.. è tutto sotto la piazza

 

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..mescolando Iron Butterfly e Battisti. Il tempo di morire, registrazione in diretta da mixer a cd. Molto meglio di quelle fatte coi telefonini.

(Concerto per raccogliere fondi a favore dell’ associazione Don Orione di Seregno, la sala era piena, direi che qualche defibrillatore salta fuori.)

Ombre – Pierluigi Cappello

Se siamo ancora cosa siamo stati,.

Poesia in rete

Pierluigi Cappello

Sono nato al di qua di questi fogli
lungo un fiume, porto nelle narici
il cuore di resina degli abeti, negli occhi il silenzio
di quando nevica, la memoria lunga
di chi ha poco da raccontare.
Il nord e l’est, le pietre rotte dall’inverno
l’ombra delle nuvole sul fondo della valle
sono i miei punti cardinali;
non conosco la prospettiva senza dimensione del mare
e non era l’Italia del settanta Chiusaforte
ma una bolla, minuti raddensati in secoli
nei gesti di uno stare fermi nel mondo
cose che avevano confini piccoli, gli orti poveri, le cataste
di ceppi che erano state un’eco di tempo in tempo rincorsa
di falda in falda, dentro il buio. E il gatto che si stende
in questi posti, sulle lamiere di zinco, alle prime luci
di novembre, raccoglie l’aria di tutte le albe del mondo;
come i semi dei fiori, portati, come una…

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