Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.

Al museo dei ricordi inventati()

1

Quando lei aprì le cosce
il mondo sparì d’ improvviso
stupefatto, nella di lei ferita.

Restò solo quell’ attimo
spalancato
feroce e dolce,
di lacerante bellezza.

2

Stavo a un metro da terra
tra due mani forti.

E non volevo sentire.

Quelle mani non mi hanno più lasciato.
Solo quando si sono dissolte
bruciate coi loro capelli di neve,
ho capito.

Neanche io le avevo mai lasciate.

3

Era sempre sorridente
nel suo abito rosso a voulant bianchi da zingara.
Tra le mani sempre un mazzo di rose, rosse.

Io lo sapevo
anche a occhi chiusi, senza vederla, lo sapevo.,
la notte scendeva dalla sua cornice
si sdraiava accanto a me abbracciandomi,
nel blu elettrico dei lampi del filobus.

Non posso scordare l’ odore della pelle
odore di rosso parigino.

4

Mi prendeva in braccio
come una volta
mi offriva il seno
avevo sete,
sete e fame di vita.
Mi copriva con i suoi capelli.


 

“e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie”
Bambino. A. Merini

 

immagine Frida Kahlo

Frida-Kahlo-My-Nurse-and-I

Color

mamma4

 

Forse se gli aggiungo un po’ di verde,
che gli alberi là in fondo devono essere stati verdi,
e un po’ d’azzurro per il cielo.
Che l’azzurro è del cielo.
Il campo ancora verde
ma con riflessi di giallo,
le scarpine bianche,
come la camicia,
che è prerogativa delle camicie essere bianche.
In mano non so cos’ha
ma il grigiazzurro della giacchina è un ricordo.
Io forse non c’ero ancora
ma mi si vede bene.
Sono quello che mette i colori.

mamma4 colori

Un’ esperienza elettrizzante

Eh, ne ho avute anch’io eh.

Quella volta eravamo nel garage di un amico
ci si andava a suonare, a far casino si diceva, coi Deep Purple, o gli Hurya Heep, o inventando un riff.
Non come adesso che si va in sala prove se no chi li sente i vicini. Anzi, qualcuno usciva anche a sentire.
Era una bella sera estiva, si poteva tenere la saracinesca aperta, anche i grilli al campo di fronte pareva cantassero alle grillettine.
Le teste erano calde, quelle degli ampli eh, anche se le nostre non è che erano tanto fresche, che allora tutti ampli a valvole, quelli a transistor pochi e costavano un botto.
Mica come ora che tutti a transistor e quelli a valvole costano un botto.
L’interruttore di polarità era nella giusta posizione, te ne accorgi dal ronzio di fondo basso che sparisce toccando le corde, a massa con l’ ampli.

Ecco, quella volta è saltato un componente, una specie di antidisturbo, tra la fase del 220 e la massa. Andato in corto, in dispersione. Portando la fase sul telaio dell’ ampli, sulla massa, e la massa corre lungo il filo, fino alle corde.
Era il tempo delle mele ma anche dei fusibili a protezione degli impianti elettrici. I salvavita credo non esistessero nemmeno.
Ci ha messo un bel dieci secondi a saltare quel fusibile. (quello dell’ ampli, che sarebbe saltato prima, era avvolto in carta stagnola da pacchetti di sigarette che quello di ricambio non c’era mai quando serviva)

Ecco, dieci elettrizzanti secondi indimenticabili.
Sarà anche per quello che oggi uso un WiFi Akg tra la chitarra e l’ ampli.
Ci pensa lo squelch al ronzio.