Questa non è (solo) una chitarra

Questa chitarra rossa che vedi brillare ancora
con un po’ di trucco
sul palcoscenico della vita
non è solo mia.
Lei mostra i segni del tempo
esattamente come me
che non la so accarezzare come merita,
le dita si fanno più lente
e il plettro a volte sbaglia mira.
E’ tardi ormai per migliorare
le dita si faranno sempre più lente.
Lei ha piccole fossette sul manico
per lo sfregamento delle corde
qualche sverniciatura qua e là
e mostra il legno sottostante.
Fosse mia potrei pensare di cambiarla
magari con una uguale uguale
nuova, fiammante, magari di quelle made in Japan.
Ma ricordo un ragazzo che l’ ha trovata un giorno girando per Milano
proprio nell’ ultimo negozio di musica visitato, vicino alla stazione
prima di rinunciare e tornare a casa deluso.
L’ ha pagata tutti i soldi avuti da mamma
strappati al faticoso vivere quotidiano
e quindi è sua.
A me resta di accarezzarla
come posso
finchè posso.

…e poi il 69 è una buona annata.

È femmina

Riproposta.. ha già 6 anni e va a scuola di batteria.

Si abbandona tra le tue braccia
così piccola che ci sta tutta.
Tiene gli occhi socchiusi e guarda dritto nei tuoi.
Poi, all’ improvviso, ti infila un dito in un occhio..
ma dolcemente, con delicatezza femminile,
e solo per afferrare la bimba che vede riflessa.
Il fratellino si sarebbe fatto meno scrupoli.
Poi gli occhi si fanno sempre più pesanti,
quasi una fessura
ma da lì sbircia sempre se ci sei.
Se proprio si chiudono li riapre subito,
per controllare che sei ancora lì.
E allora glielo dici che sì,
ci sei e non la dai alla befana come in quella ninna nanna
e glielo ripeti come fosse un’ altra ninna nanna
finchè il sonno vince.
Allora la puoi accomodare,
e coprirla bene che stia al caldo,
metterle una musica, così che impari ad amarla
e un bacio in fronte, così che impari ad essere amata.

Il mio trenino

Non l’hanno nemmeno riverniciato

eppure viaggiava così bene

ah, se viaggiava

attraversava le più vaste praterie rincorso dagli indiani

fino alle montagne più alte al mondo

ci si scordava anche del lago, e ce ne vuole eh.

Ah, se viaggiava

e il viaggio durava pomeriggi interi.

Eppure non l’hanno nemmeno riverniciato

ne hanno solo messo uno nuovo più in là

fiammante ed elettrico

cinque euro e gira e gira cinque minuti sui binari in tondo

senza viaggiare mai.

La mia rossa

L’ ho incontrata in giro per Milano,
era il ’69 e si presentava bene
bella, giovane, rossa e con tutte le curve al posto giusto.
Sapevo che era un pò cattivella e graffiante quando voleva
ma è così che la volevo.
Sapeva anche esser dolce se la trattavi con dolcezza
E era un piacere accarezzarla.
Il tempo però è inclemente,
anche se le curve son sempre lì
i suoi segni si vedono.
I primi leggeri, bastava un pò di crema a farli sparire
poi sempre più profondi
ma le davano un’ aria “vissuta” e il temperamento era sempre uguale.
Forse appena un pò più cattiva con l’ esperienza
E sempre bella.
In fondo anche per me il tempo è passato e anch’io ho i miei segni
ma lei è sempre la migliore.
Non cambierei la mia ragazza del ’69 con nessun’ altra.

once upon a time

l’era del wi fi

Sogno d’ inverno

Lo sogno ancora, il bianco silenzioso
così bianco e freddo che neanche il sole che filtra dagli alberi riesce a scaldarlo.
C’è bianco dappertutto nel sogno e vento
che come cosa viva soffia via la neve dagli alberi trasformandola in aguzzi spilli.
Anche i pini bianchi e carichi di neve si confondono col vento
e il camminare si fa duro.
Visto da uno chalet sembrerebbe uno spettacolo magnifico
ma da quel bianco non si vede l’uscita dal bosco e la via del ritorno.
Il tenentino è troppo giovane
fresco di scuola e spaurito
si è perso e non è di molto aiuto.
Puoi solo piantare le tende e accendere un fuoco,
preparare un buon grog di cordiale e limone
per riscaldare e rincuorare anche il tenentino.
Al mattino le braci poi serviranno a scongelare calze e scarponi
forse la bufera sarà passata, passa sempre.
Ci sono venuti a prendere dalla tana dei lupi.

Poi si usciva a guardar le stelle

Della Valtellina ricordo il freddo.

Ma non ho mai capito perchè gli impresari di Milano ci mandassero a Bellinzona,
o sulle rive del lago di Como o ancora in uno sperduto paesino di 4 stalle e un night in culo al mondo
mentre qui a Milano suonavano gruppi di Bellinzona, o Comaschi, o di qualche paesino in culo al mondo.
Però era bello, era bello il viaggio, e costeggiare il lago
con tutti quei paracarri in plastica che facevano un bel rumore sul fondo del pulmino tipo cartolina nei raggi della bici.
E poi le cene prima di suonare a pizzoccheri e formaggi e polenta,
dopo aver suonato invece si poteva uscire a guardar le stelle, sulla riva del lago e sentire i sassi sulla schiena.
Ma della Valtellina ricordo il freddo
e liti al night a colpi di tacchi 12, cachet poco ma con vitto e alloggio che c’era l’austerity e bisognava stare dal venerdì sera al lunedì mattina
vitto a polmoni di maiale e trippa, e camera con coperte gelate in cascina.
Lì la nebbia era bianca, bianca che non capivi dove cominciava la neve.
A proposito di Bianca..
abitava nel paesino di fronte, dall’ altra parte della vallata,
il cantante ci aveva preso una cotta, forse perchè era appassionato di matematica e Bianca sapeva di quei numeri..
tipo gli anni miei appena fatti.

Oggi però, con tutti gli anni appena fatti, e sono un bel numero, è ancora bello
dai palchi nelle piazze di paese si vedono ancora le stelle.

Anima, fonte inesauribile

Credo che accolga i sogni miei e poi li faccia rifiorire
quell’anima vagabonda e alata
che vaga per sentieri cosmici e sonori,
io più terreno cerco tra i sentieri di questo mondo
la sua bocca bambina e le sue sorgenti del latte.

Cerco qualcosa che non c’è in un buio di grotta
spalanco gli occhi al buio
poi accendo torce e luci
e son solo mani dipinte.
Non son di questo mondo le sue mani accarezzanti
ma di un mondo altro
dove mi porta quando le fa rifiorire.

Allora forse son gli stessi quei sentieri
c’è solo un punto dove un prisma li separa
un prisma che separa i suoni in gemiti e sospiri
suoni inudibili fuori da quei sentieri
un punto dove sono uniti.

Forse son solo sogni di un bambino
tutti quei cristalli colorati ancora sui sentieri
prismi che rifrangono stelle e voce
forse son solo io a vedere e a sentire
le mani nude accarezzanti e il riso.

Però sono visioni che stupiscono
e lei ne è la gran fonte inesauribile.

Once upon a time…

Mamma guarda dall’alto

Davanti casa mia prima che ci costruissero c’ era un terreno incolto
ci cresceva quell’erbaccia che qui chiamiamo sancarlini
alti, un metro è più, più di noi bambini e bambine, con un buon profumo.
Forse Artemisia volgare.
Ci si entrava a giocare, si tracciavano sentieri e strade appiattendoli
come un labirinto, e al centro una piazzetta con magari un palaid preso in prestito a mamma.
Era un rifugio, lì nessuno ci poteva vedere e si passavano bei pomeriggi sotto il sole
ma casa mia era un palazzo di sei piani, mamma stava al quinto
e al rientro mi chiedeva la diagnosi della Luisa
“alura, ma la sta la Luisa?”
Per fortuna la Luisa abitava da un’altra parte.
Ma mamma ancora viene a chiedere qualcosa.