Una terra santa

Sta finendo Settembre e l’ aria è frescolina, il sole di oggi però permette ancora un giro in bici.

Volevo andare per boschi, o sulle vie d’ acqua fino a qualche laghetto dove trovare una panchina comoda e passare un quieto pomeriggio.

La mia bici però non era d’ accordo, come al solito svolta dove vuole, ti mostra sentieri nuovi o altre meraviglie.

Oggi è passata davanti a un cancello, aperto da anni, e ci è entrata. Non è proprio una meraviglia, è uno dei posti più spaventosi della lombardia, dove le case muoiono, piano piano restano gli scheletri ma il malessere è ancora vivo e gira tra i corridoi.

(guarda le case morenti, tutto è morente, ma c’è qualcosa che non si vede e che non muore)

Le finestre guardano dentro su un giardino interno

 

La terra santa

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
e le acque limpide del Giordano.
Le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che guardava i Cieli
e implorava ridendo.
Noi tutti, branco d’ asceti
in un avello d’orrore
noi tutti dentro l’amore
eravamo come gli uccelli.
E ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Redentore
confinato dietro una rete
urlava a squarciagola
tutto il suo male in Dio.
Fummo lavati e sepolti
odoravamo di incenso.
e dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettroshock
perché, dicevano,
un pazzo non deve amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
qualcosa mi ha risvegliata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione
sono tornata alla vita
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

(A. Merini)

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Ho visto i margini della pioggia

Ho visto i margini della pioggia,
me ne andavo tranquillo per la mia strada
in un pomeriggio d’ agosto,
la moto ronzava piano.

Dapprima fu un suono
poi, voltandomi, l’ ho vista.
Avanzava veloce un muro d’ acqua,
Non servì accelerare il motore
nè accordarlo allo stesso suono
fuggendo in direzione opposta dell’ avanzare.

Anzi fu la parte più pericolosa,
attraversare l’ incrocio, e lo stop
in incosciente velocità senza rallentare.

Mi prese, e non mi fece nulla
se non rinfrescarmi in un pomeriggio torrido.
Ho visto i margini della pioggia
e non mi hanno fatto del male.

Ninfee – Antonia Pozzi

Poesia in rete

Ninfee pallide lievi
coricate sul lago –
guanciale che una fata
risvegliata
lasciò
sull’acqua verdeazzurra –

ninfee –
con le radici lunghe
perdute
nella profondità che trascolora –

anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –

anch’io cresco dal fondo
di un lago – colmo
di pianto.

Antonia Pozzi

26 agosto 1933

da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

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Cerco una parola

Cerco una parola per dire Dono,
una parola che non dica guarda
questo è un pacchetto di sigarette,
te lo regalo
e poi diventa Mio
e lo giro e rigiro tra le mani
palpabile
e poi lo apro e lo fumo
e non ne resta nulla.

Una parola che non dica di un bel microonde
dato in dono
per aver comprato la batteria di pentole triplo fondo.

La cerco perchè ho avuto un dono che non so spiegare.

Ho le mani vuote
eppure scorre in me
come un fiume
in cui nessuna goccia è Mia
ma ne posso bere, a volontà.

Qualcosa come la gioia che ha l’ acqua della sorgente
andando verso il mare.
Qualcosa come le nuvole, tutte di fronte al mare.

Qualcosa di eterno,
qualcuno s’ è alzato da terra un giorno
a cercare la stessa parola,
nell’ orizzonte
e non sapendo le parole
l’ ha disegnata, sul fondo di una grotta.
Qualcosa che è lì da sempre
in tutta la bellezza che c’è,
in tutto quello che c’è da vedere
tra qui e l’ orizzonte.
Qualcosa di libero nell’ aria.

Forse non c’è la parola.

Della morte

La prima volta che ho visto la morte
aveva il viso di nonna
e non ho avuto paura a baciarla,
Neanche ad accarezzarle la mano.
Era fredda sì,
nonna non era mai stata così fredda
non era lì dentro.
Lì c’era solo la morte,
e riempiva tutta la stanza,
voleva intristirci tutti
e ci stava riuscendo bene.

Nonna invece era fuggita chissà dove,
era una dura lei
fumava senza filtro.