L’ odore della musica

Hai mai sentito l’ odore delle valvole calde e rosse?
Non lo puoi descrivere.
Nessun odore puoi descrivere.
Se si potesse,
ti direi che per me è l’ odore della musica.
Per te magari è solo odore di vetro rovente
rame e zoccoli di bachelite caldi
misto a legno caldo e pelle.

Ed è rosso. E dolce.

Sa di mia madre, nei pisolini pomeridiani di bimbo.
Quando cantava.
Quando mi stringevo al suo corpo

cercando con la manina un battito.

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Questa non è una poesia

Quando iniziò la musica
alla festa di Maria Ausiliatrice,
nel piccolo cottolengo,
lei era lì,
proprio davanti al palco.

Non ha fatto molta strada per venire a sentirci, lei abita lì,
vederci non so,
stava con gli occhi fissi al cielo
a bordo della sua sedia spaziale.

Solo un leggero sorriso sulle labbra
e un leggero movimento del piede
a tempo
rivelava l’ ascolto.
Non ha mai smesso.

Fino alla fine del concerto.

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Gerico non è morta

Francesco Luca Santo

“Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina…”
…e giorno per giorno ho camminato strisciando
su un pavimento liquido di odio e di paura.

Ho bevuto dal calice della follia,
mi sono dissetata nell’odio
(…commensale spietatamente tradito
ad un banchetto sacrificale!)

Passo passo sono cresciuta nel ventre,
mi sono spinta fra gli scherni e le risa di uomini crudeli,
di uomini vampiro senza cuore
che la follia hanno regalato al mio genio così vivo,
perdutamente ribelle!

Sono stata dea… sublime signora
nell’oblio della stoltezza lucida di un mondo
che non ha occhi per guardare oltre buio!

Mi sono rivestita di rose nella fanghiglia,
in un cuore che ha sanguinato da sempre
…mi sono fatta lucente,
mi sono fatta verbo diletto e vivo di Dio!

…e da quella “pozza d’acqua infettata”
sono stata benedetta come un bambino,
come una rondine fiera
non fedele alla superbia dei suoi aguzzini
ma all’aurea…

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E’ facile non notarla

Non è come un colpo di clackson improvviso
quando ti volti a guardare
e fai un salto indietro
per la macchina che sta arrivando veloce.
Neanche come una nota stonata nel bel mezzo dell’ assolo
che correggi tirando un po’ la corda col dito
per farla sembrare un passaggio voluto.
E neanche le braccia mancanti alla Venere
quelle si vedono bene.

E’ qualcosa nell’ aria,
sempre presente
e prende forma col sole,
entra dai fori delle tapparelle non ancora alzate
o si fa visibile sotto due fotoelettriche
ai lati del palco
in una sera d’ estate.
Prende la forma di quello che ami
e tu è solo quello che vuoi vedere,
quello che ami.
E’ qualcosa che sa ricostruire le braccia alla Venere.

venerecirene

Un piccolo triangolo di ghiaia

E’ buio qui
sotto i rami di quest’ albero
la luce del sole non passa
ma almeno l’ aria è fresca
che bisogna star attenti a non sudare.

E sta sulle rive di un lago quest’ albero
di fronte a gradini in pietra
che scendono in acqua
lasciando a sinistra un piccolo triangolo di ghiaia
dove i bimbi vanno a giocare.

E’ li’ che andavo anch’io
acqua alle ginocchia
mutande un po’ larghe
che al fratello maggiore cominciavano a star strette
un cimino per canna da pesca.

Questo bastava
non c’ era ieri nè domani
qualche pescetto bastava
da portare a mamma
ne avrebbe fatto un’ ottima cena.

Qui sotto quest’ albero
anche oggi non c’è ieri
nè domani.

lago