Don’t worry

Amore se ne va a volte,
a volte anche per sempre.
Ma non è mai che va a morire,
Amore non muore mai
ha solo bisogno spazio, tanto spazio,
ed è proprio lì che lo trovi,
ovunque nello spazio intorno a te,
nel ragazzo affamato al campetto
che aspetta il grido “è pronto” lanciato da una vecchia finestra,
o in quello che incontri per le vie d’acqua o al bosco
e ti accompagna, perchè sei proprio tu.
Amore lo trovi in posti in cui non crederesti mai che ci sia
come non fosse invecchiato mai,
lo trovi in quei ragazzi senza età sul palco,
ma attenti a non sudare
oppure in quell’ altra dimensione, del sogno
inarcato sopra un letto, ma attento a non sudare.

Colora le mie vie

Dammi un verde che non sia speranza
o un rosso che non sia passione
il rosa già lo conosci ma fà che non sia la vita.
Dammi un bianco che non rifletta il nero.
o il giallo del suono di un violino
un blu elettrico in saturazione
o il profumo rosso di valvole accese.
Dimmi delle lacrime viola che ha l’ ombra bianca alla finestra.

Infine.

Fa che il grigio di questo fumo che segue i contorni dei desideri arrivi al cielo
lasciando questo profondo e misterioso blu
per poi portarla qui con indosso il rosa che già sa
e che non è la vita.

Musicanti

Non ho fatto apposta.

Ero a spasso sul tubo e li ho visti,
era uno di quei video che mettiamo tutti
per ogni occasione, per un concertino o una gita.
Li ho visti,
uno batteva forte sui tamburi
uno cantava e uno suonava.
Poi. Cos’è successo?
Per quali passaggi se ne sono andati e perchè?
Ma poi cos’ è che se n’è andato?

Perchè sembra siano ancora qui,
senza nessun battito di suono e in altra forma.

E non ditemi che così è la Vita
perchè quella è eterna e la morte non è il contrario della Vita.
Ditemelo!
Io davvero non lo so cos’è che se ne è andato.

Qualche anno in meno

Non tanti eh, facciamo una quarantina.
Potrei portarti ancora nei camerini dell’ Ariston
niente di grande o artistico o poetico,
L’Ariston in quel di Bresso,
balera di ingaggi giovanili.
Si suonava cielo grigio su
and ticket to ride.
Ma gli intervalli in camerino, chiusi
lì sì che c’ era poesia
nel cercarsi e scoprirsi
nel dirsi si.
Finche qualcuno bussava,
Cosa faì? — Io? Il meccanico!
era ora di ricominciare il canto.
Oggi ce li ho grigi su
e cielo grigio giù
ma posso ancora portarcela ogni volta che voglio.
Nella mia mente.

Canzoni

Da piccolo ero affascinato dalle canzoni,
era il tempo di Battisti, dei pooh, della pfm, Jannacci, Aznavour e tanti altri.
Le canzoni mi hanno sempre dato sensazioni e immagini, come oggi.
Una delle prime fu “emozioni”, vedevo la brughiera che allora non sapevo neanche cosa fosse,
ma la vedevo verde, con la nebbia e piena di indicibili invisibilità.
E poi piccola katy…
Se ne stava nella sua stanzetta, con le bambole mentre strappava il diario, imbronciata.
E Parsifal.. quei cavalieri simili a dei che correvano nel chiaro del mattino.
Tornando a Battisti c’ era la motocicletta e quello in macchina che guidava come un pazzo ma la più bella era la collina dei ciliegi,
e partivo dalle cime, come i falchetti, scendevo senza battito d’ali tra gli alberi di ciliege e poi erano ceste piene di ciliege e le ciliegie erano doni da tenere in tasca e mangiare guardando giu, al lago.
Poi venne la Pfm, e vedevo uno come me, scarpe bianche come me, in giro per Milano a cercare un’ altra canzone.
Oggi, ricordando, rivedo proprio uno come me in giro per Milano a cercare una gibson usata che rientrasse nel mio budget..

Poi di colpo arrivò De Andre’, lui era diverso, cantava cose diverse, in un altro modo, alcune canzoni mi divertivano, un giudice, Bocca di rosa, il gorilla, altre mi facevano intristire o persino piangere, si chiamava gesù o il testamento di Tito o nell’ acqua della chiara fontana.
Quello che era strano è che pareva raccontare quello avevo in mente, come faceva?
Certo doveva essere un mago, come poteva descrivere nei minimi particolari quello che provavo?
Forse faceva gli stessi sogni, o incubi?
Comunque in parte distrusse una giovinezza incantata portando un senso del reale ma la musica continuò a essere un rifugio da questo reale,
quando qualcosa non mi piaceva o vivevo qualcosa di brutto c’ era sempre una canzone che sapeva confortarmi, e anche oggi è uguale.
Poi gli anni, il tempo, il militare mi portarono a smettere di pensare a fate e folletti in un giardino incantato, che il reale non e’ mai immagini semplici, e l’amore non e’ gli occhi negli occhi, le corse al mare, e che i sogni non sono quasi mai reali.

Finchè un giorno qualcuno..

mi ha dato gli occhi suoi,
per vedere ciò che non vedo.
L’energia, l’allegria,
per strapparmi ancora un sorriso.
Dire si, sempre si,
e riuscire a farmi volare,
dove voglio, dove so,
senza più quei pesi sul cuore.

E così continuo a credere ancora che la realta’ puo’ arrivare da una fantasia.

Maestro della voce, per cantare dammi un’ altra canzone..

E un’ altra canzone ce l’ho.. e non so se la canterò. Ma fa l’estate anche d’inverno.

Due ali

Forse non è nata mai, così come la sogno vivere
ma averla sognata non è proprio come se non fosse nata mai
perchè avrei sentito la mancanza di qualcosa che non so
qualcosa di leggero, volatile sui sogni delle genti
e luminoso, tanto da rendere quei sogni mai spenti.
Forse è nata in una vita parallela che non c’è
ma anch’io quando sogno non sono mica in questa
e il sogno scende al mattino come la Breva dal nord
il vento che sostiene i falchi in volo nell’ azzurro sopra il lago
e il lago brilla, nell’ora in cui il sole vuol farlo brillare
cessa solo un po’, la Breva, come stanca di soffiare
ma è solo per un poco, si fa Tivano e soffia impetuoso fino a notte sulle vele bianche.
Così nasce lei ogni mattina
come un vento leggero che sostiene il desiderio
si fa sempre più veloce fino a quando vuole
poi spegne il desiderio ma è solo per un poco
torna sempre, impetuosa, a gonfiar le vele.
E una volta è azzurra, una volta rosa come la famosa vita
vita che invece lei fa di un multicolor arcobalenico
una volta gialla, una verde o nera, ma è sempre lago fondo e scuro dove affondare.
Un lago nell’infinita apertura alare dei miei in sogni in volo sopra al lago.

Stanca

MasticadoresItalia

By franco bonvini

Ha le braccia protese
quando viene in sogno agli uomini che sceglie
gli uomini che la vedono apparire
come dalle profondità del tempo.
Ha le braccia protese
i capezzoli duri, come dopo i baci che non ha
spalanca un poco le ginocchia a invito
mostra il sesso, quello che ognuno sogna,
e percorribili vie interne di buio e mistero.
Ma ha un nome antico
tanto antico
di quando percorreva le vie del cielo
e cavalcava gli unicorni neri.
Resta solo un attimo
poi riaffonda nel buio profondo e scuro
supina e stanca con un sospiro riaffonda, e dorme
ma gli uomini la seguono ancora,
e si perdono ancora
non trovandola mai.

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Stanca

Non di questo mondo

Ha le braccia protese
quando viene in sogno agli uomini che sceglie
gli uomini che la vedono apparire
come dalle profondità del tempo.
Ha le braccia protese
i capezzoli duri, come dopo i baci che non ha
spalanca un poco le ginocchia a invito
mostra il sesso, quello che ognuno sogna,
e percorribili vie interne di buio e mistero.
Ma ha un nome antico
tanto antico
di quando percorreva le vie del cielo
e cavalcava gli unicorni neri.
Resta solo un attimo
poi riaffonda nel buio profondo e scuro
supina e stanca con un sospiro riaffonda, e dorme
ma gli uomini la seguono ancora,
e si perdono ancora
non trovandola mai.

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Il cielo antico degli unicorni

Forse ci appoggeremmo le fronti per dirci le cose indicibili
sarà come uno spiraglio
uno di quegli spiragli tra le nuvole o tra gli alberi
o ancora tra le gambe delle donne.
E piano spariranno le nuvole e gli alberi e le cose tutte
e spariremmo nello spiraglio
andando verso quel luogo sconosciuto dove ci stiamo già aspettando
arriveremmo a quel cielo dove correvano gli unicorni
percorrendo vie di buio e mistero
avremo nomi di prima di tutti i nomi
sapremo cosa fare, senza esperienza alcuna.
E chissà se mai ne ricadremo.