Qualcosa che batte

C’ è qualcosa nella nebbia dei mattini di questi giorni d’inverno
nell’ umidità che condensa e scende in goccioline rigando il parabrezza
mentre il sole che nasce imbianca sullo sfondo.
Qualcosa che ti invoglia a spegnere il motore
procedere ascoltando il rotolio delle gomme
l’ aria che fischia come il vento tra gli alberi,
e a osservarli gli alberi
appaiono a uno a uno dallo sfondo bianco.
Stai in ascolto e senti qualcosa battere nel petto
ma non sai se è il cuore
che si fa anima
o l’ anima
che si fa cuore.
Intanto sei lì,
in auto e anche fuori
tra gli alberi.
E gli alberi ti vedono apparire dallo sfondo bianco
a motore spento, in silenzioso elettrico
a uno a uno ti vedono apparire, per poi sparire nel bianco.

Questa non è (solo) una chitarra

Questa chitarra rossa che vedi brillare ancora
con un po’ di trucco
sul palcoscenico della vita
non è solo mia.
Lei mostra i segni del tempo
esattamente come me
che non la so accarezzare come merita,
le dita si fanno più lente
e il plettro a volte sbaglia mira.
E’ tardi ormai per migliorare
le dita si faranno sempre più lente.
Lei ha piccole fossette sul manico
per lo sfregamento delle corde
qualche sverniciatura qua e là
e mostra il legno sottostante.
Fosse mia potrei pensare di cambiarla
magari con una uguale uguale
nuova, fiammante, magari di quelle made in Japan.
Ma ricordo un ragazzo che l’ ha trovata un giorno girando per Milano
proprio nell’ ultimo negozio di musica visitato, vicino alla stazione
prima di rinunciare e tornare a casa deluso.
L’ ha pagata tutti i soldi avuti da mamma
strappati al faticoso vivere quotidiano
e quindi è sua.
A me resta di accarezzarla
come posso
finchè posso.

…e poi il 69 è una buona annata.

È femmina

Riproposta.. ha già 6 anni e va a scuola di batteria.

Si abbandona tra le tue braccia
così piccola che ci sta tutta.
Tiene gli occhi socchiusi e guarda dritto nei tuoi.
Poi, all’ improvviso, ti infila un dito in un occhio..
ma dolcemente, con delicatezza femminile,
e solo per afferrare la bimba che vede riflessa.
Il fratellino si sarebbe fatto meno scrupoli.
Poi gli occhi si fanno sempre più pesanti,
quasi una fessura
ma da lì sbircia sempre se ci sei.
Se proprio si chiudono li riapre subito,
per controllare che sei ancora lì.
E allora glielo dici che sì,
ci sei e non la dai alla befana come in quella ninna nanna
e glielo ripeti come fosse un’ altra ninna nanna
finchè il sonno vince.
Allora la puoi accomodare,
e coprirla bene che stia al caldo,
metterle una musica, così che impari ad amarla
e un bacio in fronte, così che impari ad essere amata.

Rapide

C’è un luogo, lungo il Lambro
dove l’ acqua accelera la sua corsa scendendo rapide artificiali
prende forza e velocità
per alimentare la ruota dell’ antico mulino in disuso.
L’ acqua spumeggia di bianco mescolandosi all’ aria
si insinua in ogni passaggio
corrode le pale della ruota che ormai non gira più.
Se ti fermi lì, se stai a guardare,
dopo un po’ ti trovi a pensare come lei.
Ma quando esce dalla strettoia
tutto s’ acquieta
l’acqua riprende la sua calma,
puoi seguire il corso del fiume con lei
dalla ciclabile a lato, pedalando senza fretta,
e dopo un po’ ti trovi a pensare come lei.

Foschia

C’è foschia oggi, che confonde le cime dei monti col cielo
e il verde salendo cambia pian piano in grigionuvola
c’è foschia che nasconde i profili dei monti
ma sai com’erano e la memoria li ricostruisce
sbagliandoli un po’.
Dev’essere così che svaniscono anche i ricordi
sfumano piano in un grigio che non so
ma sai che c’erano e la memoria li ricostruisce
sbagliandoli un po’.
Dev’essere così che si scordano i posaceneri
come quando vado in cucina per farmi un bel caffè
e già che ci sono mi porto anche il posacenere da svuotare
prendo la zuccheriera, metto lo zucchero nel bicchierino
metto il bicchierino sotto la macchina del caffè
e torno sul divano per bermelo in santa pace
mi sdraio e mi ricordo del posacenere da andare a riprendere in cucina
perchè mica si può bere il caffè senza una sigaretta.
Questo quando va bene
se no torno in sala con la zuccheriera
poi torno in cucina a cercare il caffè, finito chissà come nell’armadietto al posto della zuccheriera
e finalmente torno in sala per bermi il caffè
se non dovessi tornare ancora in cucina a riprendermi il posacenere.
Così svaniscono piano anche i visi, e i corpi
e i nomi delle cose
svaniscono piano verso un grigionuvola che non so
e finchè sai che c’èrano li ricostruisci
sbagliandoli un pò
poi toccherà inventarli, credo.
Spero solo che siano belli.