Poesia

La poesia

una volta scritta

è solo un sofisticatissimo elettroencefalogramma di un sogno.

Il sogno vero non lo saprete mai leggendolo.

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Lettera d’ amore esagerata

Dimmi una bugia,
come si fa coi bimbi
quando la verità è troppo dura
per non farli soffrire.
Dimmi una bugia,
perchè la sofferenza non ha età di bimbo.
Dimmi che mi darai un figlio
e che avrà i tuoi occhi e il tuo sorriso
che sia come quello che sogno
ogni notte
così forte da sentirlo muoversi in grembo
nel grembo vuoto e silenzioso.
Dimmi una bugia splendente
la vestirò di sogno
e ci crederò.
Fino alla morte.

Frisa / Ercolani: da “Furto d’anima” l’omonimo racconto

La dimora del tempo sospeso

Furto d’anima

Auguste Rodin, Camille Claudel, Paul Claudel

Auguste Rodin al direttore del manicomio di Montdevergues

Parigi, 30 dicembre 1913

Egregio signor direttore,

la vostra lettera del novembre scorso, che con offensiva indiscrezione mi interrogava sulla natura dei miei rapporti con la signorina Camille Claudel, mi ha profondamente indignato.
Voi sapete, esimio dottore, a chi vi rivolgete? Io sono Auguste Rodin. Ogni minuto del mio tempo è prezioso per l’arte francese e non posso certo sprecarlo per beghe di quart’ordine. So bene che voi, da alienista scrupoloso e uomo sensibile quale mi siete stato descritto, fate semplicemente il vostro dovere, ma i miei rapporti occasionali con quella sventurata non vi consentono questi toni da interrogatorio. Alla vostra inqualificabile domanda, lesiva del mio onore e del mio nome, «se io mi sono mai comportato in modo autoritario o violento nei confronti della malata», posso solo rispondervi: MAI.

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Quadro

Nel quadro la dominante è il nero.
La zingara nel quadro mi accompagnava ai sogni,
col suo sorriso e il suo odore di colori a olio secchi.
Il rosso parigino, il bianco dei voulant e un poco di verde tra i fiori.
Ma non è che sorridesse sempre,
quando il buio vinceva sulla luce e restava solo un’ ombra sulla parete
più di una volta l’ho scoperta piangere,
sorpresa da un lampo blu elettrico dei filobus sotto casa.

Forse aveva un dolore
forse sentiva il mio.

Ora la parete dove stava si è fatta d’ aria
così che la mia zingara è ovunque
dissolta nella stessa aria, tra cornici di monti
nella nebbia che sale dal lago all’ imbrunire.

Sa che non la vedrò più nella sua cornice.

Ma come allora mi accompagna ai sogni sorridendo,
finchè poi il buio vince sulla luce…