L’abito di seta rossa

L’abito in seta rossa e l’intimo ben riposto sopra il prato
la donna nuda non si vede e l’abito è l’unico indizio di quel che è stato
forse è tra i cespugli al fiume a far l’amore
forse su una spiaggia al mare
e non è il solito nudo bello da vedere.
Ma l’abito non è proprio da scampagnata
e allora la donna chissà da chi o con chi è fuggita
ognuno poi la pensi come vuole
a me piace pensarla dietro ai cespugli a far l’amore.

Ho sognato una strada

Ho sognato una strada stanotte
e la notte era nera e fonda
nera come l’asfalto nero e ruvido
bagnato e brillante alla luna.
La strada saliva come un ponte in fuga da questo mondo
invisibile nel cielo nero.
E più in su una buca
come un pozzo profondissimo dai bordi frastagliati
umidi e bianchi per il brillio di luna.
Io la indicavo a tutti
che non ci sprofondassero
e nessuno passava.

L’ho sognata ancora, da sveglio,
ma il mondo però era di una saturazione esagerata
di tutti i colori dell’arcobaleno
la strada partiva proprio dal cuore del mondo
sempre nera nera che saliva e saliva, e più su la stessa buca
i bordi gialli e frastagliati in espansione
poi risucchiati verso l’interno,
fino a lasciare un anello blu
ma anche l’anello svaniva piano
in nuvole d’azzurro e lampi di luce
riempiendo un cielo blu profondo e colmo di stelle.

Poi tutto tornava nero.
Per così poi poter ricominciare.

E niente,
penso che devo smettere di premermi le dita sugli occhi
nella vasca da bagno, per vedere le stelle, gli astri e i buchi neri.
Penso che avrei dovuto entrare nella prima buca, quella di sogno
invece di mostrarla a tutti i nessuno che passavano.
Così, per sondare l’insondabile.

Facile

Sarebbe stato così facile venire a trovarti
portandoti la giovinezza
con muscoli forti per afferrarti i fianchi
e i denti buoni per morderti i capezzoli.
Sarebbe stato così facile
col drago nei pantaloni sempre pronto
appoggiarmi al tuo corpo per sentirne il calore e il profumo
poi porti un desiderio tra i glutei
e girarti e rigirarti
e di nuovo appoggiarmi tra i seni giovani e sodi.

Sarebbe stato così facile venire così
a ogni giro e rigiro e acrobazia
ci sarebbe bastata una tenda
in un prato fiorito, tra margherite e quadrifogli.

Invece sono venuto oggi
portando la secchezza delle rughe
i pochi denti rimasti
il drago sì è ancora nei pantaloni ma è solo l’etichetta dell’ intimo.
Così sono venuto oggi
a vedere com’è sedersi sulle tue panchine
per cercare la permanenza delle ombre e degli sguardi sulle cose.
Così sono venuto oggi
a vedere l’ effetto che fa sperare di non trovarti
restare ombra sulle cose tue e tu ombra sulle mie
sempre giovani.
E non ti ho trovato.

Sotto la campana

C’è silenzio
sotto la campana dove l’acqua bolle fredda
e non so se sia caduto dal cielo o da dove
ma ha tolto il fiato
il fiato e il respiro.
Ecco, manca un respiro alla parola universale, la prima
rimasta muta di voce
c’è silenzio e nessun suono sotto la campana.
Così crediamo di sentirla fuori
stando in silenzio
in un soffio di vento o nello scorrere delle acque
e immaginiamo la voce.

Mattino

Vanno via di schiena, gli alberi nel mattino,
la chioma svanisce nella foschia grigia e luminosa
come capelli di donna nel vapor d’acqua
che nella nebbia volano via come le foglie.
Che cosa banale il mattino
se c’è una cosa che viene al mondo ogni giorno è proprio lui
uno spazio di tempo quotidiano che viene ogni mattino.
Ma io ero lì a guardare
usciva dalle profondità della notte
si prendeva il cielo, gli alberi e me con la sua luce
ero lì perchè qualcosa ha cambiato i ritmi del sonno e della veglia
e del sogno.
Ero lì perchè i vecchi vivono nel sogno.
E nel sogno quegli alberi erano la sua schiena
che piano piano usciva dall’ oscurità
per poi svanire nel respiro nebbioso della terra
che confondeva la chioma al cielo.
E se ne volava via, come tanti uccellini di Braque.

Gravity

Lo so che ormai è cosa risaputa
il lago di notte a volte è una macchia scura
uguale al cielo tanto che sembra cosa sola
ma questa notte ci son due lune a illuminare il mondo
una così bella, l’altra riflessa la gemella.
E allora è proprio la gemella la più bella
appesa al cielo ondeggia, fuoriesce dalle onde e ci riaffonda
in una luminosa danza che la fa gioconda
l’altra dal cielo le fa l’occhiolino
chi guarda si ritrova eterno ragazzino
che con la mano sposta un po’ le nuvole, cancella e ricolora le gemelle
e tra le trame di quell’incanto gode di quel che poi appare.

I sognatori sulle rive

Sem chi a ciapà un pù d’aria buna
è l’alibi dei sognatori sulle rive
quasi avessero pudore dei pensieri
che nascono sulla pelle sottile dell’acqua.
Sem chi a ciapà un pù d’aria buna
e intanto fumano, sigarette e desideri
guardando verso l’ultimo sole
sole che resta ancora un po’
e che trapassa i rami per far brillar le onde
mentre altre cose invece piano svaniscono nell’ombra.
Sem chi a ciapà un pù d’aria buna
e non sembrano nemmeno lì
confusi nell’oro che splende sopra il lago
ascoltano profumi, annusano silenzi
nell’ora muta delle fate.
Sem chi a ciapà un pù d’aria buna
e tu lo sai che non è così
perchè nemmeno tu sei lì
sulla pelle del lago schiene e seni inarcati al cielo
mani accarezzanti la pelle nuda
il bosco attorno capovolto e capovolte le radici, come gambe al cielo.
E proprio mentre guardi, quella che hai sognato ieri
quella che pensavi non tornasse più
invece è proprio lì dentro ai tuoi occhi
cavalca ancora il suo unicorno e sogna forte i sogni miei
sogni che conosce bene, e per questo viene.
Poi fruga con le dita tra le cose sue più intime e segrete
tra le mille scatole di ricordi ancora da venire
per trovarne uno che ho già sognato
come una piccola chiave, di quella botola segreta
dove passa l’unicorno rosso
proprio al centro della gioia.
Eppure sembriamo qui solo a prendere un po’ d’aria buona.

Meravigliosa incantatrice by Franco Bonvini

MasticadoresItalia // Editore: J re crivello

M’incantano i pezzi della sua vita che ogni tanto arrivano fino a qui
l’intima fiamma che brucia eterna dentro lei sotto quel che vedo
solo l’ombra di quella fiamma scotta più del sole e mi tiene sveglio
mentre io vorrei dormirle al seno, e al ventre, e come falena bruciare un po’ di più.

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=65813 

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Il corpo gioioso

L’aria è quella delle chiesette alpine
vuote e mute di suono e sacre
le stanze invece quelle dell’eterna musa incantatrice
così sto avvolto e silenzioso nella luce delle vetrate
e guardo lei e il suo corpo avvolto nella gioia degli occhi miei.
L’ho già vista mille e una volta in mille pose nelle più ardite fantasie del cuore
l’aria adesso è quella dei doni preziosi e attesi a lungo solo per me
lei nella stanza il corpo gioioso muove
ecco, vedi si capovolge e supera le mie fantasie
le labbra apre per affondarci un bacio.
In quelle stanze sono istanti eterni come lei
lei che con le mani s’accarezza come per accarezzare la gioia mia
mi guarda, come a dire guarda e metti le mani qui
sbrigati, è solo gioia da godere.
L’aria adesso è quella delle stanze mie
calma e ferma e adesso piena della lucida gioia sua.