Intravisto

Da un intreccio di rami si intravede la piccola rosa
e oltre a far da sfondo un lago blu
tre bellezze e una non dura sospesa nel blu.

Qui dentro il bosco dall’intreccio di rami
c’è una farfalla che sulla rosa si posa
quattro bellezze e due sospese nel blu.

Qui dentro il bosco ci sono ombre e luci danzanti
oltre il lago ha uguali onde scintillanti
la farfalla e la rosa sono due incanti
e non c’è bellezza che resiste di più
di quella che hai intravisto nel blu.

E allora un flash, una scatto, un’idea
poi a casa qualche filtro al photoshop
un po’ di colore, rivela dettagli e un po’ di zoom
la farfalla e la rosa così scintillano nel blu
immergersi nell’intravisto poi è l’incanto che dura di più.

Fammi una domenica negli occhi

Dammi la bocca immaginata sotto alla mascherina nera
con quelle due fossette fermasangue ai lati.
Dammi il sogno sognato dal tempo antico degli alberi
quando danzava l’aria al sole spostando rami, foglie e gonne e fantasia.
Dammi il profumo del caffè della domenica in cucina
io chiudo gli occhi, da questa poltroncina
e dalle palpebre poi ti lascio penetrare
l’abito ce lo metto io così poi te lo toglierò.
Che il desiderio è cosa antica e eterna
già impressa sulla retina come fa il sole del mattino
e il tempo sarà un velo bianco e trasparente e non una mascherina scura
la bocca immaginata una ferita o una lacerazione vera.

Prendi questa mano, zingara

Prendi questa mano, zingara.
Raccontami il buio com’è.
La notte è lunga da attraversare, fammi spazio vicino a te.
I tuoi denti e la tua schiena brillano
mentre i tuoi sensi scintillano, nell’oscurità.
I tuoi occhi sorridono nell’ombra
le tue carte si aprono le nostre mani si mischiano.
E il presente e l’infinito nel buio si confondono,
mentre i tuoi sensi rispondono, nell’immensità.

Poesia arriva sempre misteriosa

Poesia arriva sempre misteriosa
non è questione di luce o buio
a volte è una risposta a una domanda che non fai
a volte una nuvola gravida che non sgrava mai
a volte una tempesta che se ne esci non lo sai.
E’ allora che si scrive dell’acqua che scende al lago anche se non c’è
e non sai se è l’onda a seguire il passo o il passo l’onda
ma si va insieme in altri spazi come acqua trasparente.
e è proprio la trasparenza che spaura
i pesci sul fondale, i sassi lucidi, la luce che penetra
l’infantile luce che riempiva spazi immensi
e che ancora torna a illuminarli.
Poesia arriva sempre misteriosa
mentre magari pensi alla lista della spesa
indecente e gioiosa come una sposa
ma l’indecenza vera sarebbe non crearla per poi portarla ai sogni.

Nello specchio del sogno

MasticadoresItalia // Editora: Ylenia Ely / Fundador de Masticadores: J re crivello

By Franco Bonvini

Appoggia l’abito alla sedia, prima di aprire le porte al sogno
mi regala uno specchio, che riflette il suo
non ha nessun pudore, come gli angeli o una sposa
mi dà il bianco della neve e come neve inizia a volteggiare.
Potrebbe avere gli anni miei, quelli spensierati della giovinezza
perchè in quello specchio il tempo non ha più valore
eppure cresce il desiderio e sembra antico come il mondo
mentre continua le sue acrobazie di femmina archetipa.
Dà una vertigine che non è mai per senso di vuoto
forse è per troppa gioia abusiva
oppure per uno sprofondare nelle pieghe con cui gioca e tamburella con le dita.

Quello che so è che vorrei che non finisse mai il gioco
e che lo specchio fosse un lago e i tondi seni e i fianchi onde in cui bagnarsi
onde d’acqua dolce e chiara che si può…

View original post 36 altre parole

Io

Quando dico io è sempre un errore
che c’è sempre un bimbo che giocava nelle piazze allagate con me
e il ragazzo ferito, e quello infreddolito nelle tormente di neve
e anche quello felice su qualche spiaggia al sole.
E poi il padre e la madre che guardanoancora alla mia vita
da qualche posticino che non so ma che so di pace
non vogliono cambiarmi o salvarmi da qualcosa che ancora non so
che ormai han fatto tutto quello che si può
eppure mi cambiano e mi salvano ogni giorno, questo lo so.
Certo devono fare una gran fatica a trovarmi a volte
quando sparisco nei pulviscoli che la luce rivela
la luce che filtra tra i rami o le rose e crea gemme lucenti sulle cose
riflessi di brillante luce leggera e preziosa.
Il nipotino se n’è accorto
dice che ogni tanto vado a parlare con gli angeli
e non sa angeli non sono,
ecco anche lui sono io.
E poi c’è lei, sempre avanti sui miei sentieri
io sempre in attesa che appaia come belva dal buio
e come belva da belva vestita ma come piace a me
io sempre in attesa che appaia e che mi salti dentro a un sogno
di una tale bellezza da incantare e intimorire.
E’ una belva guerriera ma di feroce ha solo la bellezza
ha una dolcezza di madre che sfama e disseta.
Ecco anche lei sono io
siamo sempre in attesa sul sentiero.

Nello specchio del sogno

Appoggia l’abito alla sedia, prima di aprire le porte al sogno
mi regala uno specchio, che riflette il suo
non ha nessun pudore, come gli angeli o una sposa
mi dà il bianco della neve e come neve inizia a volteggiare.
Potrebbe avere gli anni miei, quelli spensierati della giovinezza
perchè in quello specchio il tempo non ha più valore
eppure cresce il desiderio e sembra antico come il mondo
mentre continua le sue acrobazie di femmina archetipa.
Dà una vertigine che non è mai per senso di vuoto
forse è per troppa gioia abusiva
oppure per uno sprofondare nelle pieghe con cui gioca e tamburella con le dita.

Quello che so è che vorrei che non finisse mai il gioco
e che lo specchio fosse un lago e i tondi seni e i fianchi onde in cui bagnarsi
onde d’acqua dolce e chiara che si può anche bere
per togliere arsura e sete e il corpo rinfrescare.
Quello che so è che tutti i giorni vorrei dei sogni belli così
a dispetto di quello che diceva che sogni così non ritornano più.

Fin qui e non oltre (rivista)

Forse è una prerogativa dei nati al lago,
quel confine di montagne sempre davanti agli occhi
unico sbocco il cielo o l’immaginario oltre le curve
il mistero dell’infinito troppo lontano per un bimbo o un vecchio.
Tutto è qui davanti,
e il sole luccica sull’ acqua,
il vento increspa la superfice
e a volte i lampi la impauriscono.
Se c’ è un infinito, per un bimbo è oltre le montagne,
oltre le curve o il cielo,
per lui lo spazio oltre la cornice del non è mai limitato
forse oltre non c’è la paura dei lampi
o il desiderio che torni il sole
l’infinito è sempre oltre le montagne.

Eppure io voglio stare di qua,
se non ci sono paure o desideri voglio stare di qua
voglio andare a pescare sul lago
sperando che non piova
che poi è solo acqua che mi bagna.
Con una radiolina
dalle pile quadrate attaccate dietro con lo scotch
e magari un libro, o perchè no, un topolino, nell’ attesa che qualcosa abbocchi.
E se pioverà ci sarà sempre un portone, un tetto
una castellana accogliente per ripararsi
E tutte quelle goccie si aggiungeranno al lago che rimarrà un lago.
E avrà la pelle d’oca e canterà andando al mare.

Sì è’ di qua che voglio stare
in questa finitezza infinita
a immaginare cosa c’è oltre il confine dell’inquadratura.