Pioggia sul lago

Quando venne la pioggia sul lago fu un fuggi fuggi
ognuno raccolse le proprie cose e corse verso l’auto
e poi ingorghi, e code, luci tremolanti oltre il parabrezza,
che il cielo sopra il lago quando piove si fa scuro
scuro di nuvole nere e la luce fatica a passare,
il loro tempo scandito dai tergicristalli.

Eppure stare qui è tanto bello
l’albero che ti ripara ti conosce
è un amico premuroso
intanto che i sassi si scuriscono goccia a goccia
si formano pozzanghere tra loro
e l’acqua ci rimbalza dentro.
Ma nessuno è qui a guardare
il lago con la pelle d’oca che nessuno vede.

Non vedono neanche la luce che appena spiovuto piove dal cielo
nè le mille goccioline sopra le rosse panchine,
piene d’arcobaleni.

La forma del sesso

MasticadoresItalia // Editora: Ylenia Ely / Fundador de Masticadores: J re crivello

By Franco BonviniBlog

Fu in una sera qualunque mentre stavo alla deriva colorasti un sogno di mille colori su una mano sola. E fu gioco di mani a seguire i contorni le tue mani disegnanti orli frastagliati e indicibili abissi. Fu in una sera qualunque su un ponte in bilico tra due sere lontane regalavi e ti davi il mistero della gioia. Forse facevi finta di piegare i ginocchi ma ci sapevi fare e restavo incantato a sognare tutti quei colori non mi hanno più lasciato li porto sempre con me nelle tasche pesanti sono sempre con me nell’ aria, nei fiori e in tutte le cose. Appari ovunque nei tagli lungo le dorsali nei corpi con volti nascosti da ombre e tagli di stoffe e di questo ringrazio la vita che è stata e quella che sarà ringrazio il mistero di te e della gioia che non sai…

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M’hanno regalato un sogno

M’ hanno regalato un sogno stanotte.
Stavo sulle cime dei miei monti
tra i narcisi e i mughetti, lo zafferano alpino e i ciclamini,
ero vento che accarezzava i prati e i fiori,
scendevo dalle cime spalancate nel cielo
puntavo verso i boschi, a fondo valle
passando tra fonti e ciclamini.

/*Ed erano così belli
e colorati i ciclamini
che il vento, carico di profumi, colori e goccioline d’acqua di fonte
si fermò a baciarli.*/

Per il desiderio di averne uno poi
all’ improvviso misi braccia di bimbo
e lo colsi.
Il più bello e profumato,
proprio al centro del bosco.

foto mia

Madonna della rovinata

Dicono che lì sorgesse una cappelletta con un affresco dell’Addolorata e che nel 1849 una frana staccatasi dai monti e che scendeva rovinosa verso Lecco si sia arrestata proprio lì.
Dicono, è una leggenda, una credenza che sia stata la cappelletta a fermarla, ma come dice il nipotino, una leggenda non è che non sia vera. Solo non si sa se è vera.
Lì poi hanno costruito una chiesetta, e poi un santuario, e tante cappellette lungo la mulattiera poi trasformate in stazioni.
Tante fermate anche per riprendere fiato perchè la via è davvero ripida.

Ma una volta su si vede il lago, e Lecco, dal suo stesso punto di vista.

Giorni affaticati e oppressi

Eppure cerco ancora gioie e bellezze in questi giorni affaticati e oppressi
lo chiedo alla sorte, se per caso le ha viste, dietro le porte di qualche segreta stanza.
E ne vado in cerca, anche salendo per le mulattiere che vanno ai monti
alle cime a cui chiedo da dove verrà l’aiuto.
Salgo per sentire la stessa fatica e oppressione in petto e dirgli che non mi batterà
vedrà, arriverò alla colma, anche con l’ anima trafitta da una spada d’angelo,
certo è servita qualche fermata, che il fiato manca
fermate come stazioni lungo il viaggio
e ogni stazione un pensiero.
Da lassù poi si vede il lago, e le case, i tetti i muri
e sopra forme bianche nell’ azzurro
pare proprio una bella cartolina se non sai cosa c’è dietro i muri.

Sulla foranea

Sto sulla foranea
l’acqua s’infrange sulle mura spinta da un vento da nord
la scavalca inzuppandomi
al largo vele bianche tentano il rientro
poi il cielo si fa oscuro e il vento freddo e contrario
e soffia forte, e non è carezza
e lampi cadono nell’acqua giocando al bersaglio con le vele
e l’acqua è schiuma, e spuma, e io il suo balocco.
A questo punto dovrei svegliarmi, e invece no.
Forse sono davvero lì
dove sono andato tante volte senza mai tornarci davvero
e mamma è su al faro e guarda il lago
guarda le sue vele al vento e muta apre la bocca come a respirare
forse parla al vento, che non vuol dire a vanvera
mamma ha sempre saputo essere molto convincente con parole buone.
Ma il cielo ancora ogni sera si fa oscuro
e io sto sempre lì, sulla foranea.
Una vela è ancora al largo.