Anima nel vento

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=51951

 

La notte,
dopo che il giorno s’è spento
lentamente nella sera,
lei esce da questa stanza,
silenziosa.
Non serve rincorrerla
ti mostra tutto quello che vede.

Eterea e impalbabile come il pensiero,
scivola sul vento della notte,
vola attraverso boschi e laghi
o sopra le luci della città,
entrando in altre stanze
mentre in questa un’ altra presenza vola.

Io la conosco,
l’ anima mia.
Si stacca come fuggendo da questo mondo
come se andasse a un furtivo appuntamento,
con altre anime in volo.
Tornerà al mattino,
senza dare spiegazioni,
riconsegnandomi a questo mondo.

Ogni giorno,
finchè un giorno,
stanca,
si scorderà di tornare
e resteremo là, nel vento.

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Dopo i sogni
apro gli occhi al giorno
Sole nascente

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Una piccola cosa

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=51926

E’ una cosa piccola, l’ anima,
credi che che abiti il corpo.

Invece è là fuori,
in qualche luogo.
Forse nella mente di una ragazza
che fece oplà un giorno
oplà e un bacio
oplà, un bacio, un salto e un girotondo.
E tutti giù per terra.

A volte è al bosco,
in cerca di una radura,
di un’ angolo d’ azzurro
da cui aprire le ali al volo,
e salire verso la colma dei narcisi.

Ma quando sta dietro ai vetri dei tuoi occhi osserva il mondo
osserva gli alberi curvarsi al vento
e il cielo, e le nuvole baciarsi.
E’ lei che te lo fa notare.
Non so come fa
ma è da questi occhi che si guarda apparire in angolo di cielo
volare radente tra gli alberi
e salire veloce ai narcisi.

E’ una cosa piccola, l’ anima,
solitaria e sempre un po’ bambina.
Non le importa del tempo
o di quanti anni hai dietro quei vetri
come quegli alberi
che si baciano
lucidi di pioggia
e che non sanno la loro età.
Puoi averne tredici o diciannove
quaranta o sessantasei.

Si nasconde tra le righe l’ anima
ma se qualcuno crede di vederla,
lì tra le righe,
tu dì che non è vero,
e non sbaglierai perchè è la verità.
Sarà già altrove
per un altro giro.

E’ una cosa minuscola, l’ anima.
E’una piccola scintilla d’ infinito vagante.

Lei guarderà tutto questo fiorire e sarà felice

Eppure era vero.
Dopo la chiamata
la corsa in auto, sotto un cielo scuro
(forse si son sbagliati)
e quella per le scale
(vedrai che si son sbagliati)
la camera era vuota
e lì non c’era.

Il poco calore rimasto
convertito in gelo.
Solo un’ infermiera
a indicare la via,
di là,
attraversando i dormienti
e poi giù fino ai sotterranei.

Ma neanche lì c’era
sotto il lenzuolo bianco
solo un corpo nudo.
Le ho toccato la fronte
non c’ era traccia dell’ antico calore.

Poi, il giorno dopo,
l’ han chiusa in scatola
con un attrezzo ronzante insopportabile.
Sentirlo le fu risparmiato.
Ma torneranno ancora le foglie sugli alberi,
dopo che il vento che fa i capelli bianchi le avrà strappate
d’ un colpo, piegando gli alberi a terra
che per rialzarsi le avranno lasciate cadere.

Forse non domani ma torneranno,
giovani e verdi spunteranno improvvise,
e gli uccellini torneranno a farci il nido
e a cantare.
Daranno ombra al sottobosco
dove nasceranno i bucaneve
e poi le gialle primule
e tutti gli altri fiori.

Anche gli alberi fioriranno
e le api inizieranno il loro lavoro
per addolcire il sonno ai bimbi.
Il cielo sarà ancora azzurro.
E lei dall’ quell’ azzurro guarderà tutto questo rifiorire e sarà felice.

La piazza in riva al lago

Sembra una normale piazza
come ce ne sono tante in molte città.
Sulla sinistra, guardando verso il lago,
una fila di portici e caseggiati antichi.
Sulla destra il Duomo.
Al centro passeggiano i piccioni,
che nei pomeriggi di sole
puoi rincorrerli, buttargli il riso,
e vederli svolazzare a destra e a sinistra.

Oggi è molto cambiata
ma è diventata magica.
Seduto su una delle sue panchine guardo un bimbo,
che rincorre i piccioni,
e a sinistra, sotto i portici, ce n’è un’ altro,
armato di spago e calamita che pesca monetine nelle grate davanti alla Standa.
Da destra ne arriva un altro,
pedalando veloce sulla sua biciclettina,
poi alza le gambe e si lancia nel lago esondato fino ai portici.
Poco più avanti c’è un ragazzo che entra al Mantovani,
a cercare nuovi pezzi per un plastico.
E arriva anche un furgone della lavanderia,
si ferma a scaricare proprio davanti al negozio, in un ristorante,
poi fa scendere il figlio e entrano insieme nello stesso negozio.
Li guardo da sotto i portici,
lo vedo uscire quel figlio, cresciuto, e con un figlio suo che tiene in mano un aeroplanino.

Ma la magia più grande è che proprio in fondo,
sulla riva del lago,
ci siamo davvero..
Tutti e tre.

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No name

Assegnare sempre un nome a una variabile
che ne ricordi il senso,
tipo
int lightPin = A0;
e
light = (analogRead(lightPin));
per leggere la fotocellula sul pin 0.

Sognavo stanotte,
sognavo di svitar bulloni
e togliere la testa
e poi il cilindro
da rettificare e ricromare.
Insomma sognavo dei fatti miei
e della gioventù
e che un pistone grippato in superstrada non è una bella cosa.
Sarà che 10 chilometri a piedi spingendo la moto restano impressi.

Si è presentata all’ input a non so che pin
mentre ero preso in questi fatti miei
e non so nemmeno come si chiamava
ma tirava forte,da dietro.
Alla vita.

Si faceva sempre più vicina
si sentiva il calore buono alle spalle.
Quando mi voltai, svanì, sciolta in me
o viceversa
o semplicemente non c’ era nulla.
o c’ ero io ma non solo io.

Resta un nome da assegnare a un pin
e a una variabile
che ne ricordi il senso.

Le cose che restano

Io non lo so dove restano le cose che non sono più,

o che semplicemente non sono.

So che riempiono spazi fatti d’ aria,

li riempiono di di vibrazioni,

costringono le stelle a seguirne i contorni

e imprigionano le nuvole e altre cose dentro quei contorni.
E’ così che al bosco ci sono alberi che non sono alberi

e a guardarli ti chiedi se la notte lì da soli hanno paura

o se aspettano mattina senza timori illuminati delle stelle.

E è così che ci sono cespugli di margherite che danzano al vento

su una musica inudibile,

come in un giro di valzer.

E’ così che al lago gli spruzzi non entrano in una figura che brilla al sole.
Facile l’ alibi dell’ illusione, delle mancanze o della fantasia.

Ma poi i monti riflessi nell’ acqua disegnano uno skyline di città mai viste

e le macchie tra il verde il mistero di volti inconosciuti.

Una piccola poesia

C’era una piccola poesia,
che si rannicchiava sul mio petto
cullata dal respiro.

Stava così e dormiva,
così lontana coi suoi sogni senza tempo.
Nelle orecchie aveva il mio cuore
e il respiro era il ritmo del suo sognare
la mano sui capelli il vento che la spettinava in sogno.

Oggi è vestita del suo colore preferito,
non dirle che è rosa, è pink,
non sa che sono qui
col suo cuore di due anni in petto e non ci sta,
starà un poco a guardare in giro
magari addossata alla parete
poi sceglierà nuovi giochi e amici.
Mamma poi torna sempre.