Desideri

C’è una donna sulla montagna
e dalla montagna si vede il lago.
Tra il verde raccoglie i narcisi
vestita dello stesso colore del cielo
il viso dissolto nel sole.
Intanto un ragazzo è uscito sul balcone
a fumare una sigaretta,
unisce puntini luminosi di stelle
per farne desideri da portare in tasca.
E’ una donna china sui narcisi che disegna
vestita dello stesso colore del cielo
il viso dissolto nel blu scuro della notte.
Non è mai rientrato
neanche ora che la vista disegna raggi attorno alle stelle,
sdoppia la luna e non se ne vede il centro.
Andrà a suonare oggi,
attento a non sudare preparando il palco sotto il sole
con tutti quei desideri assieme ai plettri nelle tasche.
Quella donna c’è sempre tra la gente
e lui dal palco vede il lago.

Duro sogno

Sai quando apri il gas, al semaforo
che una così non l’hai mai provata e vuoi proprio vedere fin dove arriva..
E lei risponde bene, schizza via veloce, cantando in sol
e nell’ eccitazione quasi quasi ti diventa duro.
Poi ti accorgi che hai oltrepassato la piazza
e quattro incroci che neanche hai visto
e il quasi si sgonfia.
O quando il vagoncino dell’ ottovolante arriva sulla cima, sparato da un cannone,
e resta fermo un attimo lunghissimo
mentre sul soffitto del tendone, nel buio, volteggiano pianeti e stelle
ma poi quell’attimo finisce e cadi
e l’ incanto svanisce, e anche l’ eccitazione.
Ma più ancora è quando le guardi il culo
ben fasciato nel suo abitino azzurro troppo corto
e mentre guardi si inchina a raccogliere qualcosa
e lei lo sa cosa succede quando si inchina
come lo sa che stai a guardare il rosso spuntare dall’ azzurro.
Ecco, lì sì che si fa duro davvero.
Senza quasi.
Non c’è moto o razzo che tenga.
Ma poi si alza e se ne va con quel qualcosa raccolto,
e con lei anche il senza quasi se ne va.

La bella amata

Sull’ultima curva del sentiero la bella amata sta
come un confine
e sempre si va oltre
un po’ per vedere dove fioriscono le rose
un po’ per avere malinconia di averla avuta tra le braccia nuda
che di meglio non c’è.
Di meglio non cè
e mentre si pensa questo si continua a camminare
curva dopo curva
ma ogni curva è lei, un fianco, un seno
la meta del sentiero sempre lei che crea il mondo
e i suoi sentieri
così che la meta non arrivi mai.
Sarebbe come cadere in un abisso di gioia senza ritorno
sarebbe come dire è mia, e questo fa paura
la stessa di dire non è mia.

Rosa

Guarda la più bella rosa
Rosa che non è rosa
ma che di rosa veste.
Guardala nel mattino
rosa che non è rosa
bagnata di rugiada
offrirsi al sole e al vento
per asciugarsi e per brillare un po’.
Guardala rinfrescarsi nei pomeriggi
all’ombra di tigli e faggi
Rosa che non è rosa
ma a volte bianca e a volte rosa.
Guardala la sera
nella penombra della stanza
lama di buio che nel buio danza
rosa che non è rosa ma rosa come una sposa.
Poi c’è la rosa nera
Rosa che non è rosa
scontrosa e non sincera
che solo nella mente mia si avvera.

Luoghi perduti

Questo fa la morte
fa il mondo più piccolo
pian piano si prende luoghi dove non puoi più andare pur andandoci sempre.
E sembrano anche uguali, l’ acqua brilla al sole e se piove accappona la superficie
che devi correre a ripararti sotto un balcone o portico
ma forse non è lo stesso riparo perchè non c’è nessuno sotto.
Si vede sì il lago, fino alla prima curva
che i laghi hanno sempre una fine
e la breva accarezza leggera la pelle
ma non son più gli stessi luoghi senza le presenze vive.
Gli occhi seguono il profilo delle rive
e cercano di vedere sempre oltre le curve
e oltre le curve c’è sempre qualche stupore nuovo
fosse anche un tir in contromano che farà il mondo ancor più piccolo.
Credo, ma non ci spero.
Forse farà ritrovare i luoghi perduti
con un nuovo stupore che non avrà fine.

Notturni incanti

MasticadoresItalia // Editore: J re crivello

by Franco Bonvini

Questo dicono le onde
a chi le ascolta seduto sopra un masso sulla riva
questo dicono e non si mostrano
nel buio delle acque fonde.
Ma lasciano che il bianco spunti
chiaror di luna sulle loro cime
bianco che incanta
con movimenti e canti.
Questo dicono
e più che dir sussurrano
sognaci in abiti bianchi
quando saremo distanti.
Così riappaiono nei sogni
nel fondo delle notti buie
e sempre lasciano che il bianco spunti
tra movimenti e incanti.
https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=66036 

View original post

Notturni incanti

Questo dicono le onde
a chi le ascolta seduto sopra un masso sulla riva
questo dicono e non si mostrano
nel buio delle acque fonde.
Ma lasciano che il bianco spunti
chiaror di luna sulle loro cime
bianco che incanta
con movimenti e canti.
Questo dicono
e più che dir sussurrano
sognaci in abiti bianchi
quando saremo distanti.
Così riappaiono nei sogni
nel fondo delle notti buie
e sempre lasciano che il bianco spunti
tra movimenti e incanti.

Piccolo specchio argentato

Sta al bosco un piccolo specchio argentato
da qualche villeggiante perso o dimenticato
sta a terra, tra le foglie morte e vive
ogni tanto un bagliore
come di cosa che sopravvive.
Passò di lì una lupa irsuta, scaltra e selvatica
attratta dal bagliore ci si è specchiata
non so che cos’ha visto nè perchè non si sia piaciuta.
ma da quel giorno iniziò a rasarsi la patata.
Si faceva chiamare ancor selvatica
per ricordar di quando scaltra lo era stata
scordando che ai lupi la lupa piace irsuta per definizione
come dice anche il detto “..sempre piaciuta”.
Tutt’altra cosa son le maialine rosa e lisce
ma questa già è un’altra storia
probabile o improbabile di una vie en rose.

Giù, dall’ altro versante

C’è una vetta, alla fine di questo mondo.
Troppa la distanza, misurata in tempo che ci vuole per andare da qui a lì, e poca voglia di andarci.
Da bimbi neanche si vede
forse per l’altezza dei bimbi che la pone oltre il loro orizzonte ottico.
O forse perchè tutti presi a costruire mondi diversi di mattoncini e meraviglie
dove per i fantasmi e i mostri basta gettare un biglietto e un nome in una scatola mangiapaura.
Poi cominciano le avvisaglie..
si inizia a scorgere la cima a volte
brillante al sole, o avvolta da lampi e nuvole nere.
Oggi, da qui, si vede bene.
Alta, sempre più vicina
innevata se uno vuol la neve o ondeggiante di grano verde e oro se lo vuoi.
Caricherò le batterie un giorno, oltre la capacità nominale
e magari monterò un motore da 2000 Watt, per fare la strada più leggera
un panino e una bottiglietta di tè o chinotto nelle borse,
un sacco di bigliettini, e nomi, e immagini da seminare lungo il cammino.
Per me magari sarà acqua di lago alpino
con riflessi di verde e cime innevate e brillerà al sole.

Ci saranno ragazze al bagno, tante
e motoscafi, gommoni in planata e vele alla breva
ci starò finchè l’inverno con la sua neve cancellerà ogni via di ritorno.
Allora giù!
In picchiata dall’ altro versante
senza nomi o bigliettini
verso nuove terre e nuovi soli
nuovi mondi di mattoncini e meraviglie.
Immagino già com’è..
è come quando esci da un bosco, su una strada mai vista, e sei felice
che c’è ancora altro da esplorare.
Lascerò in cima il panino e la bottiglietta di chinotto, su una panchina,
per i viandanti
si sa mai qualcuno avesse sete o fame.

Nel mio taschino

Nel mio taschino non ho orologio.
Forse qualche capello corvino doloroso
un pelo tormentoso
un pezzo di stoffa a coprire il tutto.
I plettri fanno compagnia a vecchi scontrini dimenticati.
Nel mio taschino insomma
c’è tutto quello che va conservato e non deve andar perduto.
E ogni tanto una donna fiorisce
e volge la corolla al sole, capovolta
e a me.
Non ha taschini, nè stoffe a coprire
e nemmeno l’orologio.