Lilith

E’ la musa degli artisti,
musa incantatrice
disegnata in mille pose.
Cantata da uomini e poeti che la innalzano alle stelle
Sembra che il tutto mondo sappia tutto di lei.
Ma non è vero.
Lei beve a fontane che non dissetano mai
Scritta sì ma mai letta davvero,
dipinta e mai vista,
musicata senza ascoltarla.
Piange in silenzio lacrime invisibili
non ha età e non ha tempo tempo
quindi bella di una bellezza che non sfiorisce mai
eterna mai vissuta.

Roberto Ferri – Lilith

Dal treno

Corre veloce e rosso attraversando città pianure e monti
carico di vite
e molta altra vita corre altrettanto veloce fuori dai finestrini
ma nessuno se ne accorge più-
Qualcuno gioca con lo smartphone per accorciare il viaggio
mentre il treno attraversa un parco giochi, o un luna park.
Un altro legge di avventure e baci, e storie d’ amore
mentre quei due si baciano là fuori nel prato.
C’è chi ascolta musica, in cuffia
passando vicino a un’ orchestra di cicale e fili d’ erba.
Chi sogna a occhi chiusi paesaggi da favola
sfrecciando ai piedi dei monti col lago che brilla di sole a destra.

Mi porterò un libro hard a luci rosse, il prossimo viaggio
da tenere ben chiuso nello zainetto
per vedere dal finestrino che succede..

Una piccola vita

La morte non è l’ultima cosa che ci toccherà
ci potrà succedere di tornare di quando in quando nella mente di qualcuno
se ce ne accorgeremo, questo non lo so
ma rivivremo una piccola vita.
Ma dì, son bella? ..che l’ga de vegnì ul dutur
ma non avevo specchi per farla specchiare
e questo è tutto.
Forse voleva il suo abitino azzurro
rimasto sulla gruccia nell’armadio
e le scarpine nere, da cittadina
quelle che aveva immerso nella fanghiglia di neve
perchè non le avevo detto che su alla tana dei lupi la neve è alta e fredda.
Questo può succedere
rivivremo tutta una vita in una piccola vita.

Fiaba

Prendo il suo volto e lo scrivo
sotto ci scrivo le curve dolci delle spalle
e lo spazio tra loro dove riporre i baci.
Spalle che scendono a seni pesanti e sodi
e lì ci scrivo due frutti di ciliegio
saporiti e dolci
e anche un profumo di Venere.
E strano come il profumo si spanda
nella lunga pianura verso il monte
al centro della pianura ci scrivo solo una parola
forse un cuore
o un luogo
per un altro bacio
per una sosta lungo il cammino.
Poi scrivendo scrivendo si scende ancora
e le parole si fanno mute di silenzio
ma là sotto ci scrivo il suono che fanno i baci
nel nido delle fiabe e del raccoglimento.
E questo è tutto questo scrivere
una fiaba non ancora scritta che qualcuno mi ha regalato.

Preghiere

Io mi ricordo di preghiere singhiozzando
non so se sono state ascoltate
so che non sono state esaudite
so anche che non potevano essere esaudite.
Qualcuno, o nessuno ha ascoltato quelle parole
parole come pietre pesanti, una sull’ altra, fino a farne un muro
e al di là finiva il tempo
non c’era più tempo.
Al di qua non c’è più tana o rifugio o sosta che dia quiete
anche davanti al lago il vento accarezza rivelandoli volti e figure
al di qua è vento che mi spettina i capelli
non più una mano che li pettina.
Le parole di oggi sono solo neve che cade e si scioglie piano nel lago
e tra non molto rimarranno solo scintillii sull’acqua gelida.

Rabbia

Forse ho capito questo fedele senso di non appartenenza a nulla
che per stare in questo mondo ci vuole rabbia
ma dì, tu ce l’hai un po’ di rabbia per me?
A volte basta una coperta stesa sul tavolo della cucina
che arriva fino a terra e sotto è tutta un’altra cosa
bastava un po’ di luce della fosforescenza di una madonnina
e tutto diventava un’altra cosa.
O quel sentiero che dalla provinciale scendeva al lago nel buio della notte
ma il remoto bimbo aveva una piccola torcia per essere indipendente e farsi amica la luce
dev’essere lì che lui ha gettato armi e rabbia nelle acque fonde della notte scura
dev’essere per quello che ora qui son senza voce.
Ma dì, ce l’hai un po’ di rabbia per me?
Io intanto giro per tutti i sentieri a lago
e forse mi riconoscono, non so
ma non la trovo.
C’è vento a volte, questo sì
e frane e acqua fitta,
divieti e specchi infranti
eppure non è rabbia.

Scorda l’agosto ormai andato

Non ci sarà niente di migliore finchè non li avrai scordati
quei giorni d’agosto e il sole che entrava dalle finestre chiuse
la luce che illuminava il corpo e le sue mille pose
niente sarà migliore finchè non li avrai scordati.
Allora niente mancherà più in questo presente
il domani sarà solo destino da risognare
sognare giorni d’agosto e sole che entra dalle finestre chiuse
su un corpo illuminato e sulle sue mille pose.
A voi potrà sembrare che non li ho scordati
ma non è vero, è solo che li ho reinventati.
Se poi sapessi scrivere anche il quando il come e il dove
sarebbe proprio adesso, come allora e qui.
Ma non pensate che mi manca perchè l’ho scordata
mancherà domani dopo che l’avrò risognata.

Cuore idrovolante

A volte penso che lei non stia bene qui dentro di me
perchè mi duole il petto, su questa poltroncina
come se volesse uscire
aprirci uno spiraglio e uscire,
andare per campi a margherite
o volare nei cieli in mongolfiera
come quando guardava con me gli idrovolanti al lago
ecco, proprio come volesse essere lassù con loro
per potermi vedere e benedire.
Allora sto fermo e immobile per lasciarla uscire
e sto a vedere che succede
ma nulla mai succede e allora esco io.
La porto per i campi di margherite e ciclamini
per sentieri conosciuti o sconosciuti
poi arriviamo di fronte al lago.
su qualche panchina seduti
a guardare gli idrovolanti
e a sognare viaggi in mongolfiera mai avuti.