Qualcosa che batte

C’ è qualcosa nella nebbia dei mattini di questi giorni d’inverno
nell’ umidità che condensa e scende in goccioline rigando il parabrezza
mentre il sole che nasce imbianca sullo sfondo.
Qualcosa che ti invoglia a spegnere il motore
procedere ascoltando il rotolio delle gomme
l’ aria che fischia come il vento tra gli alberi,
e a osservarli gli alberi
appaiono a uno a uno dallo sfondo bianco.
Stai in ascolto e senti qualcosa battere nel petto
ma non sai se è il cuore
che si fa anima
o l’ anima
che si fa cuore.
Intanto sei lì,
in auto e anche fuori
tra gli alberi.
E gli alberi ti vedono apparire dallo sfondo bianco
a motore spento, in silenzioso elettrico
a uno a uno ti vedono apparire, per poi sparire nel bianco.

Rapide

C’è un luogo, lungo il Lambro
dove l’ acqua accelera la sua corsa scendendo rapide artificiali
prende forza e velocità
per alimentare la ruota dell’ antico mulino in disuso.
L’ acqua spumeggia di bianco mescolandosi all’ aria
si insinua in ogni passaggio
corrode le pale della ruota che ormai non gira più.
Se ti fermi lì, se stai a guardare,
dopo un po’ ti trovi a pensare come lei.
Ma quando esce dalla strettoia
tutto s’ acquieta
l’acqua riprende la sua calma,
puoi seguire il corso del fiume con lei
dalla ciclabile a lato, pedalando senza fretta,
e dopo un po’ ti trovi a pensare come lei.

Foschia

C’è foschia oggi, che confonde le cime dei monti col cielo
e il verde salendo cambia pian piano in grigionuvola
c’è foschia che nasconde i profili dei monti
ma sai com’erano e la memoria li ricostruisce
sbagliandoli un po’.
Dev’essere così che svaniscono anche i ricordi
sfumano piano in un grigio che non so
ma sai che c’erano e la memoria li ricostruisce
sbagliandoli un po’.
Dev’essere così che si scordano i posaceneri
come quando vado in cucina per farmi un bel caffè
e già che ci sono mi porto anche il posacenere da svuotare
prendo la zuccheriera, metto lo zucchero nel bicchierino
metto il bicchierino sotto la macchina del caffè
e torno sul divano per bermelo in santa pace
mi sdraio e mi ricordo del posacenere da andare a riprendere in cucina
perchè mica si può bere il caffè senza una sigaretta.
Questo quando va bene
se no torno in sala con la zuccheriera
poi torno in cucina a cercare il caffè, finito chissà come nell’armadietto al posto della zuccheriera
e finalmente torno in sala per bermi il caffè
se non dovessi tornare ancora in cucina a riprendermi il posacenere.
Così svaniscono piano anche i visi, e i corpi
e i nomi delle cose
svaniscono piano verso un grigionuvola che non so
e finchè sai che c’èrano li ricostruisci
sbagliandoli un pò
poi toccherà inventarli, credo.
Spero solo che siano belli.

Qui

Qui, con questo piccolo foglio di carta elettronica davanti
non so se scriverla o disegnarla
ma in fondo disegnarla è scriverla e de-scriverla
con qualche tormentosa aggiunta per farne il corpo un poco mio.
Oh, quante volte ho già sostituito il buio con la luce
quello che non conosco con quello che conosco
quello che non fa con quello che le faccio fare
fatto finta di amarla, come i bimbi, che credono la finzione vera..

“che bell’inganno sei, anima mia”

Forse è presto, forse troppo tardi

Mi sono svegliato troppo presto stamattina
così che non c’è annuncio del nuovo giorno in cielo
solo buio, e ombre dei lampioni sulle case
che continuano a non muoversi
e altre ancora, che continuano a non esserci
l’aria però è fresca e invita a respirarla
ma io continuo a fumare guardando il cielo
e penso che è inutile tornare a dormire
e non so nemmeno che ore sono, che non ho orologio
e il telefono è scarico per dimenticanza
caduto sotto al divano.
Così sto qui, al balcone, e la fantasia è il lampione acceso che disegna le ombre ai muri
che continuano a non muoversi e a non esserci
nemmeno un po’ di vento che muova gli alberi e le vesti
della figura accesa dal lampione.
Forse non mi aspettava così presto
ma in verità non so nemmeno se è troppo tardi
solo sto qui, e aspetto il sole se verrà
qualcosa dovrà pur venire
fosse anche un lampo di luce e poi ancora il buio
e nel lampo vederla passeggiare qui di sotto
e salutarmi con la mano
e poi sparire.
Che faccia luce però è certo, come il suo passeggiare no
anzi si vedrà bene quanto non c’è
e continua a non esserci
almeno nella forma che conoscevo da ragazzo
fissata in qualche foto in bianco e nero.
Però qui è così calmo, che anche le stelle sorridono
dovrebbe restare così per sempre
ma già passa la prima auto che mi separa dal Sogno.

Giravolta

Di alcune parole mi piace il suono
di bocce degli angeli, come tuono
di altre il colore, che cambia ogni stagione
come bosco, verde, bianco o arancione.
D’altre il profumo, anche se mai sentito
come Sogno, come il suo dibiancovestito.
E ancora buio e luce e ombra
tracce e orme e un Sogno in penombra.
Anche pioggia mi piace, disegnata a matita
che se capovolgi il foglio va pure in salita
e gambe al cielo, nella giravolta
guardala bene com’è disinvolta.

Memorie d’ottobre

Non ricordo la neve
ricordo il sole, e il lago, i monti
qualche giorno uggioso e umido di pioggia
i sentieri in salita con piedi che non erano i miei
quando ero alto più di mio padre.
Eppure non ricordo la neve.
Ricordo l’acqua, e la piazza allagata, le passerelle
gli schizzi che faceva la biciclettina attraversandola
e mamma che diceva va minga trop in là.
E poi i cortili, le soffitte, i giardini
i primi giringiro solo in esplorazione, o fuga
ma non la neve
eppure deve esser nevicato a volte.
Di bianco ricordo i narcisi, e le nuvole
c’era sempre un falchetto che le attraversava
di rosso le macchinine a pedali in attesa di una corsa sull’acqua.
E io giù a guardare, come ora, ancora
e con quegli occhi vedere quello che più non c’è.

Venere dalle mille pose

Quella statua,
quella che dal suo piedistallo mostra seni marmorei
quella che hai fotografato mille volte
girandole attorno
per mille uniche pose.
Quella che hai desiderato si muovesse
e sollevasse un po’ i seni, verso il cielo
reclinando il capo.
L’ hai filmata, 25, 30, o anche a 60 pose al secondo
e tutte uniche e inamovibili.
Poi un giorno, o notte, lo fa
scende sinuosa dal suo piedestallo e lo fa,
tutto quello che avevi già sognato fa.
La mattina dopo ti svegli e aspetti sera
(e la sera non arriva mai).

Immagine Grillos Salvatore

Resta con me

Questo mondo è un colabrodo
pieno di falle da dove mi vedi vivere.
Come anomalie di pixel nel cielo
e negli spazi tra le cose che sfumano in altre.
Da lì mi si vede dormirti al fianco nella luce chiara del mattino
mi si vede guardarti alzare nuda
ancheggiare un po’ nella cornice e alzare le braccia al sole
mi si vede alzare e accostarti il corpo
e con le mani sulle spalle accompagnarti alla gioia, la nostra.
Così resta con me quando farà buio e non si vedrà il cielo.
Resta con me, in quel mondo sovrapposto al mio, fino alla luce chiara del mattino.

Memorie

Se ne sta lì, dove comincia il prato, un vecchio cancello arrugginito
solo i pilastri a ricordare quel che è stato, le mura inesistenti, il recinto solo dagli alberi definito.
Le case intorno fan paura e forse serviva solo a rinchiudere chi ci abitava
ora gli alberi avanzano, a riprendersi il prato, a coprire tutto per farne un segreto
resteranno solo le tracce di quel che è stato, come tanti specchi, nella memoria dei vecchi.
E negli specchi il sogno è vero, come il dolore che sente, anche se non c’ero
e proprio lì, dove comincia il prato, scende la luce a trattenere il passato.