Senti come non c’è

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Senti come non c’è.

In mezzo alle radure, nell’ erba.
Nei fiori dei mille pensieri.
Nei canti di campane.
Nelle pause del suono.
Alle finestre dei sorrisi dolorosi.

Nel sole che regna su questo mondo.
In tutti questi chilometri.
In un ghiacciolo alla menta.
Nell’ aria di questo aprile.
Nelle spine sui muri delle mulattiere.

Nel chiacchiericcio delle farfalle.
Nell’ importanza delle cose che non importano.
Nelle statue che non ti guardano.
Nel corpo che guardi.
E in quello che non vedi.

Nel non voler ritornare.
Nel non poter ritornare.
Nelle poesie mai scritte.
In un orologio che non c’è.
Nell’ ombra del mio albero.
In una gita al lago andando a cercare.
Al chiosco del mercato, bene in vista.
Nelle margherite al bosco.
Lungo le vie d’ acqua.
Nella tigre dai denti a sciabola a cui sei sfuggito.

Nel vociare delle massaie che non ci sono ai bordi del lavatoio.
Nelle pose, fisse, delle statue.
In una fotografia imparata a memoria.
Nei fuochi sul lago.
In questa pompa che batte, e ribatte.

In un bacio tra farfalle.
In un angelo su un’ husqvarna rossa, alla cava d’ argilla.
Nei sogni di un bambino, non di questo mondo.
Nei posti dove fioriscono i desideri, come primule.
In un cielo non tuo.

Nelle tasche.
Nei successivi incanti.
Non è come se ci fosse?

06/11/2018

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La curva dell’ acqua

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=54481

 

Sotto questo cielo nero scelgo un posto dove stare
su questa spiaggia di sassi e sale
-è lo stesso mare
sono qui
vienimi a trovare-.
Davanti a tutta quest’ acqua azzurra lo sguardo non ha un punto dove sostare
solo una linea, là in fondo, dove si intuisce l’ acqua curvare
-ma è lo stesso mare
sono qui
vienimi a trovare-.
Dietro le spalle un altro mare, un mare di tempo dove navigare
dentro le tasche un lago che ha detto vai se proprio devi andare
sarò sempre qui quando vorrai tornare.
Intanto i bimbi giocano sotto il tendone della colonia estiva
sotto lo sguardo attento delle signorine
oltre la curva sembra di sentirla chiamare il mio nome
ma non ricordo la voce e forse è solo un altro bimbo e lo sta chiamando la sua signorina.
-ma è lo stesso mare
io sono qui
vienimi a trovare-.
Andremo su, fino alla pineta, per averne nostalgia domani
tra resine calde e aghi di pino guarderemo l’ acqua fin dove inizia a curvare
saran le stelle poi a dirci quando è l’ ora di tornare.

Celle

L’amore rende liberi

Ma proprio liberi..
nel senso che a un certo punto se ne va.
Forse ha voglia di nuovi cavalli, o cavilli?
o sono solo grilli.
Fatto sta che se ne va, regalandoti un dolore uguale al suo.
Resti comunque libero di immaginarlo
e ci si scrivono poesie
e libri
perfino trattati.
C’è chi lo disegna, aggiungendo particolari ogni volta
sempre più bello.
Qualcuno lo musica.
Alla fine non è più quello che era
è qualcosa d’ inventato, che non esiste
e non sai più neanche
se è mai esistito.

Dovrei smettere

E’ tempo di smettere di far tardi la sera
perchè senza il tempo la sera si sarebbe prolungata fino a mattina.
Dovrei smettere anche di indossare jeans coi buchi alle ginocchia..
ma almeno non metto una bandana in fronte suonando.
Dovrei smettere anche di passare da siti “strani” e un pò trash.
E di scrivere cazzate.
Ma soprattutto,
dovrei smettere di passare dalle sue finestre
sperando che si affacci
e se non lo fa accostarmi a sbirciare
per vederla cucinare..
è buono l’ odore della sua cucina
E poi devi sentirla parlare con le cose
i fiori, gli alberi, e i gatti.

E’ bello anche solo vederla sorridere
come adesso che sogno che c’è alla finestra
e mi vede.

Oggi avrebbe 80 anni quel sorriso.
Più vivo che mai.

 

 

aging

Unicorno rosso

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=54445

 

Forse i narcisi piangono, di notte, senza carezze
solo la luna li vede
la luna che entra da queste finestre storte
la luna che disegna i narcisi sui muri.
Lei li ha visti.
Lei sa.
C’ era una piccola donna
spargeva colori sui prati
sul filo di un invisibile sogno
i bianchi, i rosa dei fiori, e l’ erba verde,
poi si sfuggì di mano
presa tra bianche lenzuola
tra quattro mura e una finestra
ma i fiori non muoiono mai, rinascono
folli di sole e magici.
La piccola donna sta nel passato
e ancora regala fantasie di seta
-e cavalca il suo unicorno rosso-
e scrivere di lei è ciò che resta.
La piccola donna sta nel futuro
un immaginato futuro di stanchezza
tra quattro mura e una finestra
e non muore mai
rinasce nella fantasia
muta di parole
che non ricordo la voce.

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Carezzami i capelli

Da lì vedi la mia vita
e nonostante questo mi vuoi bene
sei così vicina da non farmi dormire.
Mentre io è solo quello che vorrei.
Dormire.
Sul tuo grembo dormire.

Con la testa sul grembo,
che è così che cancellavi i dolori improvvisi
alla testa, ai denti
alle orecchie per il cambio di pressione
scendendo le curve della Serravalle
sui sedili di una seicento in festa a ferragosto.
Carezzandomi i capelli.

E’ così che ancora ritorni
ad accarezzarmi i capelli
per ogni dolore improvviso.