Rabbia

Forse ho capito questo fedele senso di non appartenenza a nulla
che per stare in questo mondo ci vuole rabbia
ma dì, tu ce l’hai un po’ di rabbia per me?
A volte basta una coperta stesa sul tavolo della cucina
che arriva fino a terra e sotto è tutta un’altra cosa
bastava un po’ di luce della fosforescenza di una madonnina
e tutto diventava un’altra cosa.
O quel sentiero che dalla provinciale scendeva al lago nel buio della notte
ma il remoto bimbo aveva una piccola torcia per essere indipendente e farsi amica la luce
dev’essere lì che lui ha gettato armi e rabbia nelle acque fonde della notte scura
dev’essere per quello che ora qui son senza voce.
Ma dì, ce l’hai un po’ di rabbia per me?
Io intanto giro per tutti i sentieri a lago
e forse mi riconoscono, non so
ma non la trovo.
C’è vento a volte, questo sì
e frane e acqua fitta,
divieti e specchi infranti
eppure non è rabbia.

Scorda l’agosto ormai andato

Non ci sarà niente di migliore finchè non li avrai scordati
quei giorni d’agosto e il sole che entrava dalle finestre chiuse
la luce che illuminava il corpo e le sue mille pose
niente sarà migliore finchè non li avrai scordati.
Allora niente mancherà più in questo presente
il domani sarà solo destino da risognare
sognare giorni d’agosto e sole che entra dalle finestre chiuse
su un corpo illuminato e sulle sue mille pose.
A voi potrà sembrare che non li ho scordati
ma non è vero, è solo che li ho reinventati.
Se poi sapessi scrivere anche il quando il come e il dove
sarebbe proprio adesso, come allora e qui.
Ma non pensate che mi manca perchè l’ho scordata
mancherà domani dopo che l’avrò risognata.

Cuore idrovolante

A volte penso che lei non stia bene qui dentro di me
perchè mi duole il petto, su questa poltroncina
come se volesse uscire
aprirci uno spiraglio e uscire,
andare per campi a margherite
o volare nei cieli in mongolfiera
come quando guardava con me gli idrovolanti al lago
ecco, proprio come volesse essere lassù con loro
per potermi vedere e benedire.
Allora sto fermo e immobile per lasciarla uscire
e sto a vedere che succede
ma nulla mai succede e allora esco io.
La porto per i campi di margherite e ciclamini
per sentieri conosciuti o sconosciuti
poi arriviamo di fronte al lago.
su qualche panchina seduti
a guardare gli idrovolanti
e a sognare viaggi in mongolfiera mai avuti.

Anche io l’ho sognata

Certo che l’ho sognata anch’io un giorno
entrando nel sogno freddo di nebbia l’ ho pregata di venirmi a trovare
l’ ho pregata di portare la maschera più bella che ha
e il vestito buono, con il sottovestito migliore.
L’ ho pregata poi di tenermici in quel sogno
di non lasciarmi uscire
e che il mattino non arrivasse mai,
o meglio che non arrivasse più un altro mattino.
Ma non è venuta
probabilmente le serrature e i finestrini erano ben chiusi
e non c’era fessura
da dove entrare sicura
e poi non era nemmeno primavera.
Oppure non aveva maschere per me
e nei vestiti buoni sotto non c’era niente.

E così “sognare e suonare mi tocca”
ancora per molte altre primavere.

Pelle di frontiera

Terra selvaggia pelle di frontiera
casa, rifugio o tana della lupa pronta al balzo
ma la tana è varco, verso l’inesplorato
e l’antico bimbo questo era, esploratore.
Terra selvaggia pelle di frontiera
raggi di luna azzurra color della pace
apre le gambe la lupa al sogno ma nel sogno è guerra
guerra di respiri, e morsi e sorsi.
Terra selvaggia pelle di frontiera
frontiera d’altro mondo dove la lupa è amata
anche questo sa l’antico bimbo
segue con la mano il corpo e il pelo, come una carezza.
Terra selvaggia pelle di frontiera
e la carezza è vento che piega erba e rami
e i rami ondeggiano al ritmo di un valzer altrettanto antico
antico tanto quanto il suo profumo.
Terra selvaggia pelle di frontiera
e stelle sopra, che non han frontiera
l’antico bimbo crede ancore nelle fiabe
salta sulle stelle e passa la frontiera.

Otre la lupa è bimba sempre pronta al balzo
e scintillii di stelle, profumi antichi, sogno e pizzi color del ciclamino.

La mia befana è differente

MasticadoresItalia // Editora: Ylenia Ely / Fundador de Masticadores: J re crivello

By Franco Bonvini

 Scivola veloce nel cielo scuro e blu pieno di stelle d’oro ha solo un cappello e una scopa e niente di più nemmeno un sacco con dentro un qualunque tesoro. Guardo speranze e sogni da terra e da questa età e ricordo il bimbo che ero e che voleva volare ma lei lasciava sempre qualcosa e mi restava la voglia e la curiosità di come si sta sulla scopa e fin dove si può arrivare. Mi immagino appeso alla schiena in assetto veloce andare fino a un luogo pieno di luoghi da sogno portami con te ripeto e ripetevo sottovoce non ci sarebbe nient’altro di cui ho bisogno. Resterò a terra a guardare a cercare di vederla passare ma c’è nebbia stasera e un vuoto di stelle e poi di sogni ne son piovuti già a catinelle. (mentre lei dietro le nuvole vola e di dove va…

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