Appena sotto il seno

Con la testa sul grembo,
è così che cancellavi i dolori improvvisi
alla testa, ai denti
alle orecchie per il cambio di pressione
scendendo le curve della Serravalle
sui sedili di una seicento in festa.
Carezzandomi i capelli.

E’ così che ancora ritorni
ad accarezzarmi i capelli
a ogni dolore improvviso.

Incerto

È sempre tutto così incerto
anche se di certo sembrerebbe che la vita ti frega quando sei felice
un giorno vai al mare
fai i preparativi e già li vedi i giorni belli
la gioia e le risa dei bimbi
e non sai cos’hai visto perchè quei giorni non arrivano.
Di incerto c’è il vederli ancora.

Dove non son mai stato

Ci sono posti che pare di riconoscere
come quella vecchia casa all’ angolo
proprio all’ incrocio con le rotaie
e con alberi nudi attorno
che hanno dita nel profondo azzurro.
Lo steccato in cemento ferroviario,
l’ intonaco scrostato
le persiane secche e screpolate dal sole
tutto sembra dire che lì sei stato bene
e che c’era qualcun’ altro lì.
Qualcuno che ti aspettava alla finestra,
ti guardava attendere fermo al passaggio a livello
e poi attraversare i binari fino a quella casa,
non ti chiedeva come mai ci hai messo tanto
e la stanza era un rifuglio, una tana.
Lì qualcun’ altro stava bene aspettando nuda nel rifugio.
Ma non sai perchè, non ricordi l’ interno della casa
gli alberi guardati dalla finestra,
il rumore dei treni, la notte nella stanza semibuia,
o quello delle auto all’ incrocio
nè i visi e le voci.
Lì è un posto dove eri stato, ma non in questa vita.

Malinconie improvvise 2

Non è tanto per le cose o i tempi andati
svegliarsi la mattina arzillo e correre fino a stancarsi verso sera
invece di svegliarsi già stanco.
Nè per i viaggi, i balli, i concerti o il lago.
Neanche per il cortile assolato della caserma la mattina.
Ecco, solo un pò per l’alzabandiera mattutina.
Come dice quel mio mico nell’intercalare dei discorsi
“eh bagai, a l’è dura aveghel mol”.

Da qui

Certo è bello guardare il lago
da una panchina verde sulla riva.
Guardare l’orizzonte e il cielo che si scurisce cambiando di stato
la luna che sale a specchiarsi sulle onde
mentre intantoil silenzio scende.
Bello anche passeggiare per le vie del centro
ascoltare il rumore dei tuoi passi che risuonano sull’acciottolato
scendere nei sotterranei del mercato coperto
fino all’angolo buio delle prime curiosità.
o andare al parco della madonnina girata
conosco il passaggio per guardarle il viso.
Però è da qui
da questa poltroncina dondolante
come fosse al centro di una sala prove insonorizzata,
fuori il silenzio,
dentro tremila watt che vibrano nelle ossa.
E’ questa poltroncina la riva da dove salpano i vascelli volanti,
da qui le stelle nascono dall’ acqua per specchiarsi in cielo.
Da qui i sotterranei sono pieni di luce
e da qui le madonnine sorridono sempre.
E’ qui che mi addormento ogni sera sui suoi seni
rannicchiato sull’erba del suo pube in fiore.
E’ qui che cambiano di stato davvero le cose
c’è silenzio nelle sale prova
e tutte il rumoroso mondo fuori.
Qui ci si addormenta senza nessuna distanza
tra il riflesso delle stelle e le stelle stesse.

Ancora stupisce

Ancora mi stupisce
quando si specchia dentro gli occhi miei
e il cuore mio s’inganna di una giovinezza andata
non è la visione di una cruda nudità che abbaglia
è la grazia del corpo
la pace nella stanza
profumo di cotone e pelle
il sogno adulto che fa tornar bambino.
Ancor stupisce quando penso se spostasse un po’ le mani
e come mi sentisse poi le sposta, le muove e s’accarezza
regalando il tatto in sogno alle mie mani.
La riconosco, che l’ho sognata già nei tanti sogni di un domani
ma è qui oggi, nei sogni quotidiani
mi nasconde alla morte, che così non mi trova più.