Novembre

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=51106

C’è profumo di torta in cucina
di mele buone.

Mamma non c’è in cucina.

Forse la finestra è aperta e viene dalle case vicine
ma è presto in questo primo di Novembre grigio e umido
è buio e non ho ancora alzato le tapparelle
la finestra certo è chiusa
e mamma non c’è in cucina.

Forse allora viene da un novembre antico
quando i Novembri erano rosa
e non ricordo se era più buono il profumo di torta o della sua gonna.

Starò qui ancora un pò
in questa magia di penombra che confonde le cose
e puoi guardare quello che non c’è
e mamma non c’è in cucina.

Dal rumore fuori piove
e dovrò alzarle le tapparelle
anche se mamma non c’è in cucina
e guardare giù, e scendere
a guardare gli iniettori che non schizzano
e l’ auto non funziona
e mi sporcherò le mani
di nero e grasso
e sapranno di benzina
e niente,
non sapevo a chi dirlo che mamma non c’è in cucina.

I sogni risorgono

C’è stato un tempo in cui i sogni sono morti,
insieme ai desideri.
Così un altro desiderio si è insinuato per prenderne il posto.
Ho persino pregato perchè si esaudisse.
Poi è venuto un angelo
per dirmi che non sarebbe stato esaudito.
E i sogni sono risorti
vestiti di nuova luce.

SAM_0626

Una vecchia amica mia

C’è sempre qualcosa che ci tiene vivi,
un ricordo, un sogno, un amore, una stella che non cade,
una vecchia zingara che torna a trovarti.

E’ un po’ che non passava di qua
un tempo guardavamo l’ olona scorrere sotto le finestre di zia Mary
e le si illuminava il viso con i lampi della filovia.
Mi guardava muta e consolava i miei tredici anni,
scopriva tutte le mie bugie,
ci facevamo compagnia,
poi mi accompagnava ai sogni.

Deve avermi visto piangere Mary
così è passata per la mente
col suo sorriso più bello
per portare anche a me un sorriso.
Ma se la guardi bene anche lei,
orfana ora, e sempre giovane nella sua cornice,
piange per Mary.

zingara2

Col cazzo!

C’è una bella poesia, erroneamente attribuita a S. Agostino e che invece è di un certo Giacomo Perico.
Più o meno fa così:

La morte non è niente..
Sono solo nell’ altra stanza…
Va tutto bene…
Non piangere…

Sarà anche vero che non è niente perchè finchè vivo lei non c’è,
cerca solo di metter paura,
e quando non ci sarò più lei non ci sarà più a far paura.
Sarà anche vero che non è niente ma ha cambiato tutto
non c’è nessuno nell’ altra stanza, nè dietro gli angoli o tra gli alberi al bosco o in riva al lago
e nemmeno sui sentieri o sulle vie d’ acqua, non è lì che van cercati.

Va tutto bene una minchia, la vita non è la stessa di prima e non voglio asciugare le lacrime.
Voglio piangere per i miei morti, finchè mi farà star bene.
Non è che non è successo nulla
non è che domani passo con la moto e tu ti alzi la gonna e sali a cavalcioni
per spettinare i capelli nel vento.
Non saliremo più ai monti, a narcisi muschio e ciclamini.
Non posso farti vedere il sorriso dei nipotini,
non so in che luogo sono ora, se c’è,
ma se sono in me io per ora sono un luogo infelice.

Forse una cosa è vera, gli parlo come prima, chiedo consigli e invio richieste,
e scuse.
Non saranno dietro l’ angolo ma sono sparsi in tutte le cose.
Compreso me.

Mary

E’ andata all’ incontro.
Gli hanno messo l’ abito più bello,
quello che non sa di avere,
e lo bruceranno.
Per un po’ non ci si crederà,
la si cercherà tra gli alberi in riva al lago
poi resterà qualcosa che non muore.
Mai.

Foto mia, casa sua.

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aggiornamento..

mariuccia)

Ballerina di samba

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50266

L’ aria era calda, in una delle tante sere d’ estate,
la preparazione la solita,
il pomeriggio speso a far collegamenti, sound chek e prove sotto il sole,
la cena e un po’ di riposo aspettando l’ inizio della festa.

Era proprio una bella piazza,
la scalinata che scendeva dalla chiesa sembrava fatta apposta per riempirsi di gente,
lei è apparsa all’ improvviso, sola,
non ho visto da dove sia venuta
roteava nell’ aria calda d’ estate, piena di suoni
danzava nel suo vestitino leggero
che poco nascondeva delle forme sinuose in movimento.

L’ aria era calda, e l’ aria ero io
o almeno le note sospese nell’ aria su cui danzava.
Non erano le procaci forme
o il bianco del vestitino che la facevano spiccare tra tante.

Lei era la famosa signorina fantasia
e la rossa chitarra che stavo accarezzando la faceva danzare.
Poco importa del vestito,
poteva essere bianco, o rosso
azzurro, o verde,
che verde non te l’ ho mai visto.
Io la facevo danzare.

Alla fine della sera e dei suoni,
smontato il palco è sparita la folla,

lei era sempre lì,
roteava alla luce dei lampioni.
danzando su una musica immaginaria.
Gioiosa.
Non è stato un sogno.

E’ ancora qui
col suo vestitino,
e danza,
ma questo è un sogno.

dandelion-on-black

I ciclamini

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50133

 

Questo fa il tempo,
può stare tutto in un attimo in cui scopri i ciclamini.
E domani è domenica, pensi,
il caporale chiuderà un occhio al contrappello,
si può prendere la vecchia seicento
fuggire da Chiusaforte,
dalla tana dei lupi,
per venire qui.
Non a casa ma qui,
qui dove sei tu,
dove sei tu e i nostri ciclamini.

E non sai come fa a starci tutto quel tempo
ma sai che devi ripartire
o l’ attimo potrebbe farsi di un rosa eterno.

Proseguendo la strada sale,
sale seguendo l’ acqua che scende fin qui,
sale attraverso l’ umido e le nuvole
sale nell’ aria colorata di verde
verso il passo.
Tu con noi.

Poi, nel punto più vicino al cielo
il cielo ha pianto.

 

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