Viandando (Mandonico)

Un pezzo di medioevo sul sentiero del viandante, che va da Lecco a Colico, a mezza costa sui monti.

Questo paesino è sopra Dervio e Dorio e il percorso non è molto lungo nè impegnativo se si parte da Dervio. Però è uno dei tratti più belli.

E poi c’è un’ora in cui il lago brilla

Madonna della rovinata

Dicono che lì sorgesse una cappelletta con un affresco dell’Addolorata e che nel 1849 una frana staccatasi dai monti e che scendeva rovinosa verso Lecco si sia arrestata proprio lì.
Dicono, è una leggenda, una credenza che sia stata la cappelletta a fermarla, ma come dice il nipotino, una leggenda non è che non sia vera. Solo non si sa se è vera.
Lì poi hanno costruito una chiesetta, e poi un santuario, e tante cappellette lungo la mulattiera poi trasformate in stazioni.
Tante fermate anche per riprendere fiato perchè la via è davvero ripida.

Ma una volta su si vede il lago, e Lecco, dal suo stesso punto di vista.

I luoghi d’infanzia

Ho tre luoghi d’infanzia
uno fino a otto, nove anni
cintato da mura in pietra
pieno di profumi di lago e dei suoi fiori
di legna alla stufa e calore buono.
Lì avevo sempre le mani sporche
di terra o squame di pesce o inchiostro blu del calamaio
tanto che al rientro me le facevano sempre lavare.
Uno dai nove anni fino a quando non so quando finisce l’infanzia
pieno di odori di benzina, pistoni oleati, grasso da catena e solventi.
Lì avevo sempre le mani sporche d’olio
e poi di rosso e blu d’inchiostro da stampa
una volta anche la faccia
quando ho aperto la pompa in pressione del blu tricromia,
le mani, la faccia e il locale
non se ne andava via lavando dalle pieghette della pelle.
E poi c’è questo dove sto
questo della terza infanzia
qui il blu è sparito dalle pieghette della pelle
ma da qui parto quando il cielo è blu
su ciclabili rosse, verso gli altri due e oltre.
Lo so che possono sembrare sempre gli stessi posti
ma ogni volta mostrano nuove meraviglie.



On the road again

La strada oggi era piena di gigli e viole
non mancavano le primule
alcune sbucavano dalle crepe sotto le roccie, al riparo
altre, le più ardite, si godevano il sole in mazzo ai prati.
E saliva, la strada, a fianco a un ruscello
era tutta un canto d’acqua che scendeva saltellando giocosa,
non si sentiva altro
nemmeno quest’acufene che qui e ora bisbiglia nell’orecchio.
I pensieri del colore dei gigli.
Questa volta non era senza meta il cammino
volevo salire alla fonte di tutta quell’ acqua
oltre il pianore delle pozze dove si specchiano, vanitose, le montagne.
L’edicolante lungo il cammino ha detto che era un giorno buono
così, una volta al pianoro e oltrepassato l’ultimo ponte
dove il sentiero nel bosco ho detto -saliamo ancora-
anche se gli alberi sono ancora spogli saliamo tra le montagne
si vedrà ancora di più il cielo negli spazi tra i rami.
Ero solo e siamo saliti.
Come fai a sentire la fatica tra tutti quei gigli bianchi e ridenti
le primule gialle e in boccio e le viole
l’azzurro del cielo negli occhi.
Sono arrivato così, d’improvviso dopo una svolta, alla fonte
era lì, mancava solo una piccola rampa di roccia e muschi
mi son tolto la sete e intanto l’ acqua scedeva verso il torrente
e altri rigagnoli scendevano a destra, e altri a sinistra
alcuni piccoli piccoli
altri col petto già gonfio
e tutti facevano un unico ruscello
che scendeva scivolando sulle ginocchia lisce delle rocce
come un bimbo sulle ginocchia del nonno
e cantava e rideva andando a valle
non mancava qualche giravolta nelle pozze dove si fermava un poco.
Così sono tornato al paese più sotto
scivolando e cantando e ridendo
con l’anima a colori
fino al posteggio.

Nulla ostruiva la bocca o il letto del torrente,
e allora perchè qui non arriva acqua da giorni
e quest’ acufene dimenticato per un poco si sente ancora forte?

Le montagne d’inverno

Le montagne d’inverno sono cantrici di gioia
hanno rivoli bianchi, e lucenti tra le insenature e i crepacci
come donne ai bagni di sole
con gocce lucenti tra i seni.

E oggi era un giorno di sole
tra due montagne in ombra riluceva bianca una vetta
un minuscolo triangolino splendente e indorato
riflettente il sole.

Sono salito a mezza costa su una lunga scala,
non molto, ma tutt’intorno un fiorire precoce
nella terra ancora umida di neve.

E’ apparsa tra i rami, una madonnina
a dirmi di salire ancora
per guardare da dietro lei
come coi suoi occhi tutta quella bellezza.

Più sotto i prati
e l’acqua dei ruscelli che gioca tra i sassi
risvegliava antichi ricordi.

L’ aria però era fredda, come se il termomero mentisse
ma il cuore non si lamentava e sarebbe rimasto ancora.
Sono io che devo stare attento a non sudare.

Viandando (Fiumelatte-Vezio-Varenna)

Fiumelatte è il nome del paese, sulle rive del lago, e anche il nome del fiume che ci sfocia.

Il nome è dovuto al colore delle acque, bianche e spumeggianti per la discesa ripida. E’ anche uno dei più corti d’ Italia, circa 250 metri dalla foce alla sorgente. C’è un sentiero per salire alla foce che parte nei pressi del parcheggio libero appena passato il centro. Alla foce c’è anche un’ area attrezzata con tavoli e panche.

Il fiume sparisce da Ottobre fino a fine Marzo , per questo sono nate molte leggende ma è solo un “troppo pieno” di qualche bacino sotterraneo delle Grigne che col disgelo delle nevi e dei ghiacci si riempie.

La sorgente..

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Poco prima della sorgente si incrocia il sentiero del viandante, che porta a Varenna e Vezio.

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Io però sono ridisceso e salito a Vezio dal centro di Varenna, in auto, e poi a piedi fino al castello sulla cima.

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Il castello è aperto e visitabile, c’è un biglietto d’ingresso molto basso, per la manutenzione, c’è un punto di ristoro e informandosi sugli orari anche degli spettacoli di falconeria.

Ci sono anche alcune installazioni di sculture in legno di Luigi Gambato, un artista locale, e si può salire alla torre. Dalla torre, a strapiombo su Varenna si vede Bellagio e i due rami del lago che vanno uno a Como e uno a Lecco. Ci sono anche delle sculture di fantasmi in benda e gesso, fatte ogni anno perchè poi l’ inverno e la neve le distruggono.

I fantasmi..

I sotterranei, usati anche nella guerra del ’15 ’18 come avamposto della linea Cadorna.

Nella torre si trovano anche calchi di ritrovamenti fossili di un abitante preistorico del lago.. Il Lariosauro.

Scorci di Varenna

E un ovunque proteggi non manca mai ..