Semino sogni

Io semino sogni,
non importa dove
a volte sono le cime dei monti,
ma solo perchè a me piacciono
come le rive del lago, idem.
Altre volte su un divano consumato,
o su una scrivania, in disordine logico,
come i miei programmi
in cui fatico a ritrovare la riga da modificare,
che poi trovo sempre.

 

Semino sogni
e lo so che può sembrar ridicolo
anche a me
se non fosse che c’è qualcuno che li raccoglie
per cibarsene
e poi li porta al grande prato a fiorire.

E non è per la rima
ma ogni volta è un fiore di stupore.
Un fiore che poi trovo sempre.
Uno stupore di cui essere grato.

 

Swimming in a rose dream

Il lago era rosa stanotte, con riflessi di porpora,

come quei mari che prendono il colore dalle alghe.

Certo è strano il lago rosa,

che il suo colore è il verde, o l’azzurro,

e anche il nero profondo e silenzioso.

Tutto il resto era del solito colore

i monti salivano verdi verso l’azzurro,

solo l’aria pareva prendere i riflessi dell’acqua,

delle grandi onde si alzavano intanto,

come vele sulla superficie.

L’aria era come un’aurora

quei due sulla riva ci nuotavano dentro

bevendo ogni respiro

lasciandosi penetrare la bocca e il cuore.

Poi, forse sazi, si sono immersi.

E lì mi sono svegliato.

E non so di che colore è il lago oggi.

Sogno sconclusionato

Quando guardo la luce che ti circonda io creo il tuo corpo
quando guardo il buio che ti circonda e non ti vedo
ricreo il tuo corpo.

Ho sognato una pianura, blu profondo
in fondo a una valle di monti neri
forse era lo specchio di un lago ma è uguale,
in cima ai monti un castello
e alla finestra la castellana che mi salvò dalla pioggia un giorno.
C’ era un foro al centro, nero e scuro
dava in una stanza enorme e buia
e la pianura era come una lastra di vetro
e la castellana al centro della stanza, stesa.
Cavalieri arrivavano da ogni dove, coi loro cavalli bianchi
mostravano stendardi, e armi, e corazze lucenti
e scendevano fino alla castellana
ma nessuno tornava.
La castellana dalla finestra stava a guardare,
a guardarsi.
Io non so dove stavo
forse alla stessa finestra
con un tè caldo, e biscotti.

La castellana nel buio piena di luce, zitta.

 

foto mia

20190501_123824

 

 

 

Un’ armonica

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=52685

 

Babbo storceva il naso
e parlava poco
la musica era solo un sogno,
un bel sogno sì,
ma non valeva giorni persi di lavoro
diceva.

Intanto suonava l’ armonica
e anche i fili d’ erba
e l’ aria si riempiva di suoni
tra i narcisi e i ciclamini
sopra Brunate.
Da lassù guardava il lago
e il profilo dei monti all’ altra sponda
e quando guardava all’ altra sponda
aveva la mia stessa età
non misurabile in anni.

E questo ho imparato.
Quando io guardo all’ altra sponda
e seguo il contorno dei monti
come lui, ho la stessa sua età
non misurabile in anni.
E salgo ai narcisi e ai ciclamini
e trovo una fisarmonica che suona.
Basta una gita,
una strada
un colore,
un suono.
Un cannone a metà tra il cielo e il lago
che spara lontano un ricordo.
E risorge.

“E suonare mi tocca per tutta la vita”.

 

 

Arriva la befana

Il fiume scorre lento attraverso il paese.
E’ pieno di lanterne gialle e rosse,
come a illuminare la via.
Dicono che debba arrivare qualcuno.

Intanto grandi fuochi indorano l’ acqua.
L’ ansa del fiume è una grande piazza
dove danzano le streghe.
C’è un grande cervo che brucia,
col suo cavaliere,
e l’ albero dei frutti luminosi sparge le sue fiammelle nel fiume,
come semi,
e scorrono, e vanno, e spariscono lontano
con la corrente,
e sorgeranno altri alberi,
per miglia e miglia lungo le rive.

Tutti attendono qualcuno,
il mangiafuoco, i saltimbanchi,
i bimbi salvati dalla paura del pentolone,
perfino le cose e i fiori che si illuminano
come si illumina il cuore dei bimbi.
C’è anche un basilisco dagli occhi rossi che guarda in su
verso il ponte dove stiamo.
Ma nessuno muore.

Ed ecco che arriva,
sbuca da sotto il ponte
una piccola vecchina fuori moda
nera nera nella sua barchetta di carta luminosa.
Ha freddo e cammina a fatica
ma ha un dono per tutti.

Anche per me che ho un braccio un sorriso che abbaglia,
col suo cuoricino illuminato.
E le tasche piene di sogni.

befana
Il sogno.
E’ quello il dono.

La merla

Gennaio un tempo era un vecchio burbero e dispettoso, e aveva solo 28 giorni mentre febbraio ne aveva 31.
Era così dispettoso che aveva preso di mira una povera merla, che al tempo era nera e abitava al bosco in un accogliente nido.
Gennaio ogni volta che la merla usciva scatenava tempeste di neve, e gelo e rendeva il bosco una Selva oscura.
Tanto che la merla era costretta a rientrare senza cibo.
Ma un anno si fece previdente, accumulò scorte di cibo bastanti per tutto il mese e restò al nido al calduccio fino allo scadere del ventottesimo giorno.
Quando uscì Gennaio era così arrabbiato per la beffa che chiese in prestito tre giorni a febbraio, che non restituì più e divennero i giorni della Merla.
Tormentò ancora la Merla per tutti e tre i giorni con terribili tempeste e gelo tremendo, la Merla per sopravvivere dovette rifugiarsi in un camino e così ne uscì tutta grigia di cenere.
E così è anche oggi.

E’ una leggenda eh, ma non è che non sia vera. Solo non si sa se è vera.

Questa invece è vera:
Nonna era una Selva, una Selva luminosa, e sapeva di tè col latte, e biscotti.
Nonno invece era un Merlo, ma non so com’ era,
Però un giorno entrò nella Selva e naque una Merla.
La Merla che mi spia dal davanzale, o dalle rive di un fiume, quella che esce dagli alberi e mi rincorre per metri nei miei giri in bici.
La Merla che mi sognava davanti al lago.
E mi sognava così forte che sono nato.

(foto di una mia nipote)

gracchio alpino

Il sogno è una bolla

Il sogno è una bolla,
una bolla di sapone,
e da questa poltroncina si vede bene.

Sei così bella riflessa sulla superfice esterna,
è vero che lo sei sempre ma lì ti vesti di nuovi colori e lucentezza.

Questa poltroncina sta proprio sull’ orlo
e sull’ orlo sta scritto fin qui e non oltre,
oltre è terreno scivoloso di sogno
e la bolla potrebbe scoppiare.

Solo dopo che gli occhi si son fatti pesanti la puoi penetrare.
E volare via insieme.

Novembre

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=51106

C’è profumo di torta in cucina
di mele buone.

Mamma non c’è in cucina.

Forse la finestra è aperta e viene dalle case vicine
ma è presto in questo primo di Novembre grigio e umido
è buio e non ho ancora alzato le tapparelle
la finestra certo è chiusa
e mamma non c’è in cucina.

Forse allora viene da un novembre antico
quando i Novembri erano rosa
e non ricordo se era più buono il profumo di torta o della sua gonna.

Starò qui ancora un pò
in questa magia di penombra che confonde le cose
e puoi guardare quello che non c’è
e mamma non c’è in cucina.

Dal rumore fuori piove
e dovrò alzarle le tapparelle
anche se mamma non c’è in cucina
e guardare giù, e scendere
a guardare gli iniettori che non schizzano
e l’ auto non funziona
e mi sporcherò le mani
di nero e grasso
e sapranno di benzina
e niente,
non sapevo a chi dirlo che mamma non c’è in cucina.

Un altro paradiso

Li ho visti come da uno spiraglio,

due file d’ alberi e in fondo sogni.

C’ era un gran sole perchè indorava le cime,

le foglie cantavano col vento,

tutta la gente tra le foglie cantava col vento.

Sulle cime, gioiosa,la neve si scioglieva di sole.

Forse per non farla uscire lo spiraglio si chiuse.

Con un gran movimento di palpebre e ciglia.

Lasciandomi in questo paradiso

Autunno

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50796

 

Certe mattine d’ autunno l’ aria profuma di neve,
come fossi sul greto sassoso di un torrente che scende dal passo alpino.
E’ presto per la neve,
forse farà pioggia
ma intanto l’ aria è piena di profumate promesse.

Di sicuro farà neve,
c’è promessa nell’ aria
coprirà le pietre del greto
lasciando solo una striscia d’ acqua, al centro.

Di sicuro farà neve,
La puoi già sognare sai?
bianca e silenziosa
così fredda che neanche il sole
da sopra le cime degli alberi riesce a scaldarla.

Dal greto di quel torrente c’è bianco dappertutto
il vento soffia via la neve dagli alberi e la trasforma in tanti spilli.
I pini bianchi e carichi si confondono col vento e la marcia si fa dura.
Dalle finestre della caserma, la tana dei lupi, è uno spettacolo magnifico
ma dai pini non si vede l’ uscita,
intanto i pensieri fioriscono sotto la neve sai?
certo verranno a prenderci
e domattina anche lei verrà a trovarmi
con le sue scarpine da cittadina si prenderà un raffreddore.

La puoi già sognare sai?
l’ altoparlante farà il mio nome
e l’ aria attorno si riempirà del suo profumo,
c’è già promessa nell’ aria.

Guardo fuori la neve,
Nel vaso un ciclamino, il suo.
E questo è solo un sogno, l’ aria è ancora piena di sogni dove i merli zampettano nella neve.

Al risveglio poi il prossimo incanto scioglierà la neve.