Con lenezza e devozione (Amina Narimi)

Ci sono poesie che sono come musica.
Iniziano “pianissimo” “con lenezza” per proseguire in un “allegro” non troppo ma “vivo” del sole di maggio che scalda la terra e il fieno.
Si fanno “fortissimo” d’improvviso, un “fortissimo feroce” come il pianto.
Proseguono “andante”, sempre meno andante “con respiro” fino a un “andante con dolcezza” per arrivare all'”andante dolcissimo” adagio e cullato dalle nebbie.

Prosegue poi “con grazia” sempre con un respiro sulla bocca e qualcos’altro da tenere in caldo,
dentro gli occhi, da portare con sè verso l’inverno, verso un inno che lenisce, da ascoltare con devozione.
Nel finale “lamentoso” sembra non ci sia proseguo e tutto si fa muto ma poi il lamento e l’ inno rialzano “pianissimo” alla gioia.

Per questa Amina ha proposto la Patetica, piena di Allegri vivi, come il sole di maggio e di Andanti, Fortissimi e feroci, Piani e Pianissimi e poi quel “Con lenezza e devozione”.

Così va letta Amina, seguendo tutti i suoi movimenti. Non solo in questa ma in tutte le sue poesie.

 

amina narimi

Con lenezza e devozione
tra le andane del fieno di maggio
la preghiera si è fatta improvvisa
come il pianto di un bimbo che cade;

un crepuscolo appena di versi,
un respiro inconscio e dolcissimo
che la luce non vuole turbare
fingendosi in mezzo alla nebbia.

Solo questo rimane di lei,
Il fresco sopra la bocca,
e l’amen più primitivo.
Con la nostra cinigia negli occhi

abbassati e sommessi, fratelli,
faremo ritorno al capanno
e finita l’estate saremo
insieme a tutte le Pleiadi

saremo ciò che Noi vede
nel suo riverbero muto
dove l’inno e il più sacro lamento
vanno insieme alla gioia.

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Le mani della madre (Rilke)

Tu non sei piú vicina a Dio
di noi; siamo lontani
tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
Io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.

Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta.

Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta
immenso; quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.

Gli angeli tutti sono presi
da un nuovo turbamento:
certo non fu mai cosí intenso
e vago il desiderio.
Forse qualcosa ora s’annunzia
che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno a aprirti presto.
Tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.

Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi abbacina…

Ma tu, tu sei la pianta

 

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QUANDO SARAI VECCHIA

William Butler Yeats

Ci sono molte traduzioni, ognuna una poesia a sè, mettendo a fuoco una volta la donna una volta il camino, che tutto brucia, una volta le braci, che volano via, l’ anima, peregrina o irrequieta.

Le stelle possono essere sciami o folla.

questa di Luisa Zappa, moglie di Branduardi, mi piace tantissimo.

Anche perchè è Musica.


 

L’idea viene da molto più lontano, da un sonetto per Elena, di Pierre de Ronsard

Quando Vecchia sarete, la sera, alla candela,
seduta presso il fuoco, dipanando e filando,
ricanterete le mie poesie, meravigliando:
Ronsard mi celebrava al tempo ch’ero bella.
Serva allor non avrete ch’ascolti tal novella,
vinta dalla fatica già mezzo sonnecchiando,
ch’al suono del mio nome non apra gli occhi alquanto,
e lodi il vostro nome ch’ebbe sì buona stella.
Io sarò sotto terra, spirto tra ignudi spirti,
prenderò il mio riposo sotto l’ombre dei mirti.
Voi presso il focolare una vecchia incurvita,
l’amor mio e ‘l fiero sprezzo vostro rimpiangerete,
Vivete, date ascolto, diman non attendete:
cogliete fin da oggi le rose della vita.
(Traduzione di Mario Praz)


 

E non mancano altre “ispirazioni”

“vieni adesso finchè è primavera”


 

 

 

Il desiderio ti fa bella

https://www.larecherche.it/testo.asp?Id=55448&Tabella=Poesia

 

Sotto le dita ti faccio bella

perchè così desidero

e sono tratti a matita

merletti di pelle nuda tra i pizzi.

Il foglio è il cielo

o l’ acqua e il vapore

O ancora la chioma di un albero

che non si sa mai da dove arrivi

e tra le foglie merletti di pelle nuda.

E non c’è il sole e non piove

non c’è freddo nè caldo sul foglio

e la pelle non sa di te..

il solco dei seni non ha la tua curva

quello che appare non sei.

È così che poi cancello

e appesantisco un po’ i tratti

scosto il fogliame

e altre curve appaiono

e pesantezza di carne

e solchi sulla pelle

e un inguine di bosco.

Così viene il desidero sotto le dita

è cosi che sei venuta, sotto le mie dita

e è così che poi cancello.

Per rifarti bella sotto le mie dita.

 

immagine Igor Zenin

Igor Zenin 12