Caos calmo

Un giardino ricordo oggi
il solito
quello dietro al portoncino lontano nel tempo
di legno già allora annerito dal tempo.
Casa mia finiva lì
-bisogna andare a chiedere la chiave-
poi il mondo si espandeva
in sentieri nascosti tra i rami
e pareva infinito, e inesplorato
esotico, per gli angoli di cielo tra le foglie di palma.
Ma oggi è strano
le farfalle sono ferme nell’ aria calma e ferma
come pure l’ acqua della fontana
che non ricade nella vasca
i fiori non sbocciano.
Anche io fermo, a metà sentiero
e nessun suono, nè voce o profumo.
Come in una fotografia.
Ma è solo caos.

Lo puoi vedere su GoogleMaps quel giardino, dall’ alto,
in fondo al sentiero c’è un muro
a destra ancora un muro come a sinistra
alle spalle il portoncino
e oltre case, e case e ancora case.
Non si vede il bimbo nascosto tra i rami.
Le fotografie sono solo caos calmo.

Offuscamento del codice

Sta in un codice il ricordo di quando non ero
ma così offuscato che la decompilazione è improbabile
anche andando alla sorgente ogni giorno.
Sta in uno strano giardino la sorgente
un giardino d’ottobre dove l’ ottobre non conta
un giardino pieno di sole e acqua di lago
e cigni, tanti da uscire sull’ erba sotto alberi fioriti
la gioia brilla sull’acqua e danza in fiammelle di luce
io ero una fiammella
e un uomo e una donna si amano.
La sera non fa mai scuro
e c’è sempre un vento leggero tra i capelli.


Ma questo sta scritto in un altro codice
facilmente rilevabile
insieme a quello che sono
e sempre c’è un vento leggero tra i capelli.

Vecchi musicanti

Gli amanti sono nudi
Nudi e disarmati,
si vestono di gioia e d’ armonia.
Su per le pentatoniche si accarezzano.

Un colpo di plettro alla corda,
subito sfiorata dalle dita,
produce vibrazioni acute.
Conoscono a memoria la tastiera
i tasti da premere per morire ancora.

Ognuno è un piccolo assassino
che dona e prende una piccola morte.

Rullanti che ancora si meravigliano
delle vibrazioni di quelle vecchie pelli.

Una via d’ unione

Forse è davvero nel sogno la via d’ unione
e quando la vedo passeggiare
-e non serve che io dorma-
quando la vedo passeggiare portandomi nel sogno
mi trovo per gli stessi viali dei giardini a lago
tra gli alberi fioriti,
cullato dai suoni delle onde.

Un uomo le tiene la mano
e sognano
e lei a un certo punto sorride,
forse mi vede passeggiare per gli stessi viali,
immaginandomi già grande,
come da un altro modo.
E sono proprio io,
sul trenino di cemento sotto gli alberi fioriti.

Forse è davvero nel sogno l’ unione
lì quello che era è
quello che è era o sarà.

White Hachab (2)

Lo so, dicono sia morto affogato Achab, o ingoiato
trascinato sul fondo dalla sua ossessione più profonda
ma si sa, gli scrittori s’ inventano le storie più fantastiche.
Potrebbe essere stato risputato fuori
una volta sott’ acqua
oppure che col suo arpione si sia aperto una strada
verso il culo della balena
e da lì uscito, a riveder la luce.

Così oggi è imbiancato,
e stanco come la sua balena
che invece ha assunto un bel colore blu.
Se ne sta sul pontile a guardare il mare,
un mare scuro che potrebbe essere un lago,
a mattina tarda di un giorno grigio
perchè non ha nessuna voglia di alzarsi alle quattro e venti
e andare in cerca di una balenottera raggrinzita
nè di spararsi un selfie con l’ arpione
a riprova dei fatti.
Stanco sì, ma la bramosia ha solo cambiato di forma
ha tolto l’ ancora dai pantaloni e l’ha riposta in cassetto
ha un telefono ip65 e l’ ha buttato tra le onde
legato al filo della canna da pesca.
L’ ha buttato tra le onde, alla sua balenottera
con la telecamera accesa
lei lo vede e “per caso” ci passa davanti
sbircia e strizza l’occhio
poi si volta e “per sbaglio” urta la lenza, come a dire “tira su”
si volta e mostra la schiena, e il culo da dove è uscito Achab.
E si allontana sculettando, in una scia di bollicine odorose.

Stanca

Ha le braccia protese
quando viene in sogno agli uomini che sceglie
gli uomini che la vedono apparire
come dalle profondità del tempo.
Ha le braccia protese
i capezzoli duri, come dopo i baci che non ha
spalanca un poco le ginocchia a invito
mostra il sesso, quello che ognuno sogna,
e percorribili vie interne di buio e mistero.
Ma ha un nome antico
tanto antico
di quando percorreva le vie del cielo
e cavalcava gli unicorni neri.
Resta solo un attimo
poi riaffonda nel buio profondo e scuro
supina e stanca con un sospiro riaffonda, e dorme
ma gli uomini la seguono ancora,
e si perdono ancora
non trovandola mai.

Cieli

Non puoi immaginare una figura
e poi cercarla tra le nuvole
che stai sicuro non la troverai,
ma puoi stare a guardare il cielo
e tra il chiaro e lo scuro
vederla apparire.
Offre la gola all’acqua,
che mi sa che tra un po’ piove,
il naso all’azzurro,
l’unico angolo di azzurro che c’è.
Ha pure le orecchie
gli orecchini, i capelli
un filo di perle che corre tra i seni
le spalle imponenti
non guarda ma sa che sei lì.
Poi l’azzurro svanisce
sfumando nel nero
e finisce che piove davvero
velando di grigio ogni cosa nel cielo.

Oltre tutte le curve

Ma perchè sempre oltre le curve dev’essere lo spettacolo più bello?

La meraviglia che appare mentre l’altra scompare.
Se invece fosse proprio sulla curva?
Sul culmine, dove una grotta si apre, sotto il monte
e la fonte sopra zampilla d’acqua purissima
e l’acqua scorre,
gocciolando sull’imboccatura della grotta
e brillando e formando pozze a terra.

L’ingresso è scuro e invitante, fresco
ci si deve stare da Dio.

E poi da lì si allarga lo sguardo
a sinistra, verso le colline e gli alberi
a destra, sulla pianura appena lasciata.

Perchè due meraviglie son meglio di una
se poi ci metti anche la grotta…