L’ultimo atto d’amore

Fu una fitta al fianco l’inizio del viaggio

proprio in un giorno di festa.

Resistere, inutilmente, in direzione contraria e sofferta, fu l’ultimo atto d’amore

Nella speranza di poter prendersi cura ancora di noi.

Mentre noi ci prendevamo cura di Lei, Nella.

Guardare e non toccare

Mamma era come me,
davanti alla torta appena fatta, con sopra panna e ciliegine, diceva
guardare e non toccare
ma aggiungeva subito è una cosa da morire
e prendeva una ciliegina affondando le dita nella panna.
Poi faceva un cenno, come dire che aspetti?
E ci leccavamo le dita.
Adesso però so quante ultime ciliegine non ha preso per lasciarle a me.
Questo mi ha insegnato.

Color

mamma4

Forse se gli aggiungo un po’ di verde,
che gli alberi là in fondo devono essere stati verdi,
e poi un po’ d’azzurro per il cielo,
che l’azzurro è del cielo.
Per il campo ancora il verde
ma con riflessi di giallo,
le scarpine bianche,
come la camicia,
che è prerogativa delle camicine essere bianche.
In mano non so cos’ha
ma il grigiazzurro della giacchina lo ricordo.

Io non c’ero ancora
ma mi si vede bene.

Sono quello che mette i colori.

mamma4 colori

La merla

Gennaio un tempo era un vecchio burbero e dispettoso, e aveva solo 28 giorni mentre febbraio ne aveva 31.
Era così dispettoso che aveva preso di mira una povera merla, che al tempo era nera e abitava al bosco in un accogliente nido.
Gennaio ogni volta che la merla usciva scatenava tempeste di neve, e gelo e rendeva il bosco una Selva oscura.
Tanto che la merla era costretta a rientrare senza cibo.
Ma un anno si fece previdente, accumulò scorte di cibo bastanti per tutto il mese e restò al nido al calduccio fino allo scadere del ventottesimo giorno.
Quando uscì Gennaio era così arrabbiato per la beffa che chiese in prestito tre giorni a febbraio, che non restituì più e divennero i giorni della Merla.
Tormentò ancora la Merla per tutti e tre i giorni con terribili tempeste e gelo tremendo, la Merla per sopravvivere dovette rifugiarsi in un camino e così ne uscì tutta grigia di cenere.
E così è anche oggi.

E’ una leggenda eh, ma non è che non sia vera. Solo non si sa se è vera.

Questa invece è vera:
Nonna era una Selva, una Selva luminosa, e sapeva di tè col latte, e biscotti.
Nonno invece era un Merlo, ma non so com’ era,
Però un giorno entrò nella Selva e naque una Merla.
La Merla che mi spia dal davanzale, o dalle rive di un fiume, quella che esce dagli alberi e mi rincorre per metri nei miei giri in bici.
La Merla che mi sognava davanti al lago.
E mi sognava così forte che sono nato.

(foto di una mia nipote)

gracchio alpino

Novembre

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=51106

C’è profumo di torta in cucina
di mele buone.

Mamma non c’è in cucina.

Forse la finestra è aperta e viene dalle case vicine
ma è presto in questo primo di Novembre grigio e umido
è buio e non ho ancora alzato le tapparelle
la finestra certo è chiusa
e mamma non c’è in cucina.

Forse allora viene da un novembre antico
quando i Novembri erano rosa
e non ricordo se era più buono il profumo di torta o della sua gonna.

Starò qui ancora un pò
in questa magia di penombra che confonde le cose
e puoi guardare quello che non c’è
e mamma non c’è in cucina.

Dal rumore fuori piove
e dovrò alzarle le tapparelle
anche se mamma non c’è in cucina
e guardare giù, e scendere
a guardare gli iniettori che non schizzano
e l’ auto non funziona
e mi sporcherò le mani
di nero e grasso
e sapranno di benzina
e niente,
non sapevo a chi dirlo che mamma non c’è in cucina.

Senza titolo

Ora ricorda tutto.
Le sarà passato tutto davanti, in un abbagliante chiarore di endorfine impazzite che ha fatto svanire tutto il resto.
Ricorda la bimba che giocava in cortile, con i fratelli, con le agrette riempite di cera o qualche bilia colorata.
Il piccolo cinema di periferia che si vedeva dal balconcino in cemento del monolocale con separè, il chioschetto di angurie, da mangiare a sfregamusun, i ragazzi che fischiavano da sotto quando lei s’ affacciava al balcone.
Erano le sorelle più belle di Milano, una bionda una nera, non per niente babbo ne ha meritata una.
Anche lei ha trovato l’ amore poi,
quello dei per sempre,
quello che poi se n’è andato,
quello che è tornato diverso,
forte, energico
forse troppo.
Ricorda tutti i giorni felici,
la casa sull’ olona,
poi quella tra gli alberi, in riva al lago,
e quella sul naviglio.
Quello che non so è se ricorda quando ha iniziato a scordarsi le cose
quando ha iniziato a scordarsi di sè
quando si è persa
o il perchè.
Io temo si sia nascosta.
Ma ora non ne ha più motivo.

I ciclamini

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50133

 

Questo fa il tempo,
può stare tutto in un attimo in cui scopri i ciclamini.
E domani è domenica, pensi,
il caporale chiuderà un occhio al contrappello,
si può prendere la vecchia seicento
fuggire da Chiusaforte,
dalla tana dei lupi,
per venire qui.
Non a casa ma qui,
qui dove sei tu,
dove sei tu e i nostri ciclamini.

E non sai come fa a starci tutto quel tempo
ma sai che devi ripartire
o l’ attimo potrebbe farsi di un rosa eterno.

Proseguendo la strada sale,
sale seguendo l’ acqua che scende fin qui,
sale attraverso l’ umido e le nuvole
sale nell’ aria colorata di verde
verso il passo.
Tu con noi.

Poi, nel punto più vicino al cielo
il cielo ha pianto.

 

ciclamini.jpg

Al borgo della luce

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50202

Lovere

Il borgo era pieno di luce,
sulle case la luce disegnava figure tra arabeschi e scritte.
Non è magia,
una fila di proiettori a bordo lago la spara sulle case.
Ma incanta lo stesso,
la bellezza incanta sempre.

Oltre i proiettori il lago era nero,
così il cielo sopra
era la notte delle stelle.
Cinque facevano da corona al lago
e una al centro,
non la più bella,
erano tutte belle.

Era la notte delle stelle ma nessuna è caduta
così brillerà ancora, almeno un altro anno
e poi un altro
e un altro ancora.

Cinque facevano da corona al lago
in cerchio, e una al centro,
non la più bella.
La più bella è caduta anni fa,
tanti,
non ricordo quanti,
troppi.
E la colpa fu mia.

In foto “Lo sguardo del viaggiatore”, Giorgio Oprandi

LoSguardoDelViaggiatoreG-Oprandi