Poeta

Poeta
Non puoi vederlo.
Vedi il suo corpo.
Si alza la mattina, come tutti,
si fa una doccia,
si infila un paio di mutande,
poi chi una tuta da meccanico, che poi sporca di olio e grasso,
chi un paio di jeans e una cintura da carpentiere,
chi in giacca e cravatta va a dirigere qualche impresa.

A volte lo intravedi.
Batte l’incudine col martello
con un ritmo sconosciuto
Scrive qualcosa su un mattone
E poi lo ricopre di cemento.
In riunione può sparire per qualche istante
e trovarsi in altri luoghi.

Out of the blue
into the black

Ma vederlo..
Non puoi.
E’ qualcuno, o qualcosa, che vive dentro lui.
Se sei fortunato ti fa vedere un altro te che vive dentro te.

There’s more to the picture
Than meets the eye.

25 / 1 / 2018 – Non di questo mondo – https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/381632/non-di-questo-mondo/

Janet Frame: la vita negli oggetti

J-Frame

La “corda”, quella che le compagne di scuola girano per saltarci dentro durante l’intervallo. Janet passa gli anni della scuola primaria sognando non di esser chiamata a saltare ma solo di poter tenere la corda e girarla affinché le altre ci saltino dentro,  sogna di girare quella corda ma nessuno mai la inviterà a farlo.

“un taccuino”

“perline” e “forcine”

La “tazza”..  “una tazza speciale che aveva del filo rosso avvolto attorno al manico per distinguere le tazze del personale da quelle dei pazienti, e impedire così lo scambio di malattie come noia, solitudine, autoritarismo.”

Le “calze di lana” delle quali Janet non può fare a meno durante il trattamento nella convinzione che senza morirebbe di freddo. La calza di lana diviene inoltre un oggetto simbolico del passaggio dalla vita alla non vita dell’elettroshock e del ritorno alla vita, una sorta di oggetto feticcio con un potere accudente molto accentuato: “Metterò delle calze di lana calde ai piedi delle persone in quest’altro mondo…

I “guanti”, i guanti che dovrà indossare per fare piano ogni qual volta si affacci ai sentimenti e alle reazioni: “Capii che avrei dovuto essere prudente. Avrei dovuto portare i guanti, per non lasciare tracce quando m’introducevo di soppiatto nella casa stipata di sentimenti e arraffavo esuberanza depressione sospetto terrore”.

Tratto da http://www.doppiozero.com/materiali/janet-frame-la-vita-negli-oggetti

Non di questo mondo

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https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/381632/non-di-questo-mondo/

https://www.amazon.it/Non-questo-mondo-sogni-bambino/dp/889233915X/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1524865749&sr=8-1&keywords=non+di+questo+mondo

Ricordi e nostalgia

di  05 marzo 2018

Sembrano fragili ricami le tenui poesie di Franco Bonvini tessuti da  un filo delicato che si dipana dal gomitolo della vita. Racchiudono in un’ aura di silenzio soffusa di nostalgia, la sensazione della mancanza, la tenerezza di un cuore, la leggenda del’amore che si ripete per imparare ad amare  e a lasciarsi amare.

Si intravede nascosta l’anima del poeta che si schernisce , ma preme per voler uscire e scoppia di vita e di sensibilità.

Di pagina in pagina si muove leggera,  in punta di piedi, la madre adorata  con la quale il poeta giocava a nascondino, si ode il suo canto soave; come sogno appaiono lievi le passeggiate nel bosco a primavera a inseguir canti di grilli e uccellini, esperienze nel verde e profumo di torte di mele.

Sembra di percepire, scorrendo lo sguardo tra i versi, un profumo ventoso di brughiera, di bosco, di lago, di una casa antica.

È una Poesia fatta di ricordi, di musica, di amorevole letizia venata di malinconia: carezze tra i capelli per un dolore improvviso, gratitudine per un’anima ormai lontana.

Ma la morte è  rinascita, è compagnia; l’autore continua il suo viaggio con altri amori: la donna, i figli i nipoti, e porta con sè solo i sogni e un piccolo plettro di pochi grammi. La musica compagna fedele per sedare il vuoto.

Continua il sognare all’infinito, sogni come aquiloni senza filo che esprimono nuovi incontri buoni e il desiderio di rivivere le corse in bici, i bagni nel lago, alla ricerca di un’eterna giovinezza tessuta con gli amori della sua vita.

Insieme una chitarra su cui affiorano i segni del tempo e le ferite dell’anima riempite d’oro.