Appare, pur non scomparendo mai.

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=58874

 

Appare
come cosa che brilla alla luce nuova di ogni volta
e appare ogni volta nuovo
che il lago non è mai lo stesso
e si fa più bello curva dopo curva
mostra nuovi dettagli
un battello che passa lento
un campanile, un ponte, una vela.

Questa strada a volte sale
quando la costa si fa impraticabile
passa tra gli alberi e i boschi
ha gallerie scure da dove il lago non si vede
ma è la sotto, che brilla.

L’auto intanto va, in leggera discesa
verso la fine della galleria
non accende il benzina se non serve
scivola in un silenzioso elettrico
che anche lei sa il valore del silenzio
pieno di cose mai viste che brillano
alla luce nuova di ogni volta.

Ecco, riappare
si spalanca di nuovo agli occhi
e ti regala una voglia di fermarti a guardare.
Lo so che fa male ma ne approfitti per una sigaretta,
così dal muretto a lago vedi dettagli là in fondo
e un sentiero,
una scalinata che scende tra le case antiche
piena di trifogli e rose
e cose svanite di cui resta traccia sui muri.
Scendi fianco a fianco con l’acqua della cascata
e là sotto è una meraviglia
sempre una nuova meraviglia.

Solo al ritorno ti accorgi che non dovevi fumarla quella sigaretta
che il respiro manca
e anche che non potevi non vedere quell’arco di ponte sull’acqua.

 

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Scendendo, fianco a fianco con l’acqua.

 

 

Meraviglia inarcata sull’ acqua

 

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..toglie il fiato

 

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i paesaggi cambiano, anche da fermo

 

Nel pomeriggio chiaro e fresco

È un pomeriggio di Maggio mamma

di quelli che -così ci piace a noi-

che andavamo erranti ai prati

oppure giù, fino al fiume

per passare un pomeriggio

felice come pochi.

È un pomeriggio di maggio questo

un pomeriggio errante

verso le cime che mangiano le nuvole

-che più ne mangi più ce n’è-

verso la sorgente che alimenta questo lago brillante,

vedessi oggi com’è.

Dalle cime cadono i deltaplani

come tanti uccelli di Braques

si confondono col bianco delle nuvoe, e volteggiano

e riappaiono più in là.

Intanto pigola forte un anatroccolo

la madre esce veloce dalle foglie

gli dà un colpetto di becco

e poi a fianco prendono a navigare.

Ecco, tutto qui

si è fatta l’ora di rientrare

e poi non servirebbe pigolare.

Idrovolanti

C’è una panchina sulla passeggiata a lago,
è immersa tra cespugli e aiuole fiorite
da lì si vedono gli idrovolanti partire
e puoi sognare viaggi in mongolfiera
fino alla cima dei monti.

Da questa poltroncina invece, a scriverne,
a volte mi duole il petto
e allora penso che non stai bene qui dentro
dove abiti
come volessi aprirti un varco,
uno spiraglio,
e uscire per andar ancora ai campi,
tra le margherite,
e poi su fino ai narcisi, in mongolfiera.
Oppure al bosco,
a cercare muschio e ciclamini
o anche soltanto in quella panchina in riva al lago
a guardare con me gli idrovolanti.

Me ne sto immobile
per lasciarti uscire,
e sto a vedere che succede,
se diminuisce la pressione nel petto.
Ma tu non esci mai.

Allora esco io,
ti porto per campi, tra le margherite
oppure al bosco, a cercare muschio e ciclamini
per sentieri conosciuti poi
arriviamo fino al lago.

C’è una panchina tra i fiori
per guardare gli idrovolanti
e sognare viaggi in mongolfiera.

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Un po’ di Como… in musica

I Sulutumana. (sull’ ottomana, un divano)

.. a Bellagio gli scappa pipì.

 

 

Battito a battito sarai passo su passo..

 

Davide Van De Sfroos (Vanno di sfrodo)

 

 

Il nero del lago di notte non è un unico colore, ci sono macchie scure dei monti e ogni tanto qualche brillio di luna che mostra figure immaginarie, e barche piene di streghe che si alzano in volo..

Fendin

Stai attento Fendin, che ieri sera la barca non è restata al suo posto,
stai attento Fendin l’han legata ad un anello,
ma il nodo non era di nostri e lo sanno tutti Fendin che la barca non l’hai portata alla benedizione
e lo sanno tutti Fendin che di notte sulle onde si sente una strana canzone.
C’è una donna che segna le stelle
c’è una donna che comincia il ballo
c’è una donna corvo
e poi c’è la donna del pipistrello,
c’è una donna con il cappello
c’è una donna con un cristallo
c’è una donna che batte il passo e porta tutte sul tuo battello Fendin,
Fendin, la tua gondola vola via Fendin,
Fendin, la tua gondola vola via
sopra ci sono sette donne e ogni donna è una strega
e cantano tutte insieme la stessa litania….
Yalba kuresh manumm traagah…
Portami il sacco del buio rubato da cieli in cammino
svelami il trucco per muovere il dado di tutte le stelle,
coprimi l’occhio se draghi e zanzare mi voglion ferire,
svita dal sogno quel che mi serve per poi proseguire…
Fendin, Fendin, la tua gondola vola via….
Parti per uno per due per tre… e anche il lago si è spaventato
parti per quattro per cinque per sei…
ogni minuto diventerà un mese parti per sette…
parti per sette…
con un tuono e quattro saette…

La leggenda è vera,, ma le streghe erano tre, almeno nella versione di Lezzeno.

Parti per uno per due, per tre, e la barca non partiva.

Parti per quattro e è volata via, perchè Fendin era nascosto in barca e così erano in quattro.

Quando arrivi davanti al lago.

https://www.larecherche.it/testo.asp?Id=50830&Tabella=Poesia

 

C’ era una volta un lago,

e ancora c’è…

Ecco, è questo:

Tutta quell’ acqua davanti è sempre la stessa e mai la stessa,

i muri sì, le case, le strade per arrivarci,

quelle cambiano, invecchiano o ne nascono di nuove.

L’ acqua no, e così tu,

anche se non sembra agli occhi.

Un mattino ti alzi e l’ acqua gira in mulinelli leggeri sui gradini che scendono al lago,

un’ altro l’ acqua sbatte le barche legate al molo, violenta.

E così tu.

C’ era una volta un lago,

questo si racconta ai bimbi,

un lago senza fondo, che in fondo non serve,

tutto è lì alla superfice, e ti ci specchi,

il cielo ci si specchia, gli alberi e le case della riva.

Se è un giorno di sole con la Breva può arrivare aria di pioggia,

e all’ orizzonte, dove il lago svolta, puoi già vederne le nuvole nere a cappello dei monti.

Così nei giorni di pioggia,

all’ orizzonte il sole splende tra il fumo di nebbia.

E così tu.

Mutevole sempre uguale,

mentre tutto attorno cambia.

Un piccolo triangolo di ghiaia

E’ buio qui
sotto i rami di quest’ albero
la luce del sole non passa
ma almeno l’ aria è fresca
che bisogna star attenti a non sudare.

E sta sulle rive di un lago quest’ albero
di fronte a gradini in pietra
che scendono in acqua
lasciando a sinistra un piccolo triangolo di ghiaia
dove i bimbi vanno a giocare.

E’ li’ che andavo anch’io
acqua alle ginocchia
mutande un po’ larghe
che al fratello maggiore cominciavano a star strette
un cimino per canna da pesca.

Questo bastava
non c’ era ieri nè domani
qualche pescetto bastava
da portare a mamma
ne avrebbe fatto un’ ottima cena.

Qui sotto quest’ albero
anche oggi non c’è ieri
nè domani.

lago