Sogno birichino

Questa è la storia di un bel sogno
che anche i sogni hanno una storia
un po’ sfuggente e birichino
e non proprio da bambino.
Me ne stavo sul divano, lo tenevo proprio in pugno (il sogno)
lei entrava dalla porta, in un caldo mese di giugno
di ritorno da un bel giro, o dalla spesa con la sporta
ma la sporta era caduta, appena oltre la porta
la porta no non si vedeva,
lei è apparsa poco dopo, e leggera si muoveva.
Forse era un po’ accaldata, forse non m’aveva visto
ma di questo non son sicuro, chissà forse ero ben visto
perchè si voltava spesso, per veder se c’ero
cadde poi la camicetta, nel sogno sempre più duro
tutti i fiori sparsi a terra del bell’ abitino scuro.
Sparì ancora un’ altra volta
dietro il muro della doccia
cadde anche tutto il resto, lo lanciava nella stanza
lei bagnata e luccicante proprio no non si vedeva
ogni tanto solo il viso, come a controllar se c’ero.

Io cercavo di sbirciare dentro quel torrente in piena
che scorreva lungo i fianchi,
lungo i fianchi e le sue valli
avrei voluto quegli occhiali che sognavo
che passavano la vista oltre i muri
ma quello era un sogno da bambino e questo no.
E così mi son svegliato
il duro sogno ormai sgonfiato
oltretutto anche un po’ bagnato e un po’ sudato.

La banana di Adamo

Secondo me quello che ha fatto incazzare il signor padrone è che la signorina Eva, la custode del suo giardino, si sia mangiata le mele del suo albero.
E pare abbia dato pure un assaggino alla banana di Adamo, il giardiniere.
Lui poi se n’è stato zitto zitto senza riferirgli nulla, anzi gliel’avrebbe fatta assaggiare ancora e ancora e ancora.
Così ora sono disoccupati ma con la disoccupazione la signorina Eva può prendersi tutte le banane che vuole, mica solo quella di Adamo il giardiniere.
Adamo dal canto suo è passato ai meloni mentre il giardino del signor padrone è sempre più incolto.

Mamma guarda dall’alto

Davanti casa mia prima che ci costruissero c’ era un terreno incolto
ci cresceva quell’erbaccia che qui chiamiamo sancarlini
alti, un metro è più, più di noi bambini e bambine, con un buon profumo.
Forse Artemisia volgare.
Ci si entrava a giocare, si tracciavano sentieri e strade appiattendoli
come un labirinto, e al centro una piazzetta con magari un palaid preso in prestito a mamma.
Era un rifugio, lì nessuno ci poteva vedere e si passavano bei pomeriggi sotto il sole
ma casa mia era un palazzo di sei piani, mamma stava al quinto
e al rientro mi chiedeva la diagnosi della Luisa
“alura, ma la sta la Luisa?”
Per fortuna la Luisa abitava da un’altra parte.
Ma mamma ancora viene a chiedere qualcosa.

Le solite storie

Perchè chi mai vuole che il protagonista, l’eroe di tutte le storie, muoia?
Lui parte da casa, speranzoso, un giorno, motivato o no
a cercar sè stesso, o a salvar qualcuno
o semplicemente a cambiar minestra, per non saltar dalla finestra.
Incontra mille difficoltà nel cammino
tipo un bosco di spine, pioggia, grandine e vento
o una sirena in mezzo al lago, in una notte buia e tempestosa, che se lo vuol mangiare.
Di solito ha con sè un dono, qualcosa di magico che tiene nel taschino, per vincere tutte le difficoltà
ma l’ultima spina di quel bosco glie l’ha strappato e ha perso il dono
così torna verso quel bosco di spine ma ci trova un guardiano
che abbia un occhio o cento o due belle tette non importa
lui combatte e vince.. chi vuole mai che non vinca?
Alla fine fa anche ritorno a casa
dove trova l’amore e la felicità
o altre difficoltà, che nelle storie ci stanno sempre bene
tipo che compra un gratta e vinci miliardario
e lo butta senza grattarlo, così deve ripartire alla ricerca di dove l’ha buttato
ma c’è una sirena in mezzo al lago
e guardiani sulle rive
e lui ormai è stanco.

Seminudo di donna in cucina, in intimo setoso e lucido con due cipolle in mano e una bottiglia di latte.

La cornice è sempre quella che ormai conoscete bene
il sogno, la fantasia, o chiamatela come vi conviene
io la vedo che sculetta soffriggendo la cipolla
nella sua mise trasparente lei mescola e controlla.
Poi va a prendere il baccalà, che è a mollo ormai da giorni
lo spezzetta con le dita e io aspetto che ritorni.
Non vuol mica essere sexy, come nella fantasia
vuole solo essere vera, anche con la sua fotogenia
potrebbe avere anche un maglione, un po’ corto e poi più niente
ma alla mia fantasia funzionerebbe da reagente.