Questa non è una poesia

Quando iniziò la musica
alla festa di Maria Ausiliatrice,
nel piccolo cottolengo,
lei era lì,
proprio davanti al palco.

Non ha fatto molta strada per venire a sentirci, lei abita lì,
vederci non so,
stava con gli occhi fissi al cielo
a bordo della sua sedia spaziale.

Solo un leggero sorriso sulle labbra
e un leggero movimento del piede
a tempo
rivelava l’ ascolto.
Non ha mai smesso.

Fino alla fine del concerto.

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l’ anima

Tu credi sia tua, l’ anima,
che abiti il tuo corpo.

Invece è fuori,
nella mente di una ragazza
che fece oplà un giorno e un bacio
un salto e un girotondo.

Poi tutti giù per terra.

Oppure al bosco,
che cerca una radura
e un’ angolo d’ azzurro
in cui aprire le ali al volo
o a un girotondo.

Poi tutti giù per terra.

Se ne sta dietro ai vetri a volte
bagnati di pioggia
osserva gli alberi curvarsi al vento
per un bacio.

Poi sempre giù per terra.

Perchè non gli importa del tempo
o di quanti anni hai dietro quella finestra
Puoi averne tredici o diciannove
quaranta o sessantacinque.

Come quegli alberi
che si baciano
lucidi di pioggia
nulla sapendo della loro età.

Si nasconde tra le righe l’ anima
ma se qualcuno crede di vederla, lì
tu dì che non è vero
non sbaglierai.

Perchè è la verità
sarà già altrove
per un altro girotondo.

jelly

Princesa

Sono la pecora sono la vacca..

così si descrive Princesa, perchè è così che la società meschina la chiama

ma lei non se ne cura e sta al gioco se  agli animali si vuol giocare

di certo solo per essere accettata, e integrarsi, più che per trattarli da bambini

perchè a lei invece piace la società così com’è.

E così si mostra, camicia aperta, per quello che vuole essere. Davanti allo specchio grande.

Tutto sotto le “ciglia” della madre, il grande albero, che spera nell’ istinto, nella vita e costringe Fernandino a resistere e vomitare.  Ma Princesa lotta, in una vertigine d’ anestesia, e alla fine Fernandino gli muore in grembo.

Ma niente potrà nascere mai da quel grembo.

Fernandino e Fernanda sono le braci di un’unica stella che squilla di luce di nome Princesa.

O matu (la campagna)
o cèu (il cielo)
a senda (il sentiero)
a escola (la scuola)
a igreja (la chiesa)
a desonra (la vergogna)
a saia (la gonna)
o esmalte (lo smalto)
o espelho (lo specchio)
o baton (il rossetto)
o medo (la paura)
a rua (la strada)
a bombadeira (la modellatrice)
a vertigem (la vertigine)
o encanto (l’incantesimo)
a magia (la magia)
os carros (le macchine)
a policia (la polizia)
a canseira (la stanchezza)
o brio (la dignità)
o noivo (il fidanzato)
o capanga (lo sgherro)
o fidalgo (il gransignore)
o porcalhao (lo sporcaccione)
o azar (la sfortuna)
a bebedeira (la sbronza)
as pancadas (le botte)
os carinhos (le carezze)
a falta (il fallimento)
o nojo (lo schifo)
a formusura (la bellezza)
viver (vivere)

 

Non aprire gli occhi

Non aprire gli occhi
non è qui,
il profumo che senti
è solo l’ Airwick
che dalla sua mensola spara fragranze di fiori
ogni mezz’ ora.
Non aprire gli occhi
e sarà come fosse qui
nel sogno puoi tenerle la mano
accompagnarla sullo stesso sesso,
caldo di desiderio .

Non aprire gli occhi
gli occhi ingannano
e ti diranno che non è vero niente.

Intanto qui c’è il suo sogno, vero,
che vuole essere sognato,
solido e duro.

(foto Gianluca Fontana)

GianlucaFontana

Vecchi musi-canti

Gli amanti sono nudi

Nudi e disarmati, dirimpetto

Vestono la gioia dell’ armonia

Su per le pentatoniche si accarezzano

Un colpo di plettro alla corda

subito sfiorata dalle dita

produce vibrazioni acute

Conoscono a memoria la tastiera

i tasti da premere per morire ancora

Ognuno un piccolo assassino

Ancora si meravigliano

delle vibrazioni delle loro pelli ruvide.

Sogno N°1

Vieni!

Dicevi.

Ti bacio..
E’ così che sono venuto stanotte..
con una mano sulla spalla.
.. Tu non c’ eri..
Ma l’ anima illudeva la presenza
e affrettava sempre più il passo.
Finchè, uscendo, s’ espanse.

Scultura: Jeann Pierre Le Cann

Jeann Pierre Le Cann1