I coni del colore

Sono mondi altri che ho visto in sogno
un mix mai visto di cose già viste
che sono dove non dovrebbero essere
inizia con l’auto in corsa, su una strada conosciuta, verso dove non so
poi gli alberi uno a uno cambiano di forma e colore
come tanti cappellini di carnevale colorati
che a uno a uno perdono la punta, e fumano
un fumo colorato che colora tutta la via.
La strada stringe ancora e gli alberi mutano in pietre e muri
come un vicolo di un borgo antico tutto colorato
in fondo una piazzetta, e una curva scivolosa e stretta
il lago è la vasca di una fontana alpina
l’ auto ci finisce dentro ma non è la mia
è vecchia, verde e arrugginita
la puoi sollevare con le mani tanto è leggera
riporla nella piazzetta mentre la carrozzeria si flette e piega
come quella in lexan di un’automobilina.
Dalla piazzetta si vede una passeggiata a lago ma non c’è il lago
solo erba e case e colline multicolor
dalla passeggiata il paesaggio è bellissimo per i suoi colori
come un plastico ferroviario con uno chalet alpino in riva al mare
eppure c’è una gran tristezza
e sempre una grande consolatrice che mi accarezza i capelli.

Caccia selvaggia

Corrono in cielo strane nuvole bianche e nere
che è giorno di pioggia oggi
le macchie scure come amazzoni, sui loro unicorni neri.
Gli alberi qui davanti, come donne dal profilo scuro sulle parti chiare alzano le braccia al cielo
afferrano i cavalieri e ne spremono raggi di luce, come lampi.
E’ che ho sognato una radura d’erba grigia
e al centro un pozzo scuro
dove cadevano, gettati, i cavalieri,
tutt’ attorno colline, e castelli, e castellane che guardavano la scena, e io.
Un custode spaventoso teneva i cavalieri nel pozzo scuro
finchè in cielo non ce ne fu più uno
e finì l’inverno
tornarono i colori e il sole.

(poi mi son son svegliato e invece piove ancora,
ma finirà e torneranno i colori e il sole)

Dream doors

Avanza ancheggiando verso il bancone della Nuit
tutte le altre svaniscono assorbite dalla sua luce
ha un tubino rosso che sembra le sia stato verniciato addosso
che basta immaginarlo di un altro colore per farne carne viva.
Poi siede sul bancone mentre lo spot l’illumina
e non vi dico lo splendore dell’apparizione
afferra per la cravatta il barista e ordina un latte e menta.

Un latte e menta?

Sì, perchè lei è in una latteria del centro
seduta a un tavolo che scrive sul suo diario segreto
poi lo ripone dove neanche lei sa
forse nelle tasche dello scrittore che la scriverà.

E forse è vero e forse no e il latte e menta era un gin tonic
preso prima di salire sul bancone per un’altra apparizione
che da lassù il tubino è quasi come non ci fosse
e qualcuno ha già scritto tutte le sue mosse.

Lei dal suo tavolo legge quel che è riposto dove sa
nelle tasche dello scrittore che l’ha scritta già
e che sia latte o gin non importa più
ormai è in volo e nessuno può tirarla giù.

Sogno n° -ho perso il conto-

Ho sognato una chiesa stanotte
non era la mia chiesa di città di lago
ma ricordo che ci ero andato di proposito a cercarla
a costo di essere visto
era una di quelle belle chiese
con la facciata rivolta al sole
e belle panchine su un lato del sagrato
lì sono restato un pò.

Al centro una giostra
quelle coi cavalli, e i cocchi e gli elefanti
e girava
lei era la bambina sul cavallo
col vestitino azzurro e lo zucchero filato.
Alle spalle le panchine erano vuote, io non c’ero
forse ero la giostra, o il cavallo o l’aria attorno alla giostra
e lei mi rideva respirando forte.

Non stasera

Stasera non sono il più adatto a sollevare il morale a qualcuno
in questo paese lontano dalla mia città natale fa freddo
sarà anche questa pelle fine che mi ritrovo
e poi sono tutto spettinato e ho la barba lunga
e lei non c’è.

E’ strano, della mia città non ricordo il freddo, nè la neve
eppure in otto anni deve aver nevicato
ma è come fosse stata in un’ eterna estate.
Sì, ricordo qualche pioggia, sul lago,
e la castellana che ci ha accolto e offerto un tè
e anche qualche dolore,
come quando ho infilato un piede nella bicicletta del Verga.
E poi ricordo il buio arancione sotto i lampioni
e quell’inconfondibile striscia obliqua di luce che sale nel monte invisibile fatto di buio.
Ma è sempre caldo, quel buio, ci vuole sempre una gazzosa, con la stringa di liquirizia
e le stelle erano belle, non erano i pensieri di oggi.

Stasera mi manca quella città
questo paese è troppo lontano
e quella di oggi non è la stessa
oggi ci si va per ritrovare quelle atmosfere e cose
e si trovano ancora
anche se un nipotino che esce sgambettando dal tunnel del trenino di cemento dei giardino a lago,
lo stesso tunnel da dove uscivo io, sgambettando
e poi corre, per i vialetti dove correvo
mi fa sentire tutto il tempo che m’è piovuto addosso.
Ma anche tutto l’amore che ho avuto e che provo.

foto mia

Per una sera al mondo

Solo per una sera in questo mondo
scegli l’abito più bello
dal guardaroba segreto dei sogni più arditi
e uno di quegl’intimi minuscoli
leggeri e trasparenti
che non lasciano segni sull’abito.
Ma pensando a me.
Poi passa allo specchio, ancora nuda
e guardati
ma pensando a me,
non c’è abito migliore per quella sera.
Ci vestiremo di quei sogni più arditi e segreti
dove ti fai sentire gemere e sospirare
in questo nostro mondo.
Faremo poi un altro mondo
e altri mille ancora.

Uno per ogni sera al mondo.

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=60300

Immagine Vincenzo Trotta – Valentina (Guido Crepax)

Swimming in a rose dream

Il lago era rosa stanotte, con riflessi di porpora,

come quei mari che prendono il colore dalle alghe.

Certo è strano il lago rosa,

che il suo colore è il verde, o l’azzurro,

e anche il nero profondo e silenzioso.

Tutto il resto era del solito colore

i monti salivano verdi verso l’azzurro,

solo l’aria pareva prendere i riflessi dell’acqua,

delle grandi onde si alzavano intanto,

come vele sulla superficie.

L’aria era come un’aurora

quei due sulla riva ci nuotavano dentro

bevendo ogni respiro

lasciandosi penetrare la bocca e il cuore.

Poi, forse sazi, si sono immersi.

E lì mi sono svegliato.

E non so di che colore è il lago oggi.