La scuola in riva al bosco (V2)

Le mura erano di vetro ricordi?
Appena fuori dalle mura, dove inizia la strada che sale a Brunate.
Le mura erano di vetro
e fuori tutte le tonalità del verde
e canti di grilli e di uccellini.
Lì non si sentiva la mancanza delle aule normali
grigie, immerse nei rumori della città.
Da quei banchi si poteva volare,
ricordi?
E noi eravamo sempre oltre,
a rotolarci nell’ erba
e salire per i sentieri che entravano al bosco.

E’ li che ti vedo ancora chinarti a raccogliere una ghianda per le operazioni di matematica,
o una foglia di platano, per un collage,
o ancora le margheritine da infilare in un bicchiere con un poco di inchiostro blu
per studiare il sistema linfatico.

Non ci incontreremo più io e me
Anche se saremo sempre insieme.

Ma è stato speciale.
Era davvero in riva al bosco,
e delle pareti di vetro si vedeva la spiaggia verde di fili d’erba
le margherite erano le conchiglie
la spiaggia finiva proprio su una fila d’ alberi.
I banchetti erano di quelli verdi, col foro per il calamaio.
Proprio come quelli della scuola in centro
dove è difficile starci dentro bravo e fermo.
Qui invece si poteva uscire sul prato,
ascoltare gli uccellini e cantare le filastrocche
o mettere le ghiande in fila per far di conto.

Era davvero speciale
piena di bambini speciali
che proprio non riuscivano a star fermi nel banchetto.

(per la serie “lascia i ricordi dove stanno che è meglio”)

Succede così

Succede così,
non devi neanche star lì a pensarci.
Succede mentre guardi un film, per esempio,
ti accorgi che gli ultimi dieci minuti li hai persi
perchè t’ è passato in mente un ragazzo in volo su una moto
sopra la vecchia cava d’ argilla rossa.
E lei sotto, che non s’ aspettava che finita la salita la moto continuasse verso il cielo.
E l’ anteriore punta pericolosamente a terra, così accelleri,
la ruota gira, gira veloce nell’ aria, l’ anteriore risale e l’ atterraggio è perfetto.
Ma non atterri nella vecchia cava,
atterri sulla colma della Presolana,
al passo, vicino alla casa degli orsetti.
Io scelgo i rametti, che quello è roba da uomini, pardon, da bimbi
e lei, addentrata nel bosco sceglie il muschio più bello e pieno.
Servirà a tener calda la terra, nei vasi di legnetti,
e le cipolle dei ciclamini che ha scelto.
Succede così.
A quest’ età succede così.
Non devi neanche star lì a pensarci.
Si fatica di più a restare qui, in questo mondo, a guardare un film.

Novembre

C’è profumo di torta in cucina
di torta e di mele buone.

Ma mamma non c’è in cucina.

Forse la finestra è aperta e il profumo arriva dalle case vicine
ma è mattino presto in questo primo novembre grigio e umido
è ancora buio e non ho neanche alzato le tapparelle
fa freddo e la finestra certamente è chiusa
e mamma non c’è in cucina.

Forse allora arriva da scordati tempi antichi
quando i mesi di novembre erano rosa
e non ricordo se era più buono il profumo di torta o della sua gonna
ma la gonna di mamma non c’è in cucina.

Starò qui, sul divano, ancora un pò
in questa magia di penombra che confonde le cose
e ci puoi vedere quello che non c’è
come mamma che non c’è in cucina ma fa ombre sui muri.

Dal rumore fuori piove
e dovrò alzarle le tapparelle prima o poi
e vedere che mamma non c’è in cucina
e guardare giù, e scendere
e guardare gli iniettori che non schizzano
e l’ auto che non funziona
e mi sporcherò le mani di nero e grasso
e poi sapranno di benzina
e niente,
non sapevo a chi dirlo che mamma non c’era in cucina.

Invincibile

Lei passa volando sul tempo,
come un’onda di memoria.
Ha seni alti e prosperosi,
glutei sodi e fianchi larghi,
mostra un impudico inguine.

Splendida da ammirare.
Se trova un poeta, inerme,
si mostra nuda
(è sempre nuda)
e lo uccide d’ altro amore.

Non le servono armi,
nè braccia
nè corpo fisico.

Senza una parola viene la notte a farti l’ amore,
si nutre di quell’ amore e ti mostra i tuoi desideri
solo per farsi sognare.
Canta in suoni e gementi melodie,
e lascia sempre qualcosa
sperando nel ricordo
anche solo due piume sul comodino
insieme al profumo della gioia.

Se la ricordi,
se la incontri da sveglio,
t’ accorgi che la sua immagine è un ricordo,
un ricordo d’ altre vite dove l’ hai gia vista,
o dove è stata te.

Invincibile,
così è il ricordo di lei.
Se qualcun’ altro l’ ha vista
sappia che anche lei sogna,
sogna di essere sognata,
sogna qualcuno a cui dare un nome
sogna qualcuno che le dia un nome.

Disegno Roberto Ferri (Lilith)

Figlio di un canto

Quando mia madre cantava
sulla passeggiata dal vecchio molo
a Villa Geno
stava creando gli occhi, e i capelli.

Quando mia madre cantava
già aveva in cuore le mie colorate vie.

Quando mia madre cantava
la vita era davvero rosa
tra i cespugli di ortensie e rose
risuonava già una chitarra rossa.

Oggi lo sento ancora quel canto nell’ aria
e parole ci danzano sopra.

Vienimi ancora in sogno stanotte
cantami quel canto antico
che canto ogni giorno.

“C’est elle pour moi, moi pour elle dans la vie…”