Solo un ricordino

Il mio bimbo lo portavo alle prove

un tempo si facevano negli scantinati, o nei garage, o nel laboratorio del padre di qualcuno.

Stava nel suo passeggino e dormiva tranquillo

solo nelle pause tra una canzone e l’ altra spuntava la testa per vedere cos’era tutto quel silenzio.

La scuola in riva al bosco (V2)

Le mura erano di vetro ricordi?
Appena fuori dalle mura, dove inizia la strada che sale a Brunate.
Le mura erano di vetro
e fuori tutte le tonalità del verde
e canti di grilli e di uccellini.
Lì non si sentiva la mancanza delle aule normali
grigie, immerse nei rumori della città.
Da quei banchi si poteva volare,
ricordi?
E noi eravamo sempre oltre,
a rotolarci nell’ erba
e salire per i sentieri che entravano al bosco.

E’ li che ti vedo ancora chinarti a raccogliere una ghianda per le operazioni di matematica,
o una foglia di platano, per un collage,
o ancora le margheritine da infilare in un bicchiere con un poco di inchiostro blu
per studiare il sistema linfatico.

Non ci incontreremo più io e me
Anche se saremo sempre insieme.

Ma è stato speciale.
Era davvero in riva al bosco,
e delle pareti di vetro si vedeva la spiaggia verde di fili d’erba
le margherite erano le conchiglie
la spiaggia finiva proprio su una fila d’ alberi.
I banchetti erano di quelli verdi, col foro per il calamaio.
Proprio come quelli della scuola in centro
dove è difficile starci dentro bravo e fermo.
Qui invece si poteva uscire sul prato,
ascoltare gli uccellini e cantare le filastrocche
o mettere le ghiande in fila per far di conto.

Era davvero speciale
piena di bambini speciali
che proprio non riuscivano a star fermi nel banchetto.

(per la serie “lascia i ricordi dove stanno che è meglio”)

Zingarella

Sorride come una giovinetta, la zingarella nella cornice dorata,
il tempo passato sulla tela le ha reso la pelle secca e screpolata,
sorride come allora, nella giovinezza andata
la vecchiaia invece nessuno l’ha mai disegnata.
Sorride nel suo abito rosso e vaporoso di voulant
e sotto l’abito teneri seni freschi e giovani da immaginare
era la compagna di tante notti nere sull’Olona
e dal nero di quelle notti è circondata.
I lampi allora non facevano paura
perchè lei appariva in tutto quel chiarore
davanti a me sembrava viva appoggiata al muro
e quando tornava il buio era bello saperla lì.
Oggi però non so dov’è
non so in che casa guarda o se si ricorda di me
quale luce la illumina nè chi la sta a guardare
ho solo qualche foto senza profumo nè calore
ma è bello saperla lì chissà dove
è successo solo che ha dovuto andare.
Come allora le dico che sto bene qui
e come allora non mi crede
ma non può tornare.

Figlio di un canto

Quando mia madre cantava
sulla passeggiata dal vecchio molo
a Villa Geno
stava creando gli occhi, e i capelli.

Quando mia madre cantava
già aveva in cuore le mie colorate vie.

Quando mia madre cantava
la vita era davvero rosa
tra i cespugli di ortensie e rose
risuonava già una chitarra rossa.

Oggi lo sento ancora quel canto nell’ aria
e parole ci danzano sopra.

Vienimi ancora in sogno stanotte
cantami quel canto antico
che canto ogni giorno.

“C’est elle pour moi, moi pour elle dans la vie…”

Caos calmo

Un giardino ricordo oggi
il solito
quello dietro al portoncino lontano nel tempo
di legno già allora annerito dal tempo.
Casa mia finiva lì
-bisogna andare a chiedere la chiave-
poi il mondo si espandeva
in sentieri nascosti tra i rami
e pareva infinito, e inesplorato
esotico, per gli angoli di cielo tra le foglie di palma.
Ma oggi è strano
le farfalle sono ferme nell’ aria calma e ferma
come pure l’ acqua della fontana
che non ricade nella vasca
i fiori non sbocciano.
Anche io fermo, a metà sentiero
e nessun suono, nè voce o profumo.
Come in una fotografia.
Ma è solo caos.

Lo puoi vedere su GoogleMaps quel giardino, dall’ alto,
in fondo al sentiero c’è un muro
a destra ancora un muro come a sinistra
alle spalle il portoncino
e oltre case, e case e ancora case.
Non si vede il bimbo nascosto tra i rami.
Le fotografie sono solo caos calmo.

Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.