So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perchè un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo lo sfondo.

Devi solo credere che esista,
e che di nuovo si farà trovare
facendosi subito introvabile
per poter così rifiorire.

Perchè non è in quel mondo l’introvabile
né in questo.

È nel credere, con fede.

Lo splendore del buio

“Non è quello che vedi, ma quello che non vedi”

È sul sentiero più bello, quello che imbocchi così, perchè lì vicino c’era posteggio.
E’ proprio alla fine di quel sentiero, dopo aver attraversato i boschi
tra luci e ombre, scorci d’azzurro e di sole
e dopo aver pensato più volte di tornare indietro.
È proprio lì, dove il sentiero si ferma a un cancello
che sulla destra appare,
come un inguine di roccia immerso nelle nebbie
e l’acqua cola lungo i fianchi
fino alla pozza ai suoi piedi.
E ci sono spazi immensi di buio,
tra il gomito di un ramo e il fianco della montagna
o sotto gli archi di un ponte indorato dal sole
ma di più è al punto d’incontro tra le nebbie
quella vaporosa, che sale lungo i fianchi
e quella dorata, che scende dall’ alto e dai monti.
Lì c’è un foro di buio, invitante,
coperto da una grata finissima.

-perchè molti provando a entrare hanno perso il senno-

Dentro è il mistero
fuori l’acqua sgorga a tratti, intermittente,
come spasmi dell’anima della montagna che gode.

Ma dentro è lo splendore del mistero.
Se entri in quel pozzo di buio vedi la montagna stessa specchiarsi nel lago.

Con i suoi stessi occhi vedi, appoggiato al suo corpo.

Attese e disattese

Anche questo m’ha insegnato.

In una domenica grigia

che non si poteva scendere a mare

si stava alla finestra della colonia a guardare la strada

e poi arriva un guzzi, rosso fiammante

col volano cromato che gira e gira veloce.

Si ferma, è il figlio del Bedetti

lei non può venire, dice, ma ti manda questo

e tira fuori dalla borsa con le sue mani grosse un pacchetto.

Una torta, la preferita,

quella di pane e uvette

che le signorine volevano sempre la ricetta

e non la sapevo mai.

Una fettina al giorno

così da averla qua per più mattine,

proprio non poteva

non è mai stata colpa sua.

Vera

Che importa del “tanto bella da sembrare vera”

o quell’ altra poi “vera più del vero”.

A meno che sia declamata finzione quello che alla mia età importa è

Vera come il vero.

Così vorrei che tu aprissi le finestre delle tue stanze più segrete

per entrare, come sole, o pioggia

vento o bufera

per essere l’aria che ti circonda

l’acqua che ti bagna

sapere tutto e non lasciarti mai.

Placare le bufere e addormentarmi nella pace che le segue.

Tornerà

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=56143

 

Un tempo il cielo era solo un confine
un confine oltre il quale si aprivano altri cieli
e Angeli, e Arcangeli ci giocavano a bocce
si divertivano
e non si aveva paura
nemmeno se pioveva
nemmeno dei lampi.
Erano Angeli magnifici e perfetti.

Oggi è sempre più difficile vedere oltre quel confine
forse non giocano a bocce
forse c’è una guerra in corso.
Sangue e dolore piovono.
E si apre l’ ombrello
“ognuno immerso dentro i fatti suoi”.

Ma quello che non c’è più, prima o poi tornerà di nuovo.