Ho sognato una strada

Ho sognato una strada stanotte
e la notte era nera e fonda
nera come l’asfalto nero e ruvido
bagnato e brillante alla luna.
La strada saliva come un ponte in fuga da questo mondo
invisibile nel cielo nero.
E più in su una buca
come un pozzo profondissimo dai bordi frastagliati
umidi e bianchi per il brillio di luna.
Io la indicavo a tutti
che non ci sprofondassero
e nessuno passava.

L’ho sognata ancora, da sveglio,
ma il mondo però era di una saturazione esagerata
di tutti i colori dell’arcobaleno
la strada partiva proprio dal cuore del mondo
sempre nera nera che saliva e saliva, e più su la stessa buca
i bordi gialli e frastagliati in espansione
poi risucchiati verso l’interno,
fino a lasciare un anello blu
ma anche l’anello svaniva piano
in nuvole d’azzurro e lampi di luce
riempiendo un cielo blu profondo e colmo di stelle.

Poi tutto tornava nero.
Per così poi poter ricominciare.

E niente,
penso che devo smettere di premermi le dita sugli occhi
nella vasca da bagno, per vedere le stelle, gli astri e i buchi neri.
Penso che avrei dovuto entrare nella prima buca, quella di sogno
invece di mostrarla a tutti i nessuno che passavano.
Così, per sondare l’insondabile.

Doppio

Lo so, a una cert’ora quando viene notte dovrebbe arrivare il sonno
ma è proprio l’ora che qualcuno alza i piedi al cielo, nudi
ci nasconde il viso dietro
e mi tiene sveglio.
Lo so, se vincesse il sonno la sognerei
ma se sognassi verrebbe come vuole lei
e a me piace invece aggiungere e togliere e costruirle pose mie un pò allargate
che neanche sa di saper fare e forse non può fare.
Alla fine è sempre un sì di gioia che subito l’altro me cancella.
Poi il sonno vince sempre, e che ben venga come vuole.

Il mondo è un segnale elettrico

Da queste alture si vede il lago,
e sono io che decido che è bello.
E poi si vede tutto questo verde macchiato di rosso, e di bianco
l’ arancione dei tetti e il verderame della cupola,
e sempre io decido che è bello.
Il sole è alto e luminoso e a guardarlo acceca,
come non potesse brillare di più
se ne sente il calore sulla pelle
e il brillio che fa sulle onde rallegra gli occhi.
E decido che è bello.
L’ aria sa di fiori, di erica calda e di alberi.
E decido che è bello.
E penso a babbo, e mamma, che mi hanno insegnato il bello secondo loro.

Penso che potrei anche istruirci un microcontrollore con queste informazioni, un Arduino,
e attrezzarlo di fotocamera, per i colori
e fotoresistenze per la luce
un “naso” elettronico, per i profumi e l’analisi dell’ aria
un sensore di temperatura per il calore del sole.
Dichiarare poi nel programma che più i colori sono vivi e ben combinati e più è bello
che oltre una certa soglia di luce il sole splende e che anche questo è bello
che se gli idrocarburi sono bassi e l’ ossigeno a un buon livello l’ aria è pulita,
e questo è bello
che oltre i 37 gradi comincia a far davvero caldo.
Poi la penserebbe come me, certo, e come chi ha programmato me.

Allora penso di togliere la parte decisionale
e lasciarlo lì, coi sensi accesi
le tensioni che variano agli ingressi
i dati accumulati nelle variabili
e le fotoresistenze a fondo scala per troppa luce.
A non decider niente
Penserebbe che quella è la libertà?
Forse non penserebbe nulla
almeno fino all’esaurimento delle batterie
all’ interruzione dei sensi
niente più colori o tensioni.

Buio elettrico.

Il canto del cigno

Ecco il giglio bianconuvola
che si fa cigno sotto il vento
forse esegue il suo canto
che domani si va.

Con il petto respirante
d’allodola un po’ gigante
che si fa lupa pronta al balzo
se il vento soffia di un po’più.

E poi il soffio che la giravolta
e la sparpaglia capovolta
poi un aereo l’attraversa
e lascia un pizzo bianco lassù.

Resta un sesso frastagliato
bianca vela di nuvola
nello spazio delimitato
dai gialli e dai blu

Poi al solito m’appisolo
ed è così che finisce il sogno
che domani si va.

L’avresti detto mai

Ma tu l’avresti detto mai un tempo
che quelle automobiline a pila
di metallo verniciato a colori lucidi e brillanti
che curvavano agli ostacoli e non cadevano dai tavoli
quelle su cui sognavi di salirci
per poter andare dove vuoi
non l’avresti detto che oggi sono qui
e non avresti detto mai che ci puoi anche salire per davvero
anche se tu avevi forse l’unica che si bloccava all’angolo.
Così come oggi non diresti mai
che un giorno inventeranno quelle pile
quelle che corri corri e non si scaricano mai
quelle che desideravi quando l’automobilina non correva più.

Lo stesso vale per le ragazze che sognavi
viste nelle riviste di mamma o nei cataloghi
non l’ avresti detto mai un tempo
che oggi avrebbero abitato ancora i sogni tuoi.
Così come oggi non diresti mai
che un giorno inventeranno un sogno
che sogni sogni e la notte non finisce mai.
Mentre la vita invece sì.

Chi sogna quello che sogno?

Chi è che sogna quello che sogno?

Perchè io lo so che sogno
non perchè li ricordo al mattino
Se non quelli della sera, mentre sto scivolando nel sonno e tengo il suo corpo tra le mani
o quelli del mattino, mentre ne sto uscendo e credo di starci ancora dentro.
Lo so perchè guardando un film mi chiedo come sia arrivato fin lì il protagonista e per fortuna con questi streaming si può tornare al punto dove son sparito
ed è una bella mezz’ora, in cui non c’ero.
Lo so perchè perdo le uscite all’ autostrada, e penso di tornare alla prossima rotonda, come dice il navigatore.
Ma lui tira dritto ancora.
Allora chi è che sogna quello che sogno?
Perchè io sogno cose terrene
come avere il suo corpo tra le mani, per illudermi che sia mio
o un gratta e vinci fortunato
una botta di culo ogni tanto invece che in culo sempre
Un palco grandioso e suoni caldi, luci, e gente che balla e agita le braccia e il corpo.
Io sogno cose terrene, e qualcuno sogna cose più angeliche.
Così un altro sogno è ricordare quello che sogna chi sogna quello che sogno,
o anche solo suonare sul suo spartito celeste.

Ma questo è un altro sogno terreno.

Un messaggio

Ho sognato un messaggio per me,
senza oggetto nè titolo
solo il corpo in campo bianco
una specie di notifica
di simboli e parole d’acqua di fonte.

E il sogno era così vero
come è vero che inizio a non distinguere i sogni dal vero,
così vero che al risveglio l’ho cercato dappertutto,
e nei messaggi non c’era.

Non l’ho detto all’indovina che mi guarda la vita
così nulla ha indovinato
e non le ho dato da bere.

Credo che mi riaddormenterò
o forse mi sveglierò di nuovo.

White Hachab (2)

Lo so, dicono sia morto affogato Achab, o ingoiato
trascinato sul fondo dalla sua ossessione più profonda
ma si sa, gli scrittori s’ inventano le storie più fantastiche.
Potrebbe essere stato risputato fuori
una volta sott’ acqua
oppure che col suo arpione si sia aperto una strada
verso il culo della balena
e da lì uscito, a riveder la luce.

Così oggi è imbiancato,
e stanco come la sua balena
che invece ha assunto un bel colore blu.
Se ne sta sul pontile a guardare il mare,
un mare scuro che potrebbe essere un lago,
a mattina tarda di un giorno grigio
perchè non ha nessuna voglia di alzarsi alle quattro e venti
e andare in cerca di una balenottera raggrinzita
nè di spararsi un selfie con l’ arpione
a riprova dei fatti.
Stanco sì, ma la bramosia ha solo cambiato di forma
ha tolto l’ ancora dai pantaloni e l’ha riposta in cassetto
ha un telefono ip65 e l’ ha buttato tra le onde
legato al filo della canna da pesca.
L’ ha buttato tra le onde, alla sua balenottera
con la telecamera accesa
lei lo vede e “per caso” ci passa davanti
sbircia e strizza l’occhio
poi si volta e “per sbaglio” urta la lenza, come a dire “tira su”
si volta e mostra la schiena, e il culo da dove è uscito Achab.
E si allontana sculettando, in una scia di bollicine odorose.

Stanca

Ha le braccia protese
quando viene in sogno agli uomini che sceglie
gli uomini che la vedono apparire
come dalle profondità del tempo.
Ha le braccia protese
i capezzoli duri, come dopo i baci che non ha
spalanca un poco le ginocchia a invito
mostra il sesso, quello che ognuno sogna,
e percorribili vie interne di buio e mistero.
Ma ha un nome antico
tanto antico
di quando percorreva le vie del cielo
e cavalcava gli unicorni neri.
Resta solo un attimo
poi riaffonda nel buio profondo e scuro
supina e stanca con un sospiro riaffonda, e dorme
ma gli uomini la seguono ancora,
e si perdono ancora
non trovandola mai.