Sono uscito

Sono uscito per andarla cercare

lo ricordo, come fosse tanto tempo fa,

sono uscito a cercarla per boschi

per le panchine in riva al lago

e poi fermo in mezzo alla piazza

attento a destra e sinistra.

E poi un panino alle mura

con calma

tanto per aspettare ancora un po’.

L’ho rincorsa pedalando più dell’ acqua

e del volo del Merlo

sulle tracce del passaggio.

E quelle trovavo

tracce del passaggio di una presenza

una presenza che era già in me.

Come qui adesso, senza uscire,

ha la solita forma, tonda, frastagliata,

di un bianco brillante e bordi azzurri

con un foro al centro che manda raggi luminosi,

ogni raggio un pensiero vaporoso.

Babbo

Babbo,

Lì sì che era una festa

te lo si legge in viso.

Io non c’ero

ma già abitavo il cuore della ragazza a fianco,

poi sono diventato uno dei suoi fiori,

una margherita, o un bianco narciso.

E lo so che non sono solo un sogno

perchè son stato anche ciclamino e poi crisantemo.

Crisantemo non l’ avrebbe mai sognato,

immaginato forse,

ma sognato mai.

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Se tu fossi madre

Se tu fossi madre
madre davvero
di quell’angelo biondo che sognavi un tempo
e che veniva a infiammare il grembo e le notti
gli apriresti le ali
che stia sempre in volo
gli baceresti la fronte, e il corpo tutto
gli eviteresti cadute e sbucciature
per evitargli i dolori.
Che viva nella gioia
e lui non saprebbe mai se quella era la vera gioia.

Se lo fossi, solo se lo fossi.

Quando lo sei,
e tu lo sei, lo guardi cadere quell’angelo
avvicinarsi all’orlo e cadere
con le ali tagliate
sbucciandosi ginocchia e cuore.
Quando lo sei preghi perchè si rialzi
e rimetta in moto il furgone
e torni a casa la sera,
Poi, solo se lo vuole, lo prendi tra le braccia
e gli baci la fronte
che i baci alleviano i dolori non lo sai?
Ma solo se ci credi.

I dolori e i bernoccoli che gli hai lasciato fare.

Se non vuole, o non può,
quell’angelo si farà eterno.

Sogno di febbraio

Da qui, vedo la ragazza camminare
non dondola i fianchi
non si alzano i seni a ricadere.
Da qui,
è come una foto che avanza nel buio
che il buio non mente ma omette i contorni.
E non si vedono le mani
dolci e scucenti agli orli
gambe lunghe e affusolate che svaniscono nel buio.
Poi dice vado a ballare
senza parlare
e avanza e come in sogno avanza e  non arriva mai.
Ma c’è una luce giù in città
luce sempre accesa
forse una finestra ma dentro non c’è la stessa foto.
Sì, il corpo forse sembra uguale
ma le gambe son lunghe radici affusolate
le mani e le dita affondanti nella tana del lupo.
Le radici crescono sempre più
dove prima era il buio
senza un respiro o una parola lei ancora dice
io vado a ballare.

 

Ho sognato una strada

Ho sognato una strada stanotte
e la notte era nera
l’asfalto nero e ruvido brillante di luna.

Saliva come un ponte
in fuga dal mondo, invisibile.
E più in su una buca.
Un pozzo profondissimo dai bordi umidi e bianchi.
Anche loro brillanti di luce
la indicavo a tutti
ma nessuno passava.

 

L’ho sognata ancora, da sveglio,
il mondo però era di una saturazione esagerata
con tutti i colori dell’arcobaleno
la strada partiva proprio dal cuore
dal centro del mondo
sempre nera nera
e saliva e saliva, e più su eccola, la buca
ma dai bordi gialli e frastagliati in espansione
poi risucchiati all’interno,
fino a lasciare un anello blu
ma anche l’anello svaniva
in nuvole d’azzurro
riempiendo un cielo blu profondo e colmo di stelle.

Poi tutto tornava nero.
Per poter ricominciare.

 

E niente,
penso che devo smettere di premermi le dita sugli occhi
nella vasca da bagno, per vedere le stelle.
Penso che avrei dovuto entrare nella prima buca, quella vera
invece di mostrarla a tutti i nessuno che passavano.
Per sondare l’ insondabile.

Domande

Proprio qui

da quest’ aria vaporosa

i pensieri son come falchi in picchiata dai monti.

Proprio qui cantavo la canzone per te

proprio qui non la ricordo già più.

So che era bella, come te, e volavamo sulle Americhe

tornavamo proseguendo veloci fino a vederci

là in fondo allo sguardo.

Resta solo l’ idea

e un po’ di domande

a cui non serve risposta.

Ma tu che fai? E dove sei

mio tormentato amore

mio sole dello stesso cielo

forse stai pensando a lei,

lei che infiamma i pensieri tuoi.

Ma tu che fai? Chi sei

mio dolce e tormentato amore

tu che sai tutti i peccati miei

e lasci le risposte

tra le pieghe del mondo

tra le righe di un campo seminato a girasoli

o ancora sopra il mio letto sfatto

quando il sogno è duro

e i girasoli non hanno sole.

Ma tu chi sei, e come fai…

Marmo vivo

Ci sono sogni da restar svegli a sognare
in questo vapore caldo non si può dormire.
Premi sugli occhi, e lei appare
statua di marmo vivo tra le stelle a volteggiare.
E gira gira come una ballerina
e gira gira e mostra le parti migliori
poi si rigira e ha i seni spezzati
allunghi le mani, li rimodelli e sono ancor più belli.

Ma è solo un alibi
la statua immaginata
idealizzata irraggiungibile e adorata.
È solo un alibi per stare qua
per non viaggiare tra le stelle insieme a lei.

Poi premi  un po’ più forte e tutto il cielo esplode
tinto di rosso e giallo e di vapore,
quando apri gli occhi è ancora lì
ombra sul muro tra la nebbia a volteggiare.
Hai gli occhi aperti ormai
e la vedi svanire
ma tu continui la tua fuga in solitaria fino a venire.

Poet-ar-duino

All’ infinito
in mezzo alle stelle.
verso l’ alba

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Respiro
pare sia la parola di questi giorni,
come se ne avessi comprato una bomboletta all’ esselunga,
con la carta fedeltà
e appare a ogni pagina come la pubblicità.

D’ altronde il respiro è importante, si dice
e si diceva anche una volta
quando si era più coglioni
e in perenne caccia
e una magari era un po’ cozza
e toccava proprio a te.

Basta ca la respira..

Ecco, quelle parole là in cima possono sembrare anche belle,
parole antiche messe in fila in modo sempre nuovo,
da un algoritmo sconosciuto.
Possono sembrare belle se non sai la biografia dell’ autore..
Nato in Cina
non ha mai visto le stelle sciogliersi nell’ alba
nè l’ infinito
anzi di sicuro ha un’ obsolescenza programmata.

Possono sembrare belle
ma sono solo matrici di stringhe a indice
e non c’ è nemmeno un algoritmo.
Solo funzioni random.

Possono sembrare belle finchè l’ algoritmo è sconosciuto
se lo conosci non respirano,
non hanno vissuto
per questi non vivono
nè mai vivranno.

Però..
però
è quello che facciamo anche noi inconsciamente..

E’ così che è dolce quel mare di nebbia dove gli occhi affogano
guardando da diversi punti di svista.