Tempesta

E sempre si calmano le tempeste
e un giorno glie lo dirò
che era proprio lei, quello scurirsi del cielo
quell’aprirsi in vortici di colore rosso
quelle due nuvole bianche e grandi, rimaste fuori
ma ancora per poco.

Un giorno glie lo dirò
che prendo il mio stendardo
lo agito contro il cielo, come fosse il corno
dell’unicorno degli arcobaleni
e lo infilo tra le nuvole, che vorrebbero svanire
finchè ritorna il blu.

Sì,
un giorno glie lo dirò
che è così che calmo le tempeste
anche se glie l’ho detto già.

So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perchè un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo lo sfondo.

Devi solo credere che esista,
e che di nuovo si farà trovare
facendosi subito introvabile
per poter così rifiorire.

Perchè non è in quel mondo l’introvabile
né in questo.

È nel credere, con fede.

Think different

Tutti che vogliono il bicchiere pieno
la botte piena
e magari la moglie ubriaca pure.
Se proprio proprio deve,
almeno mezzo pieno.

Ma vuoi mettere mezzo vuoto?
Tutto quello spazio
ci puoi aggiungere sciroppo di menta,
e qualche fogliolina pure,
un pizzico di sambuco
e ghiaccio tritato, fino a strabordare.
L’importante è berselo,
e goderne.

Per quella cosa della moglie..
si può lesinare un poco sugli sciroppi..
così che ci stia un bel po’ di vodka.
Fino a strabordare.

L’importante è sempre bersela
(se è di quella buona anche quella strabordata)
e godersela.

Semino sogni

Io semino sogni,
non importa dove
a volte sono le cime dei monti,
ma solo perchè a me piacciono
come le rive del lago, idem.
Altre volte su un divano consumato,
o su una scrivania, in disordine logico,
come i miei programmi
in cui fatico a ritrovare la riga da modificare,
che poi trovo sempre.

 

Semino sogni
e lo so che può sembrar ridicolo
anche a me
se non fosse che c’è qualcuno che li raccoglie
per cibarsene
e poi li porta al grande prato a fiorire.

E non è per la rima
ma ogni volta è un fiore di stupore.
Un fiore che poi trovo sempre.
Uno stupore di cui essere grato.

 

Nel pomeriggio chiaro e fresco

È un pomeriggio di Maggio mamma

di quelli che -così ci piace a noi-

che andavamo erranti ai prati

oppure giù, fino al fiume

per passare un pomeriggio

felice come pochi.

È un pomeriggio di maggio questo

un pomeriggio errante

verso le cime che mangiano le nuvole

-che più ne mangi più ce n’è-

verso la sorgente che alimenta questo lago brillante,

vedessi oggi com’è.

Dalle cime cadono i deltaplani

come tanti uccelli di Braques

si confondono col bianco delle nuvoe, e volteggiano

e riappaiono più in là.

Intanto pigola forte un anatroccolo

la madre esce veloce dalle foglie

gli dà un colpetto di becco

e poi a fianco prendono a navigare.

Ecco, tutto qui

si è fatta l’ora di rientrare

e poi non servirebbe pigolare.

Metti che la musa metta il muso

E se no che musa è

sarebbe un’ oca giuliva.

Anche quelle andavo a cercare un tempo,

qualcuna l’ ho trovata

e si è anche tolta il muso.

Aveva le tette sgonfie e il culo basso, e grosso,

ma se ne fregava.

Altre sono introvabili,

dietro il loro muso di tette gonfie

hanno il culo alto e sodo.

Ti portano all’ orlo dello strapiombo e ci si nascondono dentro

e sull’orlo scrivono ‘fin qui e non oltre”

Ma fin qui e non oltre era un mio vecchio blog

e lo strapiombo lo conosco bene.

Sono uscito

Sono uscito per andarla cercare

lo ricordo, come fosse tanto tempo fa,

sono uscito a cercarla per boschi

per le panchine in riva al lago

e poi fermo in mezzo alla piazza

attento a destra e sinistra.

E poi un panino alle mura

con calma

tanto per aspettare ancora un po’.

L’ho rincorsa pedalando più dell’ acqua

e del volo del Merlo

sulle tracce del passaggio.

E quelle trovavo

tracce del passaggio di una presenza

una presenza che era già in me.

Come qui adesso, senza uscire,

ha la solita forma, tonda, frastagliata,

di un bianco brillante e bordi azzurri

con un foro al centro che manda raggi luminosi,

ogni raggio un pensiero vaporoso.

Se tu fossi madre

Se tu fossi madre
madre davvero
di quell’angelo biondo che sognavi un tempo
e che veniva a infiammare il grembo e le notti
gli apriresti le ali
che stia sempre in volo
gli baceresti la fronte, e il corpo tutto
gli eviteresti cadute e sbucciature
per evitargli i dolori.
Che viva nella gioia
e lui non saprebbe mai se quella era la vera gioia.

Se lo fossi, solo se lo fossi.

Quando lo sei,
e tu lo sei, lo guardi cadere quell’angelo
avvicinarsi all’orlo e cadere
con le ali tagliate
sbucciandosi ginocchia e cuore.
Quando lo sei preghi perchè si rialzi
e rimetta in moto il furgone
e torni a casa la sera,
Poi, solo se lo vuole, lo prendi tra le braccia
e gli baci la fronte
che i baci alleviano i dolori non lo sai?
Ma solo se ci credi.

I dolori e i bernoccoli che gli hai lasciato fare.

Se non vuole, o non può,
quell’angelo si farà eterno.

Sogno di febbraio

Da qui, vedo la ragazza camminare
non dondola i fianchi
non si alzano i seni a ricadere.
Da qui,
è come una foto che avanza nel buio
che il buio non mente ma omette i contorni.
E non si vedono le mani
dolci e scucenti agli orli
gambe lunghe e affusolate che svaniscono nel buio.
Poi dice vado a ballare
senza parlare
e avanza e come in sogno avanza e  non arriva mai.
Ma c’è una luce giù in città
luce sempre accesa
forse una finestra ma dentro non c’è la stessa foto.
Sì, il corpo forse sembra uguale
ma le gambe son lunghe radici affusolate
le mani e le dita affondanti nella tana del lupo.
Le radici crescono sempre più
dove prima era il buio
senza un respiro o una parola lei ancora dice
io vado a ballare.