Miti, muse e dee

E danza l’archetipa dea tra i fuochi che l’illuminano nella notte.
E tutte guardano incantate, le anime attorno ai fuochi.
Sapessero come han cambiato forma tutti quegli antiquati miti,
cambiate in un brulichio di minuscoli pezzetti striscianti
e poi svanite come cenere nel vento.
Eppure torna ancora Innanna con la sua barca del cielo a farsi arare il campo
e tutte le anime si fanno contadine
senza riuscire a seminare mai.
Torna, Inanna, alla fine per farsi odiare.
Ma c’è un modo per non odiarla.

Amarla.

Zoom interstellare

Ma quelli che mi dicono che dovrei mettermi in prima fila
In vista
Invece di scegliermi un posto un po’ più indietro
Più vicino all’ampli
(Che non lo sanno ma così ha anche più sustain se tieni a bada l’innesco del larsen)

Se no non ti vedono.

O che dovrei farmi un po’ di pubblicità.

Se no chi ti vede?

Cosa credono ci vado a fare ai boschi?
Perchè c’è movida e è pieno di gente?

Chi mi deve vedere ha uno zoom interstellare
E pure spaziotemporale.

White Hachab (2)

Lo so, dicono sia morto affogato Achab, o ingoiato
trascinato sul fondo dalla sua ossessione più profonda
ma si sa, gli scrittori s’ inventano le storie più fantastiche.
Potrebbe essere stato risputato fuori
una volta sott’ acqua
oppure che col suo arpione si sia aperto una strada
verso il culo della balena
e da lì uscito, a riveder la luce.

Così oggi è imbiancato,
e stanco come la sua balena
che invece ha assunto un bel colore blu.
Se ne sta sul pontile a guardare il mare,
un mare scuro che potrebbe essere un lago,
a mattina tarda di un giorno grigio
perchè non ha nessuna voglia di alzarsi alle quattro e venti
e andare in cerca di una balenottera raggrinzita
nè di spararsi un selfie con l’ arpione
a riprova dei fatti.
Stanco sì, ma la bramosia ha solo cambiato di forma
ha tolto l’ ancora dai pantaloni e l’ha riposta in cassetto
ha un telefono ip65 e l’ ha buttato tra le onde
legato al filo della canna da pesca.
L’ ha buttato tra le onde, alla sua balenottera
con la telecamera accesa
lei lo vede e “per caso” ci passa davanti
sbircia e strizza l’occhio
poi si volta e “per sbaglio” urta la lenza, come a dire “tira su”
si volta e mostra la schiena, e il culo da dove è uscito Achab.
E si allontana sculettando, in una scia di bollicine odorose.

Oltre tutte le curve

Ma perchè sempre oltre le curve dev’essere lo spettacolo più bello?

La meraviglia che appare mentre l’altra scompare.
Se invece fosse proprio sulla curva?
Sul culmine, dove una grotta si apre, sotto il monte
e la fonte sopra zampilla d’acqua purissima
e l’acqua scorre,
gocciolando sull’imboccatura della grotta
e brillando e formando pozze a terra.

L’ingresso è scuro e invitante, fresco
ci si deve stare da Dio.

E poi da lì si allarga lo sguardo
a sinistra, verso le colline e gli alberi
a destra, sulla pianura appena lasciata.

Perchè due meraviglie son meglio di una
se poi ci metti anche la grotta…

Malinconia d’anticipo

Tempo di vellutate di zucca o champignon,

che queste mese gioca a sembrare un altro

e purè con la pozza per l’uovo e un cucchiaio di marmellata accanto

come piace a lei

bollito freddo a fette sottili e salsa verde

come piace a lui

per me due quadrucci in brodo che la tempestina proprio non mi va giù.

Ma ci son sogni, dolci e feroci che non si risolvono mai

e qui, adesso, non ci sta nessuno,

non c’è neanche bisogno di uscire per vedere la tv

solo i quadrucci, e un poco di quel calore antico

e presenze che non tornano più.

Di marmo vivo inamovibile

Ci sono statue che dicono sian di marmo vivo,
per le ombreggiature,
per le dita affondate nel marmo come fosse morbida carne,
per le velature, che sembra ci si possa soffiare.
Ma hai voglia a soffiare
e allora c’e chi gli ha scheggiato un ginocchio
che non si è mosso
e chi ha continuato fino a farne un usignolo
Muto
e con qualche altro colpetto
farne ghiaia da vialetto.

Ma la notte torna prepotente il canto
oltre il velo che non riesci a soffiar via.

Sospiri

Potrei portarti dentro i sogni miei
e farti vedere te, come non ti sei vista mai
ma ho come l’impressione che invece sei
sei proprio la sostanza di tutti i sogni miei.
Come se avessi sogni già sognati tante vite fa
che tornano con te anche in questa età.
Così stanotte sognerò
sognerò di sentirti sospirare
al tocco delle tue mani morbide sentirti sospirare
sognerò di ricoprirti il corpo
con dolce miele d’api buono da mangiare
sarai così lucida e brillante.

E lì sarai Vera
perchè non c’è posa che io possa sognare
né cosa che non sia accaduta già.