Medley d’agosto

-Vai-
Vai pure avanti tu.
Cos’è questa smania di arrivare primi in un posto dove poi
ognuno è solo in quello che crede sia la sua felicità.
Vai pure avanti tu.
Che hai anche un bel culo
Studierò il percorso fatto insieme fino ad ora,
starò a guardare la tua felicità ondeggiare.
Se poi vuoi, dammi una mano ad arrivare.
Vedremo insieme il sole la nebbia dissipare
ma se proprio non vuoi starò qui a guardare.
Pensavo questo oggi steso sotto il melograno
no, non quello della famosa mano
è solo quello che ha in giardino mezza Milano.
Pensavo anche che hai una gran bella faccia di culo
con un culo bello come il tuo non è certo derisorio
pensavo che se passassi di qua
non mi alzerei
così la faccia resterebbe oltre le gran belle tette che hai.
Intanto il cielo s’ era fatto nero nero
e così di qui non è passato proprio nessuno
soltanto l’ acqua
non si capiva
non si capiva se scendeva o se saliva.
Zan zan.
(Zan zan sono una bella coppia, uno in battere uno in levare)

-Una vecchia amica-
C’è sempre qualcosa che ci tiene vivi,
un ricordo, un sogno, un amore,
una stella che non cade mai,
una zingara che torna in visita la notte.
E’ un po’ che non passava di qua
un tempo guardavamo l’ olona scorrere dalle finestre di Mary
le si illuminava il viso con i lampi della filovia
mi guardava muta e consolava i miei pochi anni,
sapeva tutte delle mie bugie,
ci facevamo compagnia,
poi mi accompagnava ai sogni.
Deve avermi visto piangere Mary
così è passata in visita nella mente
aveva il solito suo sorriso il più bello
per donare anche a me un sorriso.
Ma se la guardi bene anche lei,
orfana ora, e sempre giovane nella sua cornice
ha piccole fessure nell’olio dei colori,
anche lei piange Mary.

-Un bacio-
Vorrei appoggiartelo alla guancia, un bacio
o nell’incavo del collo.
Ma tu giochi d’ anticipo
apri le labbra
e lì lo prendi
-perchè hai le labbra belle-

-Trittico degli arcobaleni-
E proprio mentre guardi lei
quella che hai disegnato ieri
quella che pensavi non arrivasse mai
quella che invece è qui dentro agli occhi tuoi.
Quindi sogna bimba mia
disegnalo il futuro
sogna forte quanto puoi
e dimmi i desideri tuoi
che si faranno miei.
Di là qualcuno ha aperto l’acqua
e la temperatura sale
l’aria è satura di vapore.
Fuori piove
l’aria qui invece è serena
profuma di pomeriggi al vetro
ad aspettare un arcobaleno
o il primo raggio di sole che lo creerà.
L’aria qui invece è afosa
dei pomeriggi di cotone
di bianco e di caldo sulla pelle
e di manine curiose.
Ma oggi non è tempo di arcobaleni
che dicono continui, questa pioggia rinfrescante.
Così ci si accontenta di uno stupore a caso
un ricordo o un sogno non so
purchè scelto tra i più belli.
E poi mi piace
quando fruga con le dita
tra le cose sue più intime e segrete.
Cercando nei cassetti un ricordo ancora da venire
un ricordo appena immaginato
pronto per il sogno
e per poi poter esser ricordato.
Mi piace quando fruga
cercando una chiave
piccola e lucente
di una botola segreta
che bypassa l’ingresso al monte analogo
che non arriva mai.
Mi piacerà ancor più la gioa
la sua piccola gioia di averla tra le dita
mentre cavalca un unicorno
in volo sopra l’arcobaleno
o su di un letto a caso.

-Ti do’-
E’ in arrivo un treno, ma un treno di bimbo
un treno carico di non posso dirlo
e non posso dirlo perchè non so
quando ancor dirai Ti dò.
E non so neanche se arriverà dal futuro
o da un passato un po’ rosa e un po’ scuro
ma so che è qui che arriverà
so che è qui che accadrà.
E Qui non è un avverbio di luogo
ma il centro di un mondo che mondo non è
qui gli alberi salgono al cielo, con passo da re
emergono e affondano dalle rive di un lago.
L’unica voglia vera che ho
è di quando ancor dirai guarda, Ti dò.

-T’ ho incontrata domani-
T’ ho incontrata domani
dice una canzone di qualche anno fa
e a pensarci bene non è poi tanto stupida questa cosa qua.
Ho visto babbo e mamma oggi che non ci sono più
al terrazzino del Croce bianca, proprio davanti al lago,
ma il poeta è fingitore si sa, e trasfigura la realtà.
Guardavano il lago scurirsi di buio
in questo domani
e l’ acqua indorarsi all’ ultimo sole,
io non c’ ero ancora ma il cielo era pieno di stelle
stelle cadenti di mille colori e di sicuro ero una di quelle.
Finte nuvole di fumo tra i lampi riempivano il cielo.
E’ stato solo nell tempo di un lampo
mentre guardavo anch’io il lago scurirsi di buio
e l’ acqua indorarsi all’ ultimo sole,
il cielo era ancora pieno di stelle,
pirotecniche stelle cadenti di mille colori.

-Sogno di stella-
Sono stato giovane, non molto tempo fa
stavo sul balcone, a guardare le stelle
che sapevo essere là.
E c’era quel cielo, nuvoloso e scuro
c’era la luna, che da un foro spuntava
e che sapevo vicina alle stelle.
Era proprio ieri sera
la sera delle stelle cadenti
le mie stelle di bimbo che non cadranno mai
perchè ho sempre quel sogno antico che mi porta lassù.
Poi come allora nella notte appare lei
rannicchiata tra le nuvole ,gambe al cielo
e tra le gambe la luna, che da un foro spuntava
ma la luna era un lago, con acqua brillante di stelle dorate
io viaggiavo verso il Duemila
i cristalli colorati ancora tra le mani
fino al primo raggio di sole.
“Ah questo sogno mi porta lassù
e mi accompagna
tra i vicoli d’oro del cielo
perchè il mio mondo è lassù.”
“Questo sogno si estende all’ infinito
ma il mio mondo si è fatto nostro”

-Ricordi mai visti-
Si alzò al cielo,
arcuato.
Tra le labbra belle un tunnel
di buio caldo e leggero.
(le si vedeva l’ anima)
Nessuna luce sul fondo
solo desiderio di percorrenza.
(a volte chiudi gli occhi,
e lo spazio si abita di ricordi mai visti)

-Quando quando quando-
Quando penso a te sdraiata al sole nei miei occhi
ed era quasi ieri.
Quando penso a te nel buio di quel sole
che non scalda la tua pelle.
Quando penso a quella gonna, gialla, da gitana,
ondeggiare al vento della riva.
Quando quella gonna poi l’ hai persa sulla strada
ma la sogno ancora sai.
La sogno.
Quando capirò che amarti non è mica quella gonna
e neppure il vento che la solleva un po’.
Quando capirò che amarti è proprio questo tuo mancare.
E sai mancare così bene sempre sai.
Mentre ci sei mi manchi.
Quando capirò che il vento non ha mai smesso di soffiare.
E quando un giorno capirò che tu nella tua gonna non ci puoi più stare.
Allora non saprò nemmeno cosa fare
e tu me lo dovrai insegnare.

-La curva dell’acqua-
Sotto questo cielo nero scelgo un posto dove stare
su questa spiaggia di sassi e sale
-è lo stesso mare
sono qui
vienimi a trovare-.
Davanti a tutta quest’ acqua azzurra lo sguardo non ha un punto dove sostare
solo una linea, là in fondo, dove si intuisce l’ acqua curvare
-ma è lo stesso mare
sono qui
vienimi a trovare-.
Dietro le spalle un altro mare, un mare di tempo dove navigare
dentro le tasche un lago che ha detto vai se proprio devi andare
sarò sempre qui quando vorrai tornare.
Intanto i bimbi giocano sotto il tendone della colonia estiva
sotto lo sguardo attento delle signorine
oltre la curva sembra di sentirla ancora chiamare il mio nome
ma non ricordo la voce e forse è solo un altro bimbo con la sua signorina.
-ma è lo stesso mare
io sono qui
vienimi a trovare-.
Andremo su alla pineta, per averne nostalgia domani
tra resine calde e aghi di pino guarderemo l’ acqua fin dove inizia a curvare
saran le stelle poi a dirci quando è l’ ora di tornare.

-Gli ultimi fiori-
Li ha scelti con cura i fiori multicolore che ha scelto per me
io ne ho fatto un bel mazzo, nel vaso nuovo d’Agosto
fatto apposta per contenerli”
E potrebbe finire qui ma non capireste
non capireste che a guardarli la puoi vedere ancora al prato
china sui fiori, nel suo vestitino colorato e fresco
ogni volta di un nuovo colore.
Rosa come le rose rosa
bianco come le margherite
viola come un pensiero.
E potrebbe finire qui ma ancora non capireste
non capireste che a guardarli appare una donna
nuda e sfrontata
come nei più bei sogni di gioia vestita.
Gioia rosa come le rose rosa
gioia bianca come le margherite
gioia viola come un pensiero.
E ogni giorno ne prendo uno
quello che desidera di esser preso
lo porto al sole
l’aria è calda come un eterno Agosto
e piena di musiche e voci.
Così d’ improvviso inizia a danzare
gioia rosa come le rose rosa
nell’aria che l’avvolge leggera
gioia bianca come le margherite
e canta con voce di sirena
gioia viola come un pensiero.
Poi alza le braccia al cielo
arcuata
tra le labbra un tunnel di buio caldo e leggero
(le si vede l’ anima)
mentre il cielo prende il colore dei fiori,
rosa come le rose rosa
bianco come le margherite
viola come un pensiero.
A questo punto chiudo gli occhi
e appare sempre il bimbo di domani
incantato a guardare il cielo
i colori, le voci, i fiori
in mano ha fiori nuovi per lei,
fiori nuovi che non c’erano al suo prato.
Poi piega le spalle stanche e si sdraia sull’erba
i fiori volano via come farfalle nel sole
nel cielo trasparente come un vaso di vetro
che li riflette come luce obliqua.
Luce rosa come le rose rosa
bianca come le margherite
viola come un pensiero.

-Questa non è magia-
Si inizia schiarendo un poco, dal basso
come luce di sole nascente all’alba
luce che sale a rischiarare il cielo.
Poi si estraggono i dettagli, con un pò di contrasto
si cancellano i rumori d’ immagine
che disturbano i contorni frastagliati dell’ intuita forma
anche un po’ di colore, sulle labbra, non guasta.
Quello che appare, strappato dal buio, non è magia
è meraviglia
la bella e non più intuita forma
quella vera.

Vita sospesa

Aveva capelli neri e occhi furbissimi.
e non ne ricordo il nome.
Se lo ricordo ancora doveva essere davvero speciale
aveva lacrime invisibili sospese e ferme sulle guancie
e occhi grandi come le finestre della sua città
città sospesa, dove il vento sbatteva le imposte delle case
come palbebre attonite sulla strada.
Case non più casa e neanche altrove, vita sospesa.
Non so la vera storia, ero troppo piccolo
ma ora voglio credere che sbarcò ad Ancona
e che il suo treno a Bologna non si potè fermare
nè a Parma e nemmeno più in su
a Como ne arrivarono più di 800 come lui.
Per tutti era “il figlio della Jugoslava”,
ma era proprio come me
e abbiamo fatto un pezzo di strada insieme
coi nostri cuori piccoli.

Fummo bimbi Speciali.
Non ricordo altro,
poi ci siamo persi.

Lei è burrasca

E’ così, io sto bene da solo, se lei è al fianco.


E il fianco è l’ orizzonte
dove vestite di cielo appaiono nuvole nere e gonfie
e lei è la burrasca
e io mi ci lancio, con l’ aeroplanino leggero di balsa della fantasia
come fosse un possente unicorno, o una chitarra.


E lei è l’aria sotto le ali, che solleva l’aeroplanino
che turbina tra lampi di luce bianca nel blu profondo del cielo.
Un pò si spaura, l’aeroplanino, sotto il suo poco peso
avanza e sobbalza, accelerando il ritmo e le giravolte, fino ad arrivare al centro.
E’ lì che m’acquieto, al centro
perchè io sto bene da solo, se lei è attorno.
Dura sempre un tempo incalcolabile
il riattraversare le sue nere nuvole per tornare a guardarla da lontano, la mia burrasca,
dalla mia poltroncina
e io riparo l’aeroplanino, per il prossimo slancio della fantasia.

Letterina

Non servono stelle cadenti
esprimo desideri e li disegno
anche in questo cielo grigio di dicembre
con a terra solo foglie e freddo.
Non è proprio una letterina
ma qualcuna la spedisco
altre no.
Tanto poi arriva un maglioncino
o delle calze,
pantofole non mancano mai
forse anche un pacco di mascherine
perchè mi riconoscano in posta, devisu, a fare lo spid
o di sigarette.
Di pillolette azzurre non se ne parla
finchè ho desideri da disegnare
e una stella fissa in cielo.

Del pennello non vi dico nulla.

Notturno

Ta Da!
magia magia magia
questa cuffia spara duemila watt
al grande concerto delle meraviglie
e la mia poltroncina è un cavallo di legno alato
in volo nella notte.

Mi piace la notte
le ore si allungano incantate,
il modem lancia raggi di luce verde lampeggiante
e i led rossi, verdi e blu dei dispositivi
sparsi nella stanza
sembrano stelle ottiche tremolanti.
A che età poi si smette di essere bimbi?
Son così lontano dalle sue ali adesso
che negli specchi non si vedono
non si vede neanche il bimbo accoccolato e sognante.
Anche gli onomastici erano una festa,
un vagoncino nuovo, o una locomitiva se andava di lusso,
solo un bacio bastava.
Ma da questa poltroncina un pensiero lo vorrei lo stesso,
che non costi nulla, che non abbia prezzo
tipo un sogno..
un sogno così forte che riesca a sentirmi
mentre le dico che non c’è giorno senza lei
e di perdonarmi per i giorni senza me.

Notturno

Aveva fatto notte
e già la notte entrava nel giorno
ma volevo ancora qualche minuto
qualche ora ancora tra canzoni e sigarette
che il sonno venga quando proprio non se ne può più.

E’ allora, nel sonno, che di solito fugge
scivola silenziosa e invisibile tra gli alberi
percorre sentieri sconosciuti.
Ma io la conosco
so che arriverà alle rive del lago
resterà un poco e poi salirà veloce ai monti.
Forse incontrerà amici
madri
o me
o due bellissimi bimbi
si fermerà a giocare.

Succede così che a volte tarda a tornare
quando il sole è già alto,
ma torna sempre,
ogni mattina,
senza dire nulla dei suoi viaggi,
degli incontri,
dei giochi
e mi riconsegna al mondo.

E lo so che si stancherà un giorno
che ormai ha gli anni miei
e resterà alle rive
resterà felice a giocare
poi volerà come una freccia verso i monti
e non potrà più tornare.

Io da qui vorrei solo una mano per accompagnarmi ai monti.