Una via d’ unione

Forse è davvero nel sogno la via d’ unione
e quando la vedo passeggiare
-e non serve che io dorma-
quando la vedo passeggiare portandomi nel sogno
mi trovo per gli stessi viali dei giardini a lago
tra gli alberi fioriti,
cullato dai suoni delle onde.

Un uomo le tiene la mano
e sognano
e lei a un certo punto sorride,
forse mi vede passeggiare per gli stessi viali,
immaginandomi già grande,
come da un altro modo.
E sono proprio io,
sul trenino di cemento sotto gli alberi fioriti.

Forse è davvero nel sogno l’ unione
lì quello che era è
quello che è era o sarà.

White Hachab (2)

Lo so, dicono sia morto affogato Achab, o ingoiato
trascinato sul fondo dalla sua ossessione più profonda
ma si sa, gli scrittori s’ inventano le storie più fantastiche.
Potrebbe essere stato risputato fuori
una volta sott’ acqua
oppure che col suo arpione si sia aperto una strada
verso il culo della balena
e da lì uscito, a riveder la luce.

Così oggi è imbiancato,
e stanco come la sua balena
che invece ha assunto un bel colore blu.
Se ne sta sul pontile a guardare il mare,
un mare scuro che potrebbe essere un lago,
a mattina tarda di un giorno grigio
perchè non ha nessuna voglia di alzarsi alle quattro e venti
e andare in cerca di una balenottera raggrinzita
nè di spararsi un selfie con l’ arpione
a riprova dei fatti.
Stanco sì, ma la bramosia ha solo cambiato di forma
ha tolto l’ ancora dai pantaloni e l’ha riposta in cassetto
ha un telefono ip65 e l’ ha buttato tra le onde
legato al filo della canna da pesca.
L’ ha buttato tra le onde, alla sua balenottera
con la telecamera accesa
lei lo vede e “per caso” ci passa davanti
sbircia e strizza l’occhio
poi si volta e “per sbaglio” urta la lenza, come a dire “tira su”
si volta e mostra la schiena, e il culo da dove è uscito Achab.
E si allontana sculettando, in una scia di bollicine odorose.

Stanca

Ha le braccia protese
quando viene in sogno agli uomini che sceglie
gli uomini che la vedono apparire
come dalle profondità del tempo.
Ha le braccia protese
i capezzoli duri, come dopo i baci che non ha
spalanca un poco le ginocchia a invito
mostra il sesso, quello che ognuno sogna,
e percorribili vie interne di buio e mistero.
Ma ha un nome antico
tanto antico
di quando percorreva le vie del cielo
e cavalcava gli unicorni neri.
Resta solo un attimo
poi riaffonda nel buio profondo e scuro
supina e stanca con un sospiro riaffonda, e dorme
ma gli uomini la seguono ancora,
e si perdono ancora
non trovandola mai.

Cieli

Non puoi immaginare una figura
e poi cercarla tra le nuvole
che stai sicuro non la troverai,
ma puoi stare a guardare il cielo
e tra il chiaro e lo scuro
vederla apparire.
Offre la gola all’acqua,
che mi sa che tra un po’ piove,
il naso all’azzurro,
l’unico angolo di azzurro che c’è.
Ha pure le orecchie
gli orecchini, i capelli
un filo di perle che corre tra i seni
le spalle imponenti
non guarda ma sa che sei lì.
Poi l’azzurro svanisce
sfumando nel nero
e finisce che piove davvero
velando di grigio ogni cosa nel cielo.

Le mani

Guardavo le mani
le mie
le vie di sangue tra gli alberi radi e bianchi
e le pieghe, tra le dita e sulle nocche
i tendini a vista
e macchie scure che appaiono qua e là.

Guardavo le mani e non sembravano mie
eppure potevo muoverle
e guardare le ombre cambiare sotto la lampada led.

E le aprivo, e chiudevo
per dirmi che ero sempre io.

E niente, sono proprio io.

Oltre tutte le curve

Ma perchè sempre oltre le curve dev’essere lo spettacolo più bello?

La meraviglia che appare mentre l’altra scompare.
Se invece fosse proprio sulla curva?
Sul culmine, dove una grotta si apre, sotto il monte
e la fonte sopra zampilla d’acqua purissima
e l’acqua scorre,
gocciolando sull’imboccatura della grotta
e brillando e formando pozze a terra.

L’ingresso è scuro e invitante, fresco
ci si deve stare da Dio.

E poi da lì si allarga lo sguardo
a sinistra, verso le colline e gli alberi
a destra, sulla pianura appena lasciata.

Perchè due meraviglie son meglio di una
se poi ci metti anche la grotta…

Malinconia d’anticipo

Tempo di vellutate di zucca o champignon,

che queste mese gioca a sembrare un altro

e purè con la pozza per l’uovo e un cucchiaio di marmellata accanto

come piace a lei

bollito freddo a fette sottili e salsa verde

come piace a lui

per me due quadrucci in brodo che la tempestina proprio non mi va giù.

Ma ci son sogni, dolci e feroci che non si risolvono mai

e qui, adesso, non ci sta nessuno,

non c’è neanche bisogno di uscire per vedere la tv

solo i quadrucci, e un poco di quel calore antico

e presenze che non tornano più.

Cascata alpina

E sale, il sentiero, dritto e ripido,
sale tra i pini irti, le felci e i dolci ciclamini.

Lo scuro là in fondo invita a salire
ma tu lo sai già cosa c’è
c’è altro bosco, e altro sentiero,
e ci sei tu che lo percorri, solo
e che ti vai a cercare.

E scende, l’acqua, proprio di fianco al sentiero,
scende dalle cime, con forza, veloce, e rombando
ma poi, dolce, si spande vaporosa nell’ aria
per mille arcobaleni e luccicanti brillii.

Scende in una pozza
la pozza dove hai visto una donna bagnarsi,
inarcando un po’ la schiena per lasciarsi percorrere dagli arcobaleni
per lasciarsi baciare dall’ acqua e godere della sua frescura, sola.

E sali, e costa fatica, mentre guardi l’ acqua dall’ alto che scende alla pozza.
Ah, farsi d’ acqua.. pensi
e scendere così, veloce, a percorrerle la pelle
a baciarle con un unico bacio tutto il corpo
in ogni piega di pelle dove scorri
un bacio di cui sembra goderne più di mille dei tuoi baci.

Poi spandersi nell’ aria,
e farsi arcobaleno che l’avvolge.
E volare via.

So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perchè un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo lo sfondo.

Devi solo credere che esista,
e che di nuovo si farà trovare
facendosi subito introvabile
per poter così rifiorire.

Perchè non è in quel mondo l’introvabile
né in questo.

È nel credere, con fede.