Sospiri

Potrei portarti dentro i sogni miei
e farti vedere te, come non ti sei vista mai
ma ho come l’impressione che invece sei
sei proprio la sostanza di tutti i sogni miei.
Come se avessi sogni già sognati tante vite fa
che tornano con te anche in questa età.
Così stanotte sognerò
sognerò di sentirti sospirare
al tocco delle tue mani morbide sentirti sospirare
sognerò di ricoprirti il corpo
con dolce miele d’api buono da mangiare
sarai così lucida e brillante.

E lì sarai Vera
perchè non c’è posa che io possa sognare
né cosa che non sia accaduta già.

Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.

Per questo son qui

È per questo che sono qui,
perchè da bambino facevo l’indiano,
costruivo teepee sulle cime più alte e più belle della fantasia.
Poi correvo veloce
come fa il vento quando risale i pendii
accendevo fuochi e lanciavo segnali di fumo.
È per questo che sono qui
sulla cima del monte più bello che so
a cercare segnali di fumo lasciati per me
che c’è qualcuno che sa cosa mi piace
e lo nasconde tra le cose
tipo un’ombra sul monte di fronte
senza albero generante
un fiore con la corolla al cielo
o un ciclamino, quando il percorso si fa duro
(e fate i buoni, non pensate male sul duro)
un ciclamino che ti dà la sua fragile forza rocciosa.

E forse è proprio questo nocciolo che ho davanti
il nocciolo di tutta la questione
quello dove andavano a rimbalzare le frecce
quelle famose, che ancora rimbalzano
forse è nella boscaglia alle spalle
dove sta la piccola indiana che ha paura dei ragni
-ma tu non averne paura-.
Forse per questo son qui
a vedere gli idrovolanti dall’alto
e il nocciolo e la boscaglia
e a cercare la piccola indiana
che a me Sandokan e i pirati cazzuti non sono mai piaciuti
ma le perle di Labuan sì.

E forse è proprio qui come me la mia perla
a cercare tra i noccioli e le boscaglie piccoli segnali di fumo.
Con noi sempre un Angelo intimorente.

Con le stesse mutandine rosa

Ma questa non è mica la canzone di battisti
dov’erano tormento vivo per i soliti clarinettisti
questa vuol essere una canzone molto più gioiosa
e non importa neanche che il colore sia il rosa.
Che poi il nero non è certo meno femminile
ma il bianco è più visibile e trasparente come l’ acqua al fontanile
e vuoi mettere l’ azzurro di una passante sconosciuta
che si siede alla panchina con le gambe spalancate
il giallo poi dell’ inchinata mostra il nido
e ferma il sangue anche alle ferite più profonde.

Ma in fondo poi, e l’ho gia detto, non importa tanto il colore
importa che ci sia una certa gioia nel voler essere mia.

Ma per questo dovresti tirarle via.

Descrizione di un grigio dopopioggia

La chiamano saudade.

Questa cosa che mi chiama oggi davanti al lago
attraversando antiche contrade e vie conosciute che non mi riconoscono.

Qui l’aria sa di gobbetti e alborelle
__________(tienine sempre una, da sotterrare per i vermi)
sa di maglioncini annodati al collo
o in vita
__________(ahi vita ohi vita mia)
sa di goccioline di foschia
quella che piove dalle nuvole, dalle cime dei monti
fino all’acqua del lago, e ne fa un tutt’uno col cielo.

Qui qualcuno mi aspettava
forse proprio qui, su questa panchina
sotto le stesse foschie
e lo so che poi sono arrivato.
Qui aspetto un poco anch’io
e lo so che nessuno arriverà
sono io che vado.

Vado con lo sguardo, seguendo la linea che taglia il monte
fino ai castelli in aria
e ai falchetti, che volteggiano lenti
ai falchi e agli sparvieri sull’acqua.

Intanto la fontana getta altra acqua nell’aria già carica
qualche spruzzo arriva fin qui
a ricordare che ho l’età in cui ci si scorda,
ci si scorda dell’età e del maglioncino
arriva a ricordare che sarà meglio rientrare.
Prima che piova.

Prima che io scordi che qui non arriverà nessuno.

Qualcosa che non so

E’ qualcosa di prima dell’infanzia che ricordo
qualcosa che altri hanno visto
forse in un lontano e caldo Agosto, come questo
cercando ombre e frescure.
Altri che ora sono io.

E’ così che ho preso quella strada
che scendeva stretta tra gli alberi
tutta curve e ombre, partendo dalla statale a lago,
ricordando qualcosa che non so.
E’ così che ho sceso tutte quelle scale in pietra
con occhi e gambe d’altri innamorati.

E più scendevo più pesava l’ ombra
sulle cose che non si vedono
senza fatica scendevo e riposava il cuore
in forma d’acqua, brillante
e calme onde.

L’ultima scala ha una grata in ferro
va verso frontiere sconosciute, che non so
dove qualcuno mi sogna.

Chiusa. Non è ora di partire per altri lidi, ma di tornare.

(foto mia)

Bimbi piumati

Tu guardi al cielo,
come a un foglio azzurro e pieno di macchie bianche
e magari puoi anche scriverci sopra una poesia
che dica della bellezza.
O farci un disegno
che dica del volo di quelle minuscole rondini
che hai notato nell’ angolo più a destra
e che giocano, e si rincorrono.
Guarda!
Dici al bimbo che osserva lo stesso cielo.

Ma lui non ti sente
non ti ascolta
lui le ha già messo le piume
e vola, come rondine
immerso nell’ azzurro immenso dietro le nuvole.
Lui è rondine e nuvola e cielo.
Ha negli occhi il sole.
E niente lo può tirare giù.

Lui è la bellezza.