Gira la luna e gira il sole

Passano immagini in questi occhi d’allora
viste più volte e riviste più ancora
non mille non una ma mille e una.
E’ questo cielo così grigio e spoglio
questo cielo di settembre che fa da foglio
ci metto un prato, e un agrifoglio
e poi anche tutto quello che voglio.
E gira il sole da sinistra a destra
finche fa buio alla finestra
ci metto le stelle, la luna e un soffitto
e sotto il soffitto un silenzio zitto.
E gira la luna, da sinistra a destra
tornerà il sole alla finestra
nel prato c’è il sole, e l’agrifoglio
spero soltanto che quella che voglio
si sdrai al sole e non sull’agrifoglio.

Stupidata mattutina

Da Ugovizza verso Chiusaforte non è che ci fosse stata una gran movida
solo qualche bar, qualche osteria
ma tante ombrette lungo la via.
Da Chiusaforte verso Ugovizza poi era la stessa cosa
solo la via un po’ più difficoltosa
per altre ombrette, ancora, lungo la via.
Se ti fermavi un po’ a Pontebba c’era la mensa della ferrovia
si mangiava una lasagna uguale uguale a quella della caserma mia
a dartela però era una bella cameriera
e non un militare di fanteria.
Sì lo so sono ricordi
ma non sono da dimenticare
e la lasagna è buona secondo chi te la fa mangiare.

Timbuctu

Avevo un cavallino che era nato a Timbuctu
non sapevo neanche dov’era ma lui certamente sì
mi portava là nei pomeriggi senza sole
ma anche la mattina, appena sveglio, per fare colazione.
Aveva staffe d’oro, lucide, e sella di velluto blu
oltre che a Timbuctu ti portava anche dove volevi tu
e correvamo liberi per valli ed altopiani
a rincorrer le pulzelle o rincorsi dagli indiani.
Non so com’è successo e nemmeno quando fu
che se n’è volato via il mio cavallino di Timbuctu
lasciandomi bollette, un sacco, da pagare
cambiandomi il linguaggio, e ora son cazzi da cagare.
Così ogni tanto volo via, senza orario nè preavviso
per cercar dov’è finito il mio cavallino di Timbuctu
io non l’ho mai trovato
che mai torna quel che fu.
Però lungo la via una cavallina l’ho trovata
criniera e coda bella e sella di velluto blu
solo quando vuole e ce la fa ti porta dove vuoi tu
meno che a Timbuctu, che anche per lei mai torna quel che fu.

Piccolo specchio argentato

Sta al bosco un piccolo specchio argentato
da qualche villeggiante perso o dimenticato
sta a terra, tra le foglie morte e vive
ogni tanto un bagliore
come di cosa che sopravvive.
Passò di lì una lupa irsuta, scaltra e selvatica
attratta dal bagliore ci si è specchiata
non so che cos’ha visto nè perchè non si sia piaciuta.
ma da quel giorno iniziò a rasarsi la patata.
Si faceva chiamare ancor selvatica
per ricordar di quando scaltra lo era stata
scordando che ai lupi la lupa piace irsuta per definizione
come dice anche il detto “..sempre piaciuta”.
Tutt’altra cosa son le maialine rosa e lisce
ma questa già è un’altra storia
probabile o improbabile di una vie en rose.

Sogno birichino

Questa è la storia di un bel sogno
che anche i sogni hanno una storia
un po’ sfuggente e birichino
e non proprio da bambino.
Me ne stavo sul divano, lo tenevo proprio in pugno (il sogno)
lei entrava dalla porta, in un caldo mese di giugno
di ritorno da un bel giro, o dalla spesa con la sporta
ma la sporta era caduta, appena oltre la porta
la porta no non si vedeva,
lei è apparsa poco dopo, e leggera si muoveva.
Forse era un po’ accaldata, forse non m’aveva visto
ma di questo non son sicuro, chissà forse ero ben visto
perchè si voltava spesso, per veder se c’ero
cadde poi la camicetta, nel sogno sempre più duro
tutti i fiori sparsi a terra del bell’ abitino scuro.
Sparì ancora un’ altra volta
dietro il muro della doccia
cadde anche tutto il resto, lo lanciava nella stanza
lei bagnata e luccicante proprio no non si vedeva
ogni tanto solo il viso, come a controllar se c’ero.

Io cercavo di sbirciare dentro quel torrente in piena
che scorreva lungo i fianchi,
lungo i fianchi e le sue valli
avrei voluto quegli occhiali che sognavo
che passavano la vista oltre i muri
ma quello era un sogno da bambino e questo no.
E così mi son svegliato
il duro sogno ormai sgonfiato
oltretutto anche un po’ bagnato e un po’ sudato.

Strega comanda colore

Strega comanda colore
rosa come lo zucchero
filato con un filo d’amore.

Strega comanda colore
nero come il carbone nero
che carbone non è.

Strega regala caramelle
e marzapani dalle forme belle
presi in prestito però dalle sorelle.

Strega comanda colore
io non obbedisco mai
che ho una scatola a cuore piena di pastelli
e cambio il nero in chissà.

Ma poi li tengo tutti i colori che dà
che anche il carbone nero può esser nero e dolce
e un po’raspa sulla lingua questo si sa.

Strega comanda colore
io non obbedisco mai
anzi sapete che le dico
io che son mago alla mia strega dico che ci frega
potremmo andare in boschetto
a far magie coi noccioli e le albicocche
e finisco qua.

Anzi vediamo se poi strega obbedirà.
Rosa!
Ma strega comanda comanda e obbedir non sa.

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