Anghelos – Piero Marras

Angeli che cantate al chiarore della luna
figli di donne morte di parto, madri senza fortuna
fateci entrare in quella stanza
dove gli anni ritornano lentamente
Anime dei grandi dimenticati
voci dei compagni sventurati
fate che la gente non sia in guerra
e si senta solo suono di pace in terra.
C’è una stella dietro questo cielo
che prova grande vergogna a farsi vedere
questa piccola stella nelle notti di gelo
esce allo scoperto luminosa e ci fa giorno.
Angeli che cantate al chiarore della luna
fiori di questo cielo color prugna
fate che ritorni il tempo in cui
questa terra era una voce sola.
C’è una stella dietro questo cielo
che prova grande vergogna a farsi vedere
questa piccola stella nelle notti di gelo
esce allo scoperto luminosa e ci fa giorno.
Angeli che cantate al chiarore della luna
figli di donne morte di parto, madri senza fortuna
fateci cantare a voce spiegata
che la voce arrivi subito in cielo e sia la più alta.
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Janet Frame: la vita negli oggetti

J-Frame

La “corda”, quella che le compagne di scuola girano per saltarci dentro durante l’intervallo. Janet passa gli anni della scuola primaria sognando non di esser chiamata a saltare ma solo di poter tenere la corda e girarla affinché le altre ci saltino dentro,  sogna di girare quella corda ma nessuno mai la inviterà a farlo.

“un taccuino”

“perline” e “forcine”

La “tazza”..  “una tazza speciale che aveva del filo rosso avvolto attorno al manico per distinguere le tazze del personale da quelle dei pazienti, e impedire così lo scambio di malattie come noia, solitudine, autoritarismo.”

Le “calze di lana” delle quali Janet non può fare a meno durante il trattamento nella convinzione che senza morirebbe di freddo. La calza di lana diviene inoltre un oggetto simbolico del passaggio dalla vita alla non vita dell’elettroshock e del ritorno alla vita, una sorta di oggetto feticcio con un potere accudente molto accentuato: “Metterò delle calze di lana calde ai piedi delle persone in quest’altro mondo…

I “guanti”, i guanti che dovrà indossare per fare piano ogni qual volta si affacci ai sentimenti e alle reazioni: “Capii che avrei dovuto essere prudente. Avrei dovuto portare i guanti, per non lasciare tracce quando m’introducevo di soppiatto nella casa stipata di sentimenti e arraffavo esuberanza depressione sospetto terrore”.

Tratto da http://www.doppiozero.com/materiali/janet-frame-la-vita-negli-oggetti