Janet Frame: la vita negli oggetti

J-Frame

La “corda”, quella che le compagne di scuola girano per saltarci dentro durante l’intervallo. Janet passa gli anni della scuola primaria sognando non di esser chiamata a saltare ma solo di poter tenere la corda e girarla affinché le altre ci saltino dentro,  sogna di girare quella corda ma nessuno mai la inviterà a farlo.

“un taccuino”

“perline” e “forcine”

La “tazza”..  “una tazza speciale che aveva del filo rosso avvolto attorno al manico per distinguere le tazze del personale da quelle dei pazienti, e impedire così lo scambio di malattie come noia, solitudine, autoritarismo.”

Le “calze di lana” delle quali Janet non può fare a meno durante il trattamento nella convinzione che senza morirebbe di freddo. La calza di lana diviene inoltre un oggetto simbolico del passaggio dalla vita alla non vita dell’elettroshock e del ritorno alla vita, una sorta di oggetto feticcio con un potere accudente molto accentuato: “Metterò delle calze di lana calde ai piedi delle persone in quest’altro mondo…

I “guanti”, i guanti che dovrà indossare per fare piano ogni qual volta si affacci ai sentimenti e alle reazioni: “Capii che avrei dovuto essere prudente. Avrei dovuto portare i guanti, per non lasciare tracce quando m’introducevo di soppiatto nella casa stipata di sentimenti e arraffavo esuberanza depressione sospetto terrore”.

Tratto da http://www.doppiozero.com/materiali/janet-frame-la-vita-negli-oggetti