Routine domestica

La dimora del tempo sospeso

Stephen Dunn

The Routine Things Around the House

Traduzioni di Stefanie Golisch

When Mother died
I thought: now I’ll have a death poem.
That was unforgivable

yet I’ve since forgiven myself
as sons are able to do
who’ve been loved by their mothers.

I stared into the coffin
knowing how long she’d live,
how many lifetimes there are

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Photoshop

Sono tornato prima che facesse buio
che i sentieri di montagna sanno essere insidiosi
eppure una volta sarei rimasto
piantato una tenda in mezzo al prato
il prato seminato di macigni erranti o caduti dai monti
per vedersi scurire le cime dal basso, pian piano.
Avrei aspettato il ritorno della luce e del sole
per vedere riaccendersi la cima più alta.
Ma le ho scattato una foto
e le ho detto che torno
magari solo per salire più in su
dove il monte si apre al ruscello
più su, alla fonte delle limpide pozze.

Poi a casa riprendo la foto
con qualche filtro sposto la luce più su
fino a scurire l’ultima cima
e nel cielo un po’ più di blu
tolgo anche qualche nuvola per metterci le stelle.
Anche il prato si fa scuro ai filtri di photoshop
e ci vuole un po’ di foschia
nella luce azzurrina che viene dal cielo.
Perchè so che è così.

Ma da qui non è uguale
la luce azzurrina è quella della tv
il ruscello non ha voce
e c’è un sacco di pubblicità.

Ma le ho detto che tornerò
per vedere davvero com’è
e scoprire che è meglio dei filtri.

Caos calmo

Un giardino ricordo oggi
il solito
quello dietro al portoncino lontano nel tempo
di legno già allora annerito dal tempo.
Casa mia finiva lì
-bisogna andare a chiedere la chiave-
poi il mondo si espandeva
in sentieri nascosti tra i rami
e pareva infinito, e inesplorato
esotico, per gli angoli di cielo tra le foglie di palma.
Ma oggi è strano
le farfalle sono ferme nell’ aria calma e ferma
come pure l’ acqua della fontana
che non ricade nella vasca
i fiori non sbocciano.
Anche io fermo, a metà sentiero
e nessun suono, nè voce o profumo.
Come in una fotografia.
Ma è solo caos.

Lo puoi vedere su GoogleMaps quel giardino, dall’ alto,
in fondo al sentiero c’è un muro
a destra ancora un muro come a sinistra
alle spalle il portoncino
e oltre case, e case e ancora case.
Non si vede il bimbo nascosto tra i rami.
Le fotografie sono solo caos calmo.

Gioielli Rubati 113: Francine Hamelin – Franco Bonvini – Silvia Maria Molesini – Anna Lamberti Bocconi – Amina Narimi – Carmine Mangone – Andrea Casoli – Elisa Falciori.

Sempre grazie a Flavio Almerighi!

almerighi

TERRA DI MEMORIA

nella notte ardente di una stella-chimera
ascoltavo i venti che mi soffiavano nelle vene
mosaico indaco nel segreto del mio sangue
oh Terra, mio ricordo di infinite fioriture

geroglifici del tempo scolpiti nei miei palmi
ho allungato le mani nella loro nudità di carne
e i sogni MI hanno inciso il loro mistero nell’anima
O Terra, mia luce verso i vasti orizzonti

di Francine Hamelin, qui:
https://lenversdesjours.wordpress.com/2020/09/26/terre-memoire/

*

So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perché un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo…

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Offuscamento del codice

Sta in un codice il ricordo di quando non ero
ma così offuscato che la decompilazione è improbabile
anche andando alla sorgente ogni giorno.
Sta in uno strano giardino la sorgente
un giardino d’ottobre dove l’ ottobre non conta
un giardino pieno di sole e acqua di lago
e cigni, tanti da uscire sull’ erba sotto alberi fioriti
la gioia brilla sull’acqua e danza in fiammelle di luce
io ero una fiammella
e un uomo e una donna si amano.
La sera non fa mai scuro
e c’è sempre un vento leggero tra i capelli.


Ma questo sta scritto in un altro codice
facilmente rilevabile
insieme a quello che sono
e sempre c’è un vento leggero tra i capelli.