A misura di un’assenza

Alle spalle la città vivente
e c’è una linea qui ai miei piedi
lunga quanto non lo so ma a misura di un’assenza
oltre l’acqua è pesante e fonda
scura sotto la sua onda
ma sempre quanto non lo so.
Io seduto all’ orlo dello sprofondo
nel punto più in vista di questo mondo
con una scatola per la meraviglia
e poi cento perchè le rassomiglia
per i seni scatole duecento
per la schiena sui trecento
per lo sprofondo son quattrocento
per il clitoride non basta il vento
le labbra poi son soglia di altro mondo.
E qui il vento non sta mai fermo
scende arioso dalla valle
ma sai che ci ritornerà
a misura di un’assenza
lunga quanto non lo so
almeno fino a quando ridiscenderà.
Intanto busso a quella soglia
d’ anima nuda e nudo corpo
immortale desiderio e soglia di un eterno sogno.
Però sa del mio tormento
che misura la sua assenza
ed un po’ se ne compiace.

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