Sulla statale del lago

Costeggiavo la statale di un lago dove non son mai stato
sulla sinistra i soliti monti e le colline,
i campanili persi nel biancazzurro cielo
e sotto tutto il verde giallo di sole.

E’ stato un attimo,
un attimo lungo una vita o più
un attimo in cui non ero io,
non ero io a guardare tutta quella bellezza,
quei campanili nel biancazzurro sopra al verdesole.
Non era un semplice immaginare d’essere in un altro cuore
ero proprio un altro cuore che tutta quella bellezza aveva già visto.

Quando poi il lago è apparso a destra,
e una vela bianca che attraversava gli alberi si è ripresa l’attenzione
ero ancora io a guardare.

Mi son fermato per la solita foto
più avanti in un posteggio dove non son mai stato
sotto c’era la Dora mai vista ma sembrava volesse essere rivista
più avanti ancora qualcos’ altro di mai visto ma che dovevo rivedere,
e svoltato l’angolo era proprio lì.

Non ti spaurire

Io me lo dico spesso cuore nostro non ti spaurire

quando all’orizzonte sembra tutto finto

lei è partita con un lungo filo colorato

lasciando qualche traccia per non scordar la via.

Io, mai pago, aggiungo qualche briciola di colore sul cammino

non troppe che non riconosca il luogo

non poche che non creda che io non sia più qui.

Cespuglio

S’apre la vista sui monti oltre la siepe
e tra gli azzurri e i verdi l’occhio va a un cespuglio d’oro
estenuante il pensiero che presto rinsecchirà lasciando nudo il monte
adesso che ogni pensiero sembra già pensato da chissà quanti e chi.
Per ora sto a guardarlo brillare al sole
cercando vuoti nudi tra le foglie d’oro
ecco, si muove e ondeggia al vento
voleran via le foglie, insieme alla sua gonna
lasciando nudo il monte
e sul monte sta la stessa cosa che hanno gli angeli.

Gioia

Schiuse le porte della fantasia
si aprì come i cancelli del paradiso
il sesso un nido caldo e poi niente a far da sfondo
come a dire che lei era tutto ciò che c’èra al mondo.
Io ero proprio lì davanti ad osservare
barca in balia della sua anima d’acqua e vento
e quando le sue mani iniziarono a giocare
io in quell’anima in tempesta iniziai un lento naufragare.
Non c’era isola dove potersi rifugiare
lei l’unica dimora da abitare
l’acqua e il vento allora riempirono lo sfondo
il mondo era sempre più lontano
il soffio e i gemiti del vento l’unico suono.
Io proprio lì davanti avrei voluto non finisse mai quella tempesta
perchè cos’è la gioia se non questa
eppur finì, come finisce ogni tempesta
resta un’immagine, senza sfondo, nella testa
che ancora oggi sempre con me resta.

Caccia selvaggia

Corrono in cielo strane nuvole bianche e nere
che è giorno di pioggia oggi
le macchie scure come amazzoni, sui loro unicorni neri.
Gli alberi qui davanti, come donne dal profilo scuro sulle parti chiare alzano le braccia al cielo
afferrano i cavalieri e ne spremono raggi di luce, come lampi.
E’ che ho sognato una radura d’erba grigia
e al centro un pozzo scuro
dove cadevano, gettati, i cavalieri,
tutt’ attorno colline, e castelli, e castellane che guardavano la scena, e io.
Un custode spaventoso teneva i cavalieri nel pozzo scuro
finchè in cielo non ce ne fu più uno
e finì l’inverno
tornarono i colori e il sole.

(poi mi son son svegliato e invece piove ancora,
ma finirà e torneranno i colori e il sole)

Variazioni sui temi zigani – Vladimir Vyosotskij – Ligabue –

Ligabue

Sogno un gran falò
E brucio nel mio sogno
Aspetta un po’ col sonno poi
Il senno arriverà

Ma all’alba niente va
No, nessuno danza
Ti alzi, fumi, e bevi un po’
Per smaltir la sbronza

E allora andiamo in là, un po’ più in là
Ancora un poco un poco un poco
Un po’ più in là, ancora in là
Sempre un poco un po’ più in là

Fiaschi verdi in osteria
Bianco il tovagliolo
Clown e miseri hanno un cielo
E io nemmeno un volo.

La chiesa sa di umidità
Bruciano l’incenso
Niente in questa chiesa va
Niente segue un senso.

Io mi affanno verso il colle
Cerco scampo in su
C’è solo un olmo accanto a me
Non c’è nient’altro qui

Se almeno un po’ d’edera poi
Abbracciasse il colle
Sarei felice e invece no
Niente qui mi accoglie.

In là insieme, più in là insieme
Ancora un poco un poco un poco
Ancora un po’ più in là
Dietro a un altro fuoco

Rincorro il fiume e Dio non c’è
La luce qui colora
Campi e fiori intorno a me
La strada è lunga ancora

Lungo la strada un bosco
E lì danzano le streghe
Nelle pieghe dell’oscurità
Danzano le lame

Ben sicuri, dei cavalli
Ritman la cadenza
In questa danza niente va
E io ne ho già abbastanza

Non c’è chiesa non c’è osteria
Niente più è sacro ma è già sera
No ragazzi, niente va
Niente qui mi attira

E allora andiamo in là, un po’ più là
Un poco, un po’ più in là
Ancora in là, un po’ più in là
Dietro a un altro fuoco.

Vladimir Vyosotskij

Sogno un gran falò
E brucio nel mio sogno
Aspetta un po’ col sonno poi
Il senno arriverà.

Ma all’alba niente va
No, nessuno danza
Ti alzi, fumi, e bevi un po’
Per smaltir la sbronza.

E allora andiamo in là Un po’ più in là
Ancora un poco un poco un poco
Un po’ più in là Ancora in là
Sempre un poco un po’ più in là.

Fiaschi verdi in osteria
Bianco il tovagliolo
Clown e miseri hanno un cielo
E io nemmeno un volo.

La chiesa sa di umidità
Bruciano l’incenso
Niente in questa chiesa va
Niente segue un senso.

Io mi affanno verso il colle
Cerco scampo in su
C’è solo un olmo accanto a me
Non c’è nient’altro quì.

Se almeno un po’ d’edera poi
Abbracciasse il colle
Sarei felice e invece no
Niente qui mi accoglie.

In là insieme, Più in là insieme
Ancora un poco un poco un poco
Ancora un po’ più in là
Dietro a un altro fuoco.

Rincorro il fiume e Dio non c’è
La luce qui colora
Campi e fiori intorno a me
La strada è lunga ancora.

Lungo la strada un bosco
E lì danzano le streghe
Nelle pieghe dell’oscurità
Danzano le lame.

Ben sicuri, dei cavalli
Ritman la cadenza
In questa danza niente va
E io ne ho già abbastanza

Non c’è chiesa non c’è osteria
Niente più è sacro ma è già sera.
No ragazzi, niente va
Niente qui mi attira.

E allora andiamo in là, Un po’ più là
Un poco, un po’ più in là.
Ancora in là, un po’ più in là
Dietro a un altro fuoco.