Drop life

Si svegliava un pò irritato la mattina, per la fame,
trovava subito dove far colazione
lo riconosceva dall’ odore.
E’ così che si calmava,
poi apriva gli occhi,
e lasciava che il mattino ci entrasse dentro,
chiaro e limpido, assieme al viso di lei.
Non c’ era tempo o luogo,
lei era il tempo e tutto quel che c’ era,
credeva che sarebbe stato così per sempre.
Il mondo poi si allargò arrivando davanti al lago
quando col sole sulla pelle si lasciava addormentare dal suono delle onde,
c’ era tanta gente intorno, e risa di bambino,
e c’ era sempre lei, il mondo era sempre bello.
Il tempo arrivò dopo,
aspettando babbo tornare dal lavoro,
babbo era un uomo buono,
tornava sempre con qualcosa,
tipo una macchina perforatrice per fare i coriandoli
riempire i sacchettini, che domani è festa,
o anche solamente una piccola trottola.
Ecco, lui voleva fare proprio l’ elettricista come babbo
magari prendere un treno la mattina e andare al lavoro
che il lavoro doveva essere un posto bellissimo
se babbo tornava sempre con qualche meraviglia.
Anche il Don era buono, e i maestri, e i professori poi…
ma lui voleva sempre fare l’ elettricista.

E allora chi erano quegli uomini che venivano la notte
con le mani in tasca a portar spavento
chi era che veniva a farlo nascondere sotto le coperte?
E se trovava un pò’ di pace, tra gli alberi, alla madonnina,
chi era che poi veniva sempre a prenderlo?
e a ricordargli che la pace non esiste.

Divenne davvero poi un elettricista
e non riusciva a voler male agli uomini
ma il tempo s’ è fermato sotto quella madonnina
e non lo diventerà mai.
Apre ancora gli occhi la mattina
e lascia che il mattino ci entri dentro,
chiaro e limpido
anche se vede il mondo un po’ meno bello.

Ricordi belli

E poi t’accorgi che i ricordi belli sono sempre quelli
e arrivano da lontano
come dal fondo di una notte antica quasi quanto me
per lenire qualche dolore che nemmeno ricordo più.
Partono da quando si poteva correre in bici dentro il lago
fino agli ultimi, che pareva quasi ieri
quando apriva gli occhi per guardare se eri lì
e più ci pensi più non ne arrivano di nuovi.
Bisognerà aspettare mesi, forse anni
per ricordare che oggi sarà un gran giorno
oppure che anche oggi non ci sarà niente da ricordare
e i ricordi belli saranno sempre quelli.

Una campana nella valle

E’ stato il suono, bronzeo e cupo della campana nella valle a svelare la via
e ,più avanti lungo il sentiero, il campanile che piano appariva.
So di queste chiesette alpine
se ne stanno quiete e mute in qualche radura
hanno un balcone per veder la valle e le montagne
si vede il silenzio che le abita in forma di nuvole tra gli alberi.
Non c’è mai nessuno
solo una madonnina
sarà stata la campana di qualche altra chiesa a chiamare.

Fiori di buio

Vorrei scrivere di questa finestra
aperta su un angolo di cielo
abitato dalla luna
e degli orli degli alberi
disegnati dalla sua luce.
e dei fiori nascosti nel buio
oltre la rete di ristrutturazioni o d’illusioni.
E’ questa un’ora in cui nessuno passa
un’ora muta, e quieta
che ci si può dormire e anche sognare
ma io sto qui sveglio a guardare
le nuvole che viaggiano
e ad ascoltare l’aria
che si allunga tra le foglie
e le fa sospirare.
A guardare e ad ascoltare
e ad aspettare il momento
in cui la luce della luna rivelerà i fiori.
E se anche poi non succedesse
lo so che sono lì
come io sono qui.

La grotta del sogno

Forse m’ha visto seduto ai bordi della fontana del mio giardino segreto
poche cose nelle tasche dei calzoncini
qualche tappo di gazzosa e gusci di noce pieni di cera
ma con la vela per navigare.
Forse era nascosta in una grotta segreta nell’ angolo più buio
deve avermi guardato bene quando stavo fermo fermo
e la tartaruga veniva a toccarmi le dita.
E non so cos’abbia visto per decidere di seguirmi lungo il sentiero
e riempirmi le tasche d’altre meraviglie
anche ora che di sentieri ne ho percorsi tanti e sono vecchio e stanco
come credo lei anche se sembra che lei non invecchi mai.
La chiamo ancora la mia fata
quella che faceva filtrare la luce tra le foglie
quella che quando pioveva mi trovava ripari
e nei ripari trovavo sempre qualche meraviglia
più di quando splendeva il sole.
Ancora è vento che gonfia quella vela
e soffia e fa danzare le foglie
ancora nelle tasche ho le sue meraviglie
ancora sta nella sua grotta del sogno
le dita come bacchette magiche vibranti
immerse nel profumo dolce della sua grotta
che ora vedo dai bordi frastagliati e spigolosi
profumo che ancora arriva forte fino a qui.
Io mi riposo nelle sue meraviglie
così che qui non fa mai troppo freddo
e non si piange mai troppo
questo è il suo dono.