Una settimana al mare

Non da solo, e non son bastate mille lire
certo che il mare è di una vastità tremenda
così come il cielo sopra di lui
l’orizzonte sembra così irraggiungibile
come se oltre non si possa continuare
senza sprofondare in una vertigine di vuoto.
Tutt’altra cosa il lago.
Stavo con l’acqua alle ginocchia
che al mare puoi camminare metri e metri e l’ acqua non sale
guardavo i nipotini al bagno divertirsi sotto il sole
ormai non han bisogno d’essere sorretti ma d’attenzione sì.
Dammi la mano dico, e lei la prende ancora
poi dice “seguimi!” che niente la spaventa se ci sono io
arriveremo fino alla piazza dove c’è giostra e musica
stasera c’è un concorso di giovani cantautori
seduta sull’avambraccio per vedere oltre la folla
reclina la testa sulla mia spalla che la sera si fa scura
la musica ci fa dondolare.
Infila due ditina in bocca, le solite
l’indice e il mignolo alzati ad accarezzarsi le guancie e il naso
non sei un po’ grande chiedo
si lo so, dice
ma mi tranquillizza.


Proprio come tranquillizza il lago quando la sera sembra che si addormenti
e ci trovi sempre un angolo rifugio
mentre le onde lente dondolano e dondolano
così lei sta aggrappata a me
mentre dondoliamo sulla musica.

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